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Engagement: creare valore con dialogo e azionariato attivo

Forum per la Finanza Sostenibile  02 Ago 2018 - 17:37

Un numero sempre maggiore di investitori responsabili ricorre al dialogo con le aziende e all’azionariato attivo per il controllo di una corretta applicazione dei fattori ESG.



Tra le strategie d’investimento sostenibile e responsabile (SRI), l’engagement è un approccio adottato sempre più frequentemente dagli investitori: l’obiettivo è promuovere un cambiamento positivo nella condotta delle imprese in relazione ai temi ambientali, sociali e di governance. Come si crea valore per gli investitori e per le aziende e su quali temi si stanno focalizzando gli operatori finanziari SRI?

Cos’è l’engagement?

L’engagement  è “un’attività che si sostanzia nel dialogo con le imprese su questioni di sostenibilità e nell’esercizio dei diritti di voto connessi alla partecipazione al capitale azionario”.[1]

Si tratta quindi di un processo di lungo periodo, finalizzato a influenzare positivamente i comportamenti dell’impresa e incrementare il grado di trasparenza. Questa strategia comprende varie pratiche, che normalmente vengono raggruppate in due categorie:

  • soft engagement”, che implica, per esempio, incontri periodici tra rappresentanti delle aziende e degli investitori o l’invio di relazioni sui temi di sostenibilità da parte delle imprese;
  • hard engagement” o “azionariato attivo” che si verifica, per l’appunto, in occasione delle assemblee degli azionisti manifestandosi con la presentazione di mozioni per l’integrazione dell’ordine del giorno, con interventi in assemblea, con l’esercizio dei diritti di voto ecc.

Secondo il Rapporto Eurosif 2016, con 4,3 milioni di asset under management l’engagement è la terza strategia SRI più diffusa in Europa dopo le esclusioni e la selezione basata sull’adesione a norme internazionali; tra 2013 e 2015 è cresciuta del 30%. In Italia i volumi sono in crescita, segno di un crescente interesse nei confronti di questa strategia anche da parte degli operatori del mercato nazionale.

Come creare valore per l’azienda e per gli investitori?

A questa domanda ha risposto un recente report[2] sviluppato da PRI (o Principles for Responsible Investment) in collaborazione con UNEP-Finance Initiative[3] e Global Compact.[4]

La presentazione del report è stata al centro di uno dei panel dell’edizione 2018 dell’Italian Sustainability Day: organizzato da Borsa Italiana, l’evento ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra investitori e aziende quotate sui temi di sostenibilità, approfondendo aspettative e necessità reciproche.

Il report ha analizzato il processo di creazione di valore dell’engagement attraverso tre dinamiche:

  • Comunicativa: l’engagement potenzia lo scambio di informazioni e migliora il livello di comprensione reciproca tra investitori e imprese;
  • Formativa:  le iniziative di engagement comportano lo sviluppo e la diffusione di nuove conoscenze sui temi ESG;
  • “politica”: il dialogo facilita le relazioni tra investitori e aziende e tra i diversi dipartimenti coinvolti nel processo di engagement all’interno delle singole società.

Inoltre, il report ha identificato ostacoli e barriere che possono influenzare l’efficacia del dialogo.

Tra i principali ostacoli:  

  • differenze linguistiche e culturali;
  • scarsa continuità nelle interazioni;
  • resistenze interne, che possono essere determinate dallo scarso coinvolgimento del top management o da un’eccessiva burocratizzazione dei processi aziendali, che compromettono l’adozione di nuove pratiche e un’efficace disclosure delle informazioni;
  • scarsa preparazione del personale e sottodimensionamento dei team ESG .

I fattori che facilitano l’engagement sono:

  • completa trasparenza da parte delle aziende e predisposizione all’ascolto da parte degli investitori;
  • conoscenza reciproca antecedente alle discussioni sui temi oggetto delle singole iniziative;
  • sistematica registrazione, monitoraggio e valutazione dei vari passaggi del processo (incontri, sviluppi, risultati raggiunti ecc.).

I temi oggetto del dialogo tra investitori e aziende

Per quanto riguarda la scelta dei temi su cui impostare il dialogo con le aziende, sempre più spesso gli investitori fanno riferimento agli SDGs, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per il 2030 lanciati dalle Nazioni Unite nel 2015. Dal Responsible Investment Annual Review 2017 di Bank of Montreal (BMO) Global Asset Management, per esempio, è emerso che il cambiamento climatico è il tema su cui le iniziative di engagement hanno avuto maggior successo nel 2017.

Guardando Oltreoceano, negli Stati Uniti si è acceso un accorato dibattito sulla regolamentazione dell’uso delle armi da fuoco a seguito di recenti e drammatici fatti di cronaca. L’azione degli investitori SRI si è tradotta anche in iniziative di engagament: BlackRock e State Street, per esempio, hanno aperto canali di dialogo con le principali società investite che producono e vendono armi a uso civile per domandare quali misure sono state introdotte per vigilare su un impiego sicuro e responsabile dei prodotti.

Un altro tema che attira un interesse crescente da parte degli investitori SRI è la parità di genere e, in particolare, la rappresentazione femminile nei CdA delle aziende. Un’esperienza di successo viene dal Regno Unito, dove dal 2010 è attivo il 30% Club, una coalizione che conta 32 investitori con un totale di £11 mila miliardi di masse in gestione, impegnati a promuovere una maggior presenza di donne nelle posizioni di leadership delle principali società quotate: la percentuale di consigliere nel FTSE 100, al 12,5% nel 2010, è passata oggi al 29,8%.

Anche le società del settore agro-alimentare sono sempre più soggette all’azione degli investitori SRI, che concentrano le proprie iniziative di engagement su problemi come il sovrappeso e l’obesità, promuovendo la produzione di cibi più sani e a ridotto contenuto di grassi, zuccheri, sale e sostanze chimiche, come gli esaltatori di sapidità. Inoltre, si cerca di dare risposta al problema della sovra-alimentazione auspicando un miglior sistema di etichettatura dei prodotti e la vendita di porzioni ridotte. Tra gli investitori attivi in quest’ambito, Raiffeisen Capital Management ha avviato un dialogo con importanti realtà imprenditoriali dell’industria alimentare, della ristorazione e del commercio al dettaglio, al fine di analizzare le principali criticità del settore e individuare le strategie di gestione adottate.

Un altro ambito in cui si concentrano molte iniziative di engagement è rappresentato dai mercati emergenti, soprattutto per quanto riguarda la promozione di uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. A questo proposito, è interessante menzionare l’attività di Hermes Investment Management, nel 2017 ha fissato 19 obiettivi di engagement collegati agli SDGs

Una delle iniziative più recenti è Shareholders for Change (SfC):  lanciato a dicembre del 2017, è un network di investitori istituzionali europei (con €22 miliardi di asset in gestione) impegnati a coordinarsi per animare iniziative di engagement. Per l'Italia ne fanno parte la Fondazione Finanza Etica ed Etica SGR. Il 28 giugno SfC ha pubblicato il primo Engagement Report in cui ha elencato le principali iniziative condotte nella prima metà dell’anno. I temi analizzati con le imprese includono i  metodi di approvvigionamento del cobalto nel settore automobilistico, le strategie di elusione fiscale e le politiche di remunerazione dei dirigenti. Nel prossimo incontro del network, in programma per il mese di dicembre a Parigi, verrà presentato un nuovo rapporto sulle politiche fiscali adottate da alcune multinazionali europee.

L’engagement in Italia

Per quanto riguarda il mercato italiano, negli ultimi anni i fondi pensione hanno dato vita ad alcune importanti iniziative: alla fine del 2014 un gruppo di investitori guidati dal Fondo Cometa e coordinati da Assofondipensione ha lanciato la prima iniziativa nazionale di engagement collaborativo, che incoraggiava le banche a pubblicare maggiori informazioni sui rischi associati al cambiamenti climatico delle proprie attività. L’anno successivo il Fondo Cometa ha avviato un progetto focalizzato sui diritti dell’infanzia che ha ricevuto supporto da oltre trenta soggetti finanziari, tra cui enti previdenziali e asset manager.

Infine, tra le pratiche più innovative che hanno interessato il mercato italiano negli ultimi mesi è possibile citare il caso di HDI Assicurazioni, che ha affidato a BMO Global Asset Management la gestione di un’iniziativa di engagement per il proprio fondo pensione aperto: si tratta di un’esperienza unica nel mercato nazionale.

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Per un approfondimento su caratteristiche e modalità di implementazione dell’engagement si rinvia al manuale Engagement sui temi di sostenibilità – Le società quotate e il dialogo con gli investitori elaborato nel 2015 dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con CSR Manager Network. Il manuale è disponibile al link:

https://www.borsaitaliana.it/notizie/finanza-sostenibile/materiali/engagement.htm

Per un focus sull’engagement indirizzato agli operatori previdenziali si rinvia al manuale L’engagement. Una strategia di investimento sostenibile e responsabile orientata al cambiamento - Linee guida per le forme pensionistiche complementari disponