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CNH Industrial, sfide di sostenibilità in un settore strategico

FTA Online News, Milano  15 Mar 2019 - 14:23

Il colosso delle macchine agricole e per le costruzioni è al centro di grandi questioni contemporanee come food scarcity, crescita demografica e gestione dell'acqua. Un sistema evoluto di responsabilità sociale d’impresa lo supporta



CHI E’ CNH INDUSTRIAL
La sostenibilità di un gruppo come CNH Industrial che a fine 2018 impiegava 64.625 addetti nel mondo (in crescita di oltre 1200 unità rispetto al dato di fine 2017) è necessariamente articolata sulle varie aree di business e sulle varie regioni di produzione e distribuzione. Basti pensare che il gruppo opera in 180 Paesi con 12 marchi, con 66 stabilimenti produttivi e 53 centri di ricerca e sviluppo. L’area di attività sono le macchine agricole, dai trattori alle mietitrebbie, ma anche mezzi pesanti come camion e autobus, oltre ai motori e sistemi di trasmissione di veicoli commerciali e ai motori.

UNA STORIA CHE PARTE DA LONTANO

Per comprendere meglio la natura e le prospettive del business di CNH Industrial è comunque utile fare un rapido excursus sulla sua storia, una storia molteplice data la natura di aggregatore che il gruppo ha assunto negli anni. Innanzitutto va precisato che CNH Industrial deriva dall’acronimo di Case New Holland Industrial: un aggregato di nomi dell’industria che già porta in un’altra epoca e in un altro continente. La prima data è l’anno 1842, quando nel Wisconsin (USA) Jerome Increase Case fondò la Racine Threshing Machine Works (la "Case"). La seconda data è il 1847 quando Cyrus McCormick fondò la McCormick Harvesting Machine Company che poi diventerà la International Harvester. E’ l’alba dell’industrializzazione dell’agricoltura che modernizza un’attività millenaria con la macchina a vapore e fra le tempeste della guerra civile americana. Nel 1860 Case produce il primo trattore a vapore (ancora trascinato da cavalli però), McCormick intanto migliora enormemente le mietitrici che produce già in migliaia di unità, nel 1871 però il Grande Incendio di Chicago gli distrugge l’azienda. Case si offre di produrre le sue macchine, ma McCormick rifiuta e ricostruisce tutto in due anni ributtandosi nel mercato. Sono anni e decenni di contrasti sui brevetti, di innovazione, di guerra commerciale. Alla fine nel 1902 JP Morgan finanzia una fusione di McCormick con la concorrente Deering e l’acquisizione degli altri concorrenti minori. Sette anni prima a New Holland, in Pennsylvania Abe Zimmerman aveva aperto un’officina che avrebbe preso il nome dalla città dove era stata fondata.

I TRATTORI DI FIAT

La produzione di trattori si allarga intanto nel globo, risale al 1918 il primo trattore Fiat, a benzina. Henry Ford intanto muove i primi passi nel settore. La diffusione della benzina come combustibile richiede tempo: Case IH aveva costruito un trattore a benzina nel 1892, ma aveva dovuto aspettare il 1911 per reintrodurre questo tipo di alimentazione. L’evoluzione è impetuosa e spesso dolorosa, basti ricordare la distruzione di interi modelli di vita descritta da John Steinbeck nel suo Furore ambientato ai tempi della Grande Depressione. I trattori e le mietitrebbie si evolvono: già nel 1929 Fiat Trattori vendeva mille macchine l’anno. La società italiana è sbarcata in Francia e cresce nel secondo dopo guerra, produce trattori in Argentina e negli anni ’70 compra le mietitrebbie di Laverda. Divenuta nel 1984 Fiatagri compra la francese Braud e si espande. Nel 1985 la joint-venture americana con Allis-Chalmers (cingolati), nel 1987 la partnership con Hitachi (movimentazione terra, scavatrici, pale meccaniche…). Quello stesso anno il gruppo sale al 100% della statunitense Hesston. Case compra nel 1985 la divisione agricola di IH: nasce la Case IH che l’anno dopo compra la Steiger. Il 1986 è un anno rilevante perché la Ford compra Sperry New Holland e costituisce la Ford New Holland. Intanto Fiat fonda FiatAgri e Fiat Allis e crea Fiat Geotech: nel 1991 compra la Ford New Holland, la fonde con Fiat Geotech e crea N.H. Geotech. New Holland si quota a Wall Street nel 1996 e il consolidamento intanto procede con la Case che quello stesso anno compra il colosso Steyr Landmaschinentechnik. Sono anni in cui Fiat dunque cresce nel settore dei trattori, ma si attira anche dure critiche e attacchi che in parte si trascinano oggi.

Fra il 1995 e il 1996 Susanna Agnelli guida il ministero degli Esteri sotto il governo Dini, è già stata sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri fra l’83 e il ’91 con Craxi, Goria, De Mita e Andreotti, ma questa volta tratta e firma a nome dell’Italia l’Accordo Euromediterraneo che pone le basi per un’area di libero scambio tra UE e Marocco. In pratica salta gran parte dei dazi su diversi prodotti agricoli e della pesca del Paese africano, ma si incoraggia la vendita in loco dei macchinari anche agricoli europei. Per anni, anche in commissioni parlamentari, si accusò l’Agnelli di avere sacrificato agli interessi dei suoi trattori gli agrumi e di Sicilia e i prodotti agricoli di altre regioni meridionali.

Dopo due anni New Holland compra le mietitrebbie di Bizon in Polonia e nel 1999 il gruppo Fiat compra Case Corporation e la fonde con New Holland: nasce CNH Global che è di fatto il più grande attore globale delle macchine agricole e del movimento terra. Dodici anni dopo sarebbe nata Fiat Industrial dallo scorporo da Fiat dei camion Iveco, di CNH Global e di FPT Industrial.

ASSETTO AZIONARIO E CAPITALE SOCIALE
E' nata nel 2013 CNH Industrial con l’incorporazione in CNH Global di Fiat Industrial. Il gruppo Fiat è uscito dal periodo più buio della sua storia con le risorse ottenute da GM e l’abilità di Sergio Marchionne che nel 2013 è stato presidente della CNH Global prima e della CNH Industrial dopo. La nuova società è olandese (come CNH Global) quindi si chiama CNH Industrial N.V., le sue azioni sono quotate a New York e a Milano. Nasce in questa occasione lo schema poi seguito da tutto il gruppo di casa Agnelli: società con sede fiscale nel Regno Unito e legale nei Paesi Bassi. In particolare la newco post-fusione prevede azioni a voto maggiorato (doppio): il controllo, più ancora dei vantaggi fiscali sui dividendi o sul calcolo della base imponibile, è infatti il vero motivo del trasferimento in Olanda di casa Agnelli-Elkann.
Al 31 gennaio 2019 il capitale di CNH Industrial NV è suddiviso in 1.353.831.958 azioni ordinarie e 388.724.120 azioni a voto speciale (non scambiabili ma con diritto di voto doppio rispetto alle azioni ordinarie). Alla stessa data la holding Exor controlla 366,927,900 azioni ordinarie (il 27,1% del capitale del gruppo) e 366,927,900 azioni a voto speciale per un potere di voto combinato del 42,1% che le garantisce il controllo di fatto. Da notare la presenza nella compagine azionaria (13,7% del capitale) di Harris Associates, una casa d’investimento affiliata di Natixis, colosso francese con asset in gestione per 917,1 miliardi di dollari a fine 2018.

Detto questo fiscalmente CNH Industrial è considerata residente nel Regno Unito e segue le previsioni del trattato fiscale tra Regno Unito e Paesi Bassi. In Gran Bretagna il gruppo ha insediato gli organi di gestione e amministrazione e quindi si avvantaggia del più favorevole regime fiscale britannico in materia di tassazione delle imprese.
Questa situazione non dovrebbe essere modificata da Brexit, anche se la stessa società ha ammesso che gli effetti dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea sono ancora difficili da determinare appieno.

Dall’insieme di tutti questi fattori si comprende finalmente come da diversi e spesso ultrasecolari percorsi si giunga alla odierna CNH Industrial N.V.

CNH INDUSTRIAL OGGI
Nel 2018 CNH Industrial ha registrato ricavi totali per oltre 29,7 miliardi di dollari contro i 27,7 miliardi dell’anno prima. L’utile netto della capogruppo è balzato da 272 milioni a 1,068 miliardi di dollari. I macchinari per l’agricoltura coprono 11,68 miliardi, i veicoli commerciali 10,94 miliardi e quelli per costruzioni 3,02 miliari mentre altri 4,56 miliardi di dollari provengono dalla divisione Powertrain. Lo scorso anno CNH Industrial ha tagliato di un terzo il debito netto industriale portando a 0,6 miliardi di dollari. Per l’esercizio è stato proposto un dividendo di 0,18 euro per ogni azione.

UNA POLITICA DI SOSTENIBILITA’ EVOLUTA
Il gruppo sviluppa da anni una politica di sostenibilità molto avanzata, come testimoniato dal suo inserimento nei maggiori indici mondiali che monitorano questo aspetto del business. Il 13 settembre 2018 CNH Industrial è stata considerata leader dell’Industry Machinery and Electrical Equipment negli indici Dow Jones Sustainability (DJSI) World ed Europe per l’ottavo anno di seguito. Si tratta di due dei più prestigiosi indici di sostenibilità e alla stessa data il gruppo era inserito anche negli MSCI ESG Leaders Indexes, nell’Euronext Vigeo Europe 120, nello STOXX Global ESG Impact Index e in altri panieri che premiano la responsabilità sociale d’impresa.
A fine gennaio 2019 la ONG internazionale impegnata nella riduzione delle emissioni di gas serra CDP ha assegnato un punteggio A- a CNH Industrial confermando il suo inserimento nel programma CDP Climate Change e il suo impegno nella gestione delle risorse idriche.

IL BILANCIO DI SOSTENIBILITA’

Uno sguardo al bilancio di sostenibilità 2017 consente di comprendere meglio la gestione di queste tematiche da parte dell’impresa. Negli ultimi anni infatti CNH Industrial ha deciso di passare da un approccio reattivo ad uno proattivo alla sostenibilità basato su decisioni tese alla creazione di valore nel lungo termine. La società ha infatti condotto un’analisi di materialità e si è servita degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU (gli SDG) per identificare dei "megatrend", ossia un contesto di fenomeni capace di modificare le attività dell’impresa nel prossimo decennio. In relazione questi "megatrend" il management ha sviluppato degli obiettivi di lungo termine posti poi nuovamente a verifica nel 2017. Tre megatrend principali sono stati identificati nel cambiamento climatico, nella scarsità e insicurezza alimentare e nella digitalizzazione globale.

Da questo lavoro è stata sviluppata una matrice di materialità che conferma l’importanza di alcuni temi portanti della sostenibilità di CNH Industrial, e accoglie i 12 "material topics" individuati, ossia 12 aree concrete di intervento. Questi topics sono stati vagliati dunque da manager e stakeholder, anche con 177 interviste, si tratta di ciclo circolare di vita del prodotto (ossia la promozione di un’economia circolare dei prodotti stessi); coinvolgimento dei dipendenti; veicoli a guida autonoma e connettività, gestione della catena di valore, commercio, normativa e dibattito pubblico; sistemi di autosufficienza alimentare; luoghi di lavoro digitali, coinvolgimento legale delle comunità locali; energia da fonti rinnovabili; efficiente gestione idrica e dei rifiuti; Innovation-to-zero (ossia la visione sostenuta anche da Bill Gates di un futuro a zero emissioni, zero incidenti, zero difetti, impronta carbonica azzerata per le città etc.) e CO2 e altre emissioni aree. Tutti topics ordinati in una matrice che li sistema in base alla significatività relativa a CNH Industrial (ascisse) e ai suoi stakeholder (ordinate).

