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Generali, la sostenibilità del Leone di Trieste

L’investimento responsabile come strumento di valore anche per una compagnia assicurativa



03 Set 2019 - 18:06

Chi è Generali

La compagnia Assicurazioni Generali di Trieste è un pezzo della storia d’Italia e d’Europa che costituisce ancora oggi un asset strategico del Bel Paese. Qualche numero può senza dubbio spiegare questa affermazione. Con 66,7 miliardi di euro di premi complessivi nel 2018 (+4,8%) Generali è la terza compagnia assicurativa d’Europa dopo la francese Axa e la tedesca Allianz (classifica di Fundacion Mapfre).

Dal 1848 il logo di Generali è il leone alato di San Marco, il cambio cn l'aquila bicipite asburgica che rappresentava la compagnia quasi dalla fondazione del 1832 venne dopo i celebri moti, la Repubblica di Venezia, la decisione di ribadire la propria identità "austro-italica". Ancora oggi la compagnia è anche nota come "il Leone di Trieste".

Nel 2018 Generali ha realizzato utili per oltre 2,3 miliardi di euro (+9,4%) e proposto dividendi per oltre 1,4 miliardi di euro.

 

Dei 66,7 miliardi di euro di premi emessi 46 miliardi (+5,7%) erano nel ramo vita e 20,6 (+3,3%) nel ramo danni. A fine anno la compagnia registrava ben 488 miliardi di euro di asset in gestione (+0,4%) e 61 milioni di clienti (+7%).

Lavoravano nel gruppo 70.734 dipendenti (-0,8%) dei quali il 50,8% donne (+1 pp).

Il socio principale di Generali è la banca d’investimento Mediobanca con il 13,46%, ma hanno un peso, nell’azionariato e nella gestione, anche l’immobiliarista e finanziere Francesco Gaetano Caltagirone (5,003%), il "patron" di Luxottica Leonardo Del Vecchio (3,16%) e la Edizione della famiglia Benetton (3,04%). Sotto le soglie rilevanti ha importanza anche l’1,7% del gruppo De Agostini. Nonostante un peso decrescente il rapporto con Mediobanca rimane fondamentale (si per la compagnia assicurativa che per la banca) e per questo è utile che ricordare che a sua volta l’istituto di Piazzetta Cuccia è retto da un patto al 20,9% guidato da Unicredit (che ha l’8,8% di Mediobanca), da Banca Mediolanum, da Fininvest e altri industriali italiani. Nel 2018 è uscito dal patto il socio storico Vincent Bollorè (5,02% di Mediobanca).

Oggi Generali è guidata dall’amministratore delegato Philippe Donnet e dal presidente Gabriele Galateri.

La sostenibilità di Generali

Nel 2018 il gruppo Generali ha emesso 107.394 tonnellate di anidride carbonica (equ.) tagliando le proprie emissioni di questo gas serra del 13,8% sui valori del 2013.

Assicurazioni e sostenibilità, una premessa

Per una compagnia assicurativa, e in genere per una società finanziaria, il discorso sulla sostenibilità del business è sempre molto complesso perché l’impatto sulle comunità, sui territori, sulle persone è meno trasparente e "ponderabile". Non ci sono grandi impianti produttivi che sversano nei fiumi e comprano materie prime e lavoro dai Paesi Emergenti, non ci sono prodotti più o meno sicuri né montagne di imballaggi in plastica. Questa apparente facilità di condurre il business – nello specifico assicurativo – di un gruppo finanziario non deve però trarre in inganno.
Le compagnie assicurative oggi sono chiamate più della maggior parte delle altre industrie a contrastare il riscaldamento globale e i connessi eventi catastrofici.
La governance del sistema finanziario globale e italiano ha mostrato di essere un fulcro fondamentale della Grande Crisi cominciata nel 2008 e un aspetto basilare delle varie crisi bancarie italiane degli ultimi anni.
Il riciclaggio internazionale, inteso come una delle maggiori sfide del presente (se si vuole davvero una finanza sostenibile e trasparente) è passato e passa dai conti correnti e dalle polizze assicurative dei gruppi di mezzo mondo reimmettendo in circolo il denaro di politici corrotti, di mafie di varia origine, di interi sistemi economici illegali.
Per questi motivi sottovalutare l’importanza della sostenibilità nel mondo finanziario, o ridurla agli standard spesso generici della reportistica in uso per trasformare l’accountability in un’etichetta da apporre a un prodotto finanziario da banco, può presupporre soltanto un giudizio che sia ingenuo o complice. Tertius non datur.

Le linee guida per un investimento responsabile

Nel 2018 gli investimenti complessivi di Generali sono stati pari a 488 miliardi di euro (+0,4%), dei quali 289 miliardi di euro coperti da RIG (-2,2%) e 33,2 miliardi definibili come SRI (-2,1%).

Qualche definizione può aiutare.

RIG

è la Responsible Investment Guideline, una linea guida all’investimento responsabile i cui principi devono essere seguiti dagli asset manager del gruppo o da terze parti che in alternativa possono solo adottare una propria "guideline" coerente con quella del Leone di Trieste.

Gli obiettivi chiave puntano alla coerenza degli investimenti con il rispetto delle tematiche ambientali, sociali e amministrative (ESG) pertanto incoraggiano esplicitamente elevati standard di corporate governance e di buona gestione dei rischi ambientali e sociali. Promuovono anche l’applicazione dei principi dell’investimento responsabile tra il management di Generali e l’accettazione e implementazione degli stessi nel gruppo, riducendo il rischio di coinvolgimento dello stesso in attività non in linea con i principi stessi.
Il perimetro di applicazione della RIG comprende i portafogli il cui rischio d’investimento è a carico degli azionisti (esclusi quelli di Unit Linked) e quelli il cui rischi è condiviso dagli azionisti e dagli assicurati.

Le linee guida in parola comprendo l’impegno nel rispetto di sei principi: l’incorporazione delle istanze ESG (Ambiente, Società e Governance) nell’analisi degli investimenti e nei processi decisionali; azionariato attivo e incorporazione delle istanze ESG nelle politiche di proprietà del gruppo e nelle sue pratiche; la ricerca di una esplicitazione appropriata delle istanze ESG da parte delle entità in cui Generali investe; la promozione dell’accettazione e dell’implementazione dei principi di cui sopra; la collaborazione per il miglioramento dell’efficacia nell’implementazione dei principi di investimento responsabile; una reportistica sulle attività e i progressi nell’implementazione dei principi stessi.

Più specificamente la RIG considera, in riferimento ai criteri ESG, investimenti a maggior rischio quelli in strumenti emessi da compagnie che:

  • Producono armi che violano i principi umanitari fondamentali attraverso il loro normale impiego (per esempio bombe a grappolo, mine anti-uomo, armi nucleari, etc.)

  • Sono coinvolte in serie e sistematiche violazioni dei diritti umani

  • Sono coinvolte in gravi danni ambientali

  • Sono implicate in casi di grande corruzione

Generali prevede una valutazione continua dell’universo degli asset in cui può investire anche alla luce delle istanze ESG e il Comitato investimenti responsabili (Responsible Investment Committee) ha la responsabilità di una valutazione equa e neutrale degli emittenti non allineati con i criteri ESG definiti dal gruppo e supporta il Chief Investiment Officer (Capo Responsabile degli Investimenti) nella decisione riguardo una possibile esclusione dal perimetro degli asset elegibili per un investimento. Il Comitato è composto da rappresentanti delle funzioni principali coinvolte nelle attività di gestione degli investimenti di Generali.
In proposti la compagnia ha adottato strumenti e metodi interni ed esterni di monitoraggio continuo dell’universo investibile facendo anche ricorso a esperti esterni di primario standing.

Generali è inoltre attiva nello sviluppo e l’offerta di fondi di investimento socialmente responsabile (SRI) per i quali ha sviluppato una propria metodologia per la selezione delle società più attraenti dal punto di vista dei criteri ESG analizzati e seguendo un approccio rischio/opportunità/best effort (migliore impegno).

Le linee guida RIG contempla anche gli "impact investing", ossia gli investimenti in società che cercano di migliorare le condizioni di vita delle comunità laddove sono attive, di ridurre e mitigare gli effetti del cambiamento climatico o che investono in alcuni settori a supporto della produzione e del consumo responsabili.
L’approccio di Generali si estende al dialogo con le società in cui investe per una promozione dei criteri ESG, chiedendo le motivazioni di eventuali disallineamenti con essi e, qualora non raggiungano gli standard e persistano nel comportamento osservato, procedendo alla loro esclusione dall’universo investibile.

Uno strumento impiegato da Generali è chiaramente anche il diritto di voto e lo stimolo di amministratori e manager di società di cui la compagnia assicurativa è azionista a valutare temi specifici ESG.

In questo contesto sono valutati

  • I diritti dell’azionariato:

    • Accesso a informazioni esaustive prima dell’assemblea

    • Trattamento equo degli azionisti, sia di maggioranza che di minoranza

    • L’esistenza di meccanismi anti-takeover contrari agli interessi degli azionisti

  • Consigli di amministrazione

    • Separazione dei doveri tra presidente del cda e amministratore delegato

    • Indipendenza degli amministratori

    • Rappresentanti dei lavoratori nel cda

    • Competenze professionali dei candidati al cda

    • Durata della nomina ad amministratore

    • Presenza di cariche multiple in diverse società

    • Membership del consiglio di amministrazione in termini di numero massimo e minimo di amministratori

    • Presenza di consiglieri indipendenti rappresentanti i soci di minoranza

    • Diversità

    • Comitati consiliari

  • Politiche di remunerazione

  • Audit, disclosure and transparency (controllo di revisione, pubblicazione delle informazioni e trasparenza)

    • Trasparenza e qualità dell’informativa finanziaria

    • Esoneri di responsabilità degli amministratori o di manager apicali

    • Nomina di revisori statutari

  • Allocazione dei redditi e delle transazioni patrimoniali

  • Pubblicazione delle politiche di payout connesse ai dividendi

  • Emissioni di equity giustificate strategicamente o bilanciate finanziariamente

  • Transazioni in equity riservate (as esempio fusioni o spin-off) valutate nel lungo termine

Infine Generali si impegna nel dialogo e nella collaborazione con le istituzionoi e le associazioni nazionali e internazionali e si impegna in uno sforzo di trasparenza con i propri stakeholder.

Storie e altro

Nel settembre 2018 Generali è stata inserita nel Dow Jones Sustainability Index (DJSI), forse il più prestigioso paniere internazionale di imprese socialmente responsabili: il Leone di Trieste è attualmente l’unica compagnia assicurativa italiana che ne fa parte.

Generali è tra i maggiori investitori del Trieste Convention Centre che punta a divenire un riferimento per l’innovazione, l’impresa e la formazione dell’Europa centro-orientale.

Il gruppo ha anche acquistato la maggioranza di Sycomore Factory SAS, un asset manager specializzato in politiche di investimento responsabile.

A fine 2018 il gruppo aveva già implementato al 92% le priorità in termini di comunicazione manageriale, efficienza, sostegno a performance e meritocrazia e cultura dell’inclusione emerse durante la seconda edizione del Generali Global Engagement Survey. E’ solo uno dei programmi tesi allo sviluppo delle competenze manageriali e alla crescita interna del personale. Si possono citare il 96,6% di persone formate (+7,9 pp) nel 2018 con 35 ore di formazione medie pro capite (+6,4%) e 55,8 milioni di euro investiti nella formazione (+2%).

Entro il 2021 Generali si è inoltre impegnata ad aumentare del 7-9% i premi derivanti da prodotti a valenza sociale e ambientale.
Entro lo stesso anno la compagnia intende allocare 4,5 miliardi di investimenti green e sostenibili (obiettivo alzato dai precedenti 3,5 mld al 2020).
Il gruppo ha annunciato di avere sospeso ogni nuova attività di investimento nel settore carbonifero e i 2 miliardi di euro circa già investiti sono in dismissione per quanto riguarda la quota azionaria (data prevista entro aprile 2019) mentre per l’obbligazionario è previsto un disimpegno graduale (titoli portati a scadenza e valutazioni di dismissioni anticipate in condizioni favorevoli).

Generali ha ridotto del 13,8% sul 2013 le proprie emissioni a 107.394 tonnellate di CO2 equivalente (si riferiscono al 42% delle persone del gruppo - in Austria, Francia, Germania, Italia, Repubblica Ceca, Spagna e Svizzera - e sono calcolate con il metodo location based): l’obiettivo è quello di ridurre del 20% l’impronta carbonica entro il 2020 sul dato del 2013.

Nel 2018 l’88% dell’energia acquista da Generali era rinnovabile.

Generali ha anche messo a disposizione dei dipendenti canali di comunicazione – anche in forma anonima – per la segnalazione di atteggiamenti o azioni anche solo potenzialmente contrari alla legge, al Codice di Condotta, alle sue Disposizioni Attuative o ad altre norme aziendali. C’è un processo per la gestione delle segnalazioni e una politica di whistleblowing con canali attivi 24 ore al giorno e una rigorosa politica contro le ritorsioni. Il gruppo calcola 136 segnalazioni gestire in calo dell’8,7 per cento.

Sul fronte del cyber rischio Generali potenzia di continuo la capacità di prevenire, rilevare e rispondere a potenziali attacchi.

Nel 2018, infine, Generali ha destinato 12,9 milioni di euro organizzazioni senza fini di lucro o che perseguono scopi sociali; nel 2018 3.124 dipendenti sono stati coinvolti in iniziative di volontariato d’azienda mettendo a disposizione 4.095 ore durante l’orario di lavoro per attività a favore di organizzazioni no profit.

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