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A2A, la sfida sostenibile di una maxi utility

FTA Online News, Milano  26 Nov 2018 - 14:08

A2A ha compiuto dieci anni e presentato il Bilancio Integrato 2017 che consente di fare il punto sull’impegno per la sostenibilità di una delle maggiori società di servizi al cittadino d’Italia.



CHI E’ A2A

La nascita di A2A risale al 2007 quando le rispettive assemblee approvarono la fusione tra le due ex-municipalizzate Aem Milano e Asm Brescia. Fu un’aggregazione laboriosa, per via della complessità degli interessi territoriali in gioco, ma anche una delle operazioni emblematiche di quel processo di aggregazione tra le utility italiane che ancora oggi prosegue grazie alle sinergie che le fusioni promettono in questo settore. Oggi A2A è un colosso con circa 11.400 dipendenti che gestiscono i servizi principali dei territori in cui il gruppo opera: l’elettricità (dalla generazione alla distribuzione), il gas, il ciclo idrico integrato, i rifiuti e l’ambiente.

Nel 2017 il gruppo ha prodotto 17.895 GWh di energia elettrica, ha distribuito 2.480 Mm3 di gas e 69 Mm3 di acqua. Nello stesso anno A2A ha raccolto 1.605 kt di rifiuti e smaltito 3.366 kt. Le principali attività del gruppo sono concentrate naturalmente in Lombardia, ma la società è attiva anche in tutta Italia con impianti idroelettrici, termoelettrici, fotovoltaici, di cogenerazione, di trattamento rifiuti. A2A ha stretto inoltre partnership tecnologiche in Gran Bretagna, in Spagna e in Grecia. Il gruppo è un leader italiano del teleriscaldamento e dei servizi ambientali, la società è infine impegnata nel campo della mobilità sostenibile e nello sviluppo delle nuove tecnologie per l’Internet of Things e le smart city.

Fra le più importanti operazioni del recente passato si annoverano:

  • l’acquisizione del controllo di LGH, utility attiva nelle aree di Cremona, Pavia, Lodi e Crema;
  • la sempre più stretta alleanza strategica con Ascopiave che proietta nel Veneto le attività del gruppo;
  • l’aggregazione di attività industriali con il gruppo Acsm-Agam e altre utility dei territori di Varese, Como, Monza, Lecco e Sondrio. La nuova multiutility del nord della Lombardia concentrata in ACSM-AGAM ha in A2A il primo azionista singolo con il 38,91% del capitale.

A fine 2017 A2A controllava 20 impianti di trattamento e recupero materia (capacità 1.519.000 t/a), 6 ITS (capacità 570.000 t/a), 7 termovalorizzatori, 9 discariche da 7.326.000 metri cubi e 16 impianti di produzione di biogas. Lo scorso anno il gruppo ha avviato la costruzione di 2 impianti di valorizzazione della plastica, progettato 2 impianti di recupero della frazione organica (FORSU), ottimizzato l’impianto a biomasse di Cremona e costituito A2A Rinnovabili acquisendo 34 impianti fotovoltaici. Il gruppo ha proseguito nel miglioramento delle centrali a gas a ciclo combinato e ha rinnovato le sale di telecontrollo delle due sedi del teleriscaldamento bresciano e milanese. Sono un capitale storico del gruppo 5 impianti idroelettrici della capacità di 2.086 MWe. Le 9 centrali termoelettriche della società hanno una capacità di 6.895 MWe, i 40 impianti fotovoltaici complessivi una di 39 MWe. La rete elettrica del gruppo supera i 14.900 chilometri, quella del gas gli 11 mila chilometri. Il servizio idrico di A2A gestisce una rete di acquedotti da 5.305 km, una rete fognaria da 2.551 km e 73 depuratori. Si aggiungono alla lista più di 213 mila punti luce (impianti di illuminazione pubblica).