OBIETTIVI

In questo contesto programmatico sono stati posti gli obiettivi al 2022. Comprendono la distribuzione di trattori a trazione alternativa (metano e propano) capaci di generare l’80% di emissioni inquinanti in meno e il 10% di anidride carbonica in meno rispetto ai modelli diesel.
Per il 2022 CNH Industrial punta ad accrescere del 25% sul dato del 2015 la produttività (field productivity, ossia ettari lavorati per ora) tramite l’espansione del data management e dei sistemi di controllo per la raccolta, i trattori e la produzione delle colture.
A fine periodo la società punta anche a coinvolgere al 100% i dipendenti delle aree EMEA e APAC nella formazione riducendo del 33% sul dato del 2014 la frequenza degli incidenti che li coinvolgono.
Nel 2022 si punta anche al 100% di auto-valutazione di sostenibilità dei fornitori "Tier 1" e a un incremento del 20% sul 2016 delle ore di volontariato dei dipendenti nell’area NAFTA, dell’80% sul 2016 delle persone coinvolte in iniziative con le comunità nell’area EMEA, del 5% anno su anno nel numero di giovani coinvolti in progetti di inclusione professionale nell’area LATAM.
Sul dato del 2017 dovrà essere accresciuto del 50% il numero di persone coinvolte in iniziative con le comunità locali nell’area APAC.
Alla data del 2022 il 10% delle vendite nette della divisione Parts & Services dovrà provenire da componenti rigenerati (remanufactured), dovrà essere sviluppata una nuova generazione di motori a gas naturale compresso (CNG), a gas naturale liquefatto (LNG), a gas di petrolio liquefatto (LPG, ossia il nostro GPL) e compatibili con metano o idrogeno per ridurre ulteriormente le emissioni di CO2 e il TCO (total cost of operations, inteso come percentuale delle emissioni carboniche negli impianti sul costo totale delle operazioni negli impianti stessi).
In particolare il target di riduzione delle emissioni di CO2 per unità di produzione è del 20% sul dato del 2014. L’obiettivo di riduzione delle emissioni VOC (composti organici volatili come gli idrocarburi) per metro quadrato è del 14%, quello di CO2 per tonnellata di beni trasportati è del 18% (in kg).
Nel 2022 i nuovi trattori ad alimentazione alternativa di CNH Industrial dovranno generare circa l’80% di emissioni inquinanti in meno e il 10% di anidride carbonica in meno rispetto ai motori diesel.
Dovranno essere ridotti su base annua del 5% i volumi dei Programmi di miglioramento del prodotto e di reclami di garanzia per unità.
La società punta già per l’anno prossimo (2020) allo sviluppo e all’implementazione di tecnologie per autoveicoli autonomi.
Sempre nel 2020 il 50% dell’energia elettrica consumata da CNH Industrial dovrà derivare da fonti rinnovabili.

RISULTATI 2017

In vista di questi obiettivi CNH Industrial ha già raggiunto dei risultati nel 2017 portando al 5,6% delle vendite nette della divisione Parts & Services il peso dei componenti rigenerati.
Lo sviluppo della nuova generazione di motori ad alimentazione alternativa è al 20%, mentre sul fronte della CO2 e delle altre emissioni l’obiettivo di lungo termine è stato già superato con un -24% sul dato del 2014 a fronte di un target del -20% al 2022. Oltre le attese anche i risultati sul fronte delle emissioni VOC per metro quadrato: -16% sul 2014 contro un obiettivo del -14% al 2022. I kg di CO2 emessi per tonnellata di beni trasportata sono diminuiti nel 2017 del 14%, il monitoraggio delle emissioni di CO2 dei principali fornitori è giunto al 59 per cento.
La distribuzione dei nuovi trattori a carburante alternativo con i target di taglio di emissioni sul diesel elencati sopra è al 40%, gli obiettivi di incremento della produttività (field productivity) sono stati coperti al 50% e sul fronte della riduzione della frequenza degli incidenti (target al 2022 -33% sul 2014) si scopre un taglio dell’11% mentre PIPS e Warranty Claims hanno mostrato un calo del 4,1 per cento.
Nel 2017 la l’aumento del coinvolgimento nell’area EMEA in iniziative con comunità locali è stato del 26% sul 2016 (target +80% al 2022), mentre sul fronte del coinvolgimento dei giovani si è già raddoppiatto (+100%) il numero nell’area LATAM a fronte di un obiettivo del +30% al 2022.
Le iniziative di smart working hanno coinvolto il 36% dei dipendenti nell’area EMEA e il 100% dei dipendenti salariati in area LATAM (target 2022 già raggiunto in questo caso). Nel 2017 il 69% dei dipendenti EMEA è stato coinvolto nella formazione. Le ore di volontariato in area Nafta sono raddoppiate (+100%) sul dato del 2016 battendo di misura il target di un incremento del 20% al 2022. Il 69% dei dipendenti LATAM è stato coinvolto in iniziative di promozione di stili di vita salutari.
Nel 2017 CNH Industrial ha superato gli obiettivi sull’energia da fonti rinnovabili portandolo al 56% dei consumi totali contro un obiettivo del 50% nel 2022.

I NUMERI IN GIOCO

Qualche altro numero può dare le dimensioni delle cifre in gioco: nel 2017 CNH Industrial ha consumato oltre 6,57 milioni di GJ ossia circa 1,82 milioni di MWh, dei quali 1,56 milioni di GJ da fonti rinnovabili.
L’energia consumata da fonti rinnovabili è stata quindi di circa 435,7 GWh, pari al consumo, nello stesso anno, di una cittadina con più di 87 mila abitanti.
Nel 2017 CNH Industrial ha registrato emissioni VOC per 1.688 tonnellate, emissioni di ossidi di azoto per 355,4 tonnellate, di ossidi di zolfo per 69,9 tonnellate.
Il gruppo ha ritirato 4,7 milioni di metri cubi d’acqua e ne ha rilasciati 2,22 milioni. Le su emissioni di CO2 sono state pari a 405.261 tonnellate.

STORIE DI SOSTENIBILITA’

Qualche storia però aiuta a completare questo breve viaggio nella sostenibilità del colosso dei trattori e delle scavatrici. Dal 2015 CNH Industrial è impegnata con la FAO e il Ministero tunisino dell’Agricoltura in progetto teso a promuovere una crescita economica sostenibile della regione di Kebili in Tunisia (una delle più calde del pianeta) tramite progetti di gestione delle acque e sviluppo di pratiche agricole moderne.

Magirus, il marchio di CNH Industrial dedicato alla produzione di mezzi antincendio, assegna ogni anno il "Conrad Dietrich Magirus Award", in vero e proprio "Oscar dei servizi antincendio".
Sul fronte dell’innovazione tecnologica il gruppo nel 2019 ha fatto un passo avanti nella tecnologia di Additive Manufacturing realizzando i suoi primi ricambi stampati in 3D.

Nel Punjab e nell’Haryana, due stati dell’India settentrionale ogni anno vengono bruciati circa 35 milioni di tonnellate di paglia delle risaie e stoppia con gravi danni ambientali (problemi respiratori, malattie, persino incidenti stradali): nel 2017 CNH Industrial ha lanciato con il governo del Punjab e il ministro dell’Agricoltura indiana il progetto Straw Management Solution nel villaggio di Kallar Majri coinvolgendo 20 agricoltori nella prevenzione degli incendi e offrendo alternative valide per la gestione dei rifiuti agricoli: sono state così imballate mille tonnellate di stoppia e tagliate emissioni di CO2 per 1.500 tonnellate. L’imballaggio è stato permesso da un intero set di equipaggiamenti forniti da New Holland Agriculture.
Attività di riforestazione sono state promosse infine dal gruppo in Spagna, Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina e in altri Paesi ancora.

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