 

LA SOSTENIBILITA’ DI A2A

Lo stretto rapporto con il territorio e le comunità tipico di ogni utility ha spinto da sempre A2A a prestare una grande attenzione ai temi della responsabilità sociale di impresa e dello sviluppo sostenibile. Il gruppo ha così individuato alla base del proprio modello di business sei capitali (Finanziario, Manifatturiero, Naturale, Umano, Intellettuale, Relazionale) da cui l’organizzazione dipende per garantire i servizi offerti e per interfacciarsi con i propri stakeholder. Nel tracciare la strategia di sostenibilità il gruppo A2A ha posto grande attenzione ai 17 obiettivi di sostenibilità (SDG-Sustainable Development Goals) che l’ONU ha definito nell’Agenda 2030.

 

QUATTRO PILASTRI

La politica di sostenibilità di A2A si fonda sui quattro pilastri dell’Economia Circolare, della Decarbonizzazione, della Smartness nelle reti e nei servizi, della People Innovation. Per ciascuno di questi indirizzi è previsto uno stretto monitoraggio con specifici indicatori di prestazione (KPI-Key Performance Indicator).

I piani per l’Economia Circolare di A2A prevedono, per esempio, che il 99% dei rifiuti urbani raccolti sia avviato a recupero di materia o energia (percentuale raggiunta già nel 2015 e ripresentata nei target al 2022). Per il 2022 la raccolta differenziata nei comuni serviti (con l’eccezione di Milano) dovrà raggiungere il 71% contro il 58% del 2015. A Milano si dovrà passare dal 53% del 2015 al 60% nel 2022. La capacità di trattamento dei rifiuti (urbani + speciali) per il recupero di materia negli impianti di A2A dovrà raggiungere le 1.239 kt dalle 354 kt del 2015 (+250%). La capacità di trattamento rifiuti per il recupero energetico passerà da 1.385 a 1.939 kt (+40%). Previsti anche specifici obiettivi per il contrasto delle perdite idriche e il monitoraggio degli impianti rispetto alla tutela della biodiversità.

Sul fronte della decarbonizzazione, ossia della riduzione delle emissioni di anidride carbonica e di gas clima-alteranti, nel 2030 A2A intende ridurre del 62% le emissioni di CO2 derivanti dalla generazione elettrica rispetto alla media 2008-2012: in valori assoluti la media in questione ammonta a 9.500 kt di anidride carbonica, ma le emissioni sono passate a 6.299 kt nel 2017 e dovrebbero flettere a 6.270 nel 2022. Il fattore di emissione degli impianti passerà dai 438 gCO2/kWh della media 2008-2012 a 394 gCO2/kW. Nel 2030 il 50% del calore fornito dovrà derivare da combustibili non fossili e da calore di recupero. A2A conta di evitare 46 mila tonnellate l’anno di CO2 tramite la promozione dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Previsti anche obiettivi specifici di riduzione delle emissioni di ossidi di azoto.

L’applicazione delle nuove tecnologie di A2A (la Smartness) passa dalla promozione dell’automazione avanzata delle reti agli investimenti nelle divisioni Reti e Calore. La tecnologia consente di accrescere la soddisfazione dei clienti tramite strumenti come il Call Center A2A Energia, lo Sportello Online, il servizio bollett@mail. In questo settore però vanno segnalati anche i contatori “intelligenti”, le colonnine di ricarica per veicoli elettrici e i LED installati nei punti luci e nelle lanterne semaforiche.

Il pilastro della People Innovation include il monitoraggio della filiera dei fornitori, per la prevenzione degli infortuni, per gli obiettivi di sostenibilità introdotti per i manager, la formazione, il welfare e la trasparenza. Qualche numero può risultare sicuramente utile. Nel 2017 A2A Energia da sola ha ricevuto complessivamente quasi 2 milioni di chiamate al call center e l’ARERA ha certificato un Indice di Customer Satisfaction pari al 95,7% e superiore alla media nazionale. Nello stesso anno il gruppo ha emesso 21.549 ordini per forniture, servizi o lavori: l’importo complessivo supera il miliardo di euro ed è per 95% concentrato su fornitori italiani. Il gruppo ha un Portale Fornitori e sorveglia il rispetto lungo la catena di valore di elevati standard in materia di sicurezza e di salute in linea con il Codice Etico di Gruppo. La sorveglianza ha registrato 1.406 visite nei cantieri nel 2016 e 727 nel 2017 (interessate le società Unareti, A2A Ciclo Idrico, A2A Calore & Servizi e A2A Illuminazione Pubblica nelle province di Milano, Bergamo e Brescia in entrambi i casi).

 

NOVITA’ DEL 2017

Gli interventi variegati di A2A non possono trovare un’esaustiva trattazione in questa sede, ma qualche novità può tratteggiare il quadro generale. Gli investimenti del gruppo hanno mostrato un incremento del 17,6% a 454 milioni di euro nel 2017: il 50,9% è stato assorbito dalla divisione Reti e Calore, il 23,6% da quella Ambiente, il 14,1% da Generazione e Trading. Delle risorse 78,1 milioni di euro sono andate in interventi ambientali, dall’efficienza energetica (miglioramenti dei maggiori termovalorizzatori del gruppo), alle fonti rinnovabili (idroelettrico e l’acquisto e potenziamento dell’impianto di cogenerazione e biomasse legnose di LGH), alla riduzione delle emissioni (nuovi automezzi AMSA a basse emissioni e catalizzatori alla centrale di Gissi) e all’innovazione (avvio dell’impianto di trattamento della plastica di Cavaglià e manutenzione di quello di selezione del vetro di Asti).

Lo scorso anno il gruppo ha concluso i lavori di manutenzione al termovalorizzatore milanese Silla 2 aumentando la potenza nominale del 15%. L’impianto è capace di trattare più di 500.000 tonnellate di rifiuti e produce energia elettrica e acqua calda per la rete di teleriscaldamento del quartiere Gallaratese, del polo Fiera Rho-Pero e per diverse utenze dei comuni limitrofi. Come accade con tutti gli inceneritori, anche per il Silla 2 il rapporto con la comunità locale attraversa periodicamente fasi critiche. Il Comitato Intercomunale Silla 2 ha chiesto una indagine epidemiologica sul termovalorizzatore all’Agenzia di Tutela della Salute di Città Metropolitana di Milano (ATS) e anche lo storico termovalorizzatore di Brescia (85 MWe con potenzialità di cogenerare fino a 200 MWt) ha spesso avuto un rapporto difficile con le comunità locali. 

A2A progetta la realizzazione di un impianto di trattamento dell’umido, il centro integrato di Cascina Maggiore, da 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno. Sorgerebbe in un’area agricola da 38 mila metri quadri. Il progetto ha suscitato perplessità ma la stessa ATS ha affermato che, fatta salva la veridicità dei documenti ottenuti, “pur considerato che da un’attenta disamina dei dati presenti in letteratura sono emersi valori limite di concentrazione in aria per l’ammoniaca sensibilmente inferiori a quelli indicati nello Studio di Impatto Ambientale, si ritiene che le emissioni di ammoniaca previste per lo scenario futuro non dovrebbero rappresentare un problema per la sanità pubblica”.

L’impianto dovrebbe produrre circa 20 mila t/anno di compost. In particolare produrrebbe ammendante per usi agricoli/florovivaistici e biometano da immettere in rete o da utilizzare per autotrazione. Il nuovo ciclo produttivo prevede inoltre che il CSS (Combustibile Solido Secondario) prodotto sia certificato come CSS combustibile (quindi non più rifiuto ma prodotto da commercializzare in competizione con i combustibili fossili). Il biogas prodotto dalla digestione anaerobica dovrebbe essere depurato e trasformato in biometano, circa 7.100.000 Sm3/a da immettere nella rete.

In totale, nel campo della valorizzazione della frazione organica, A2A ha previsto la costruzione di 4 impianti di trattamento per il recupero della FORSU. Oltre a quello di Cascina Maggiore ne è previsto uno a Bedizzole (Bs) con capacità di trattamento a 75 mila t/anno, circa 5 milioni di m³/anno di biometano e circa 14 mila t/anno di compost. Altri due impianti dovrebbero avere la capacità di 55 mila t/anno e c’è chi già parla di volontà di autosufficienza dal punto di vista del ciclo dello smaltimento dei rifiuti prodotti a Milano.


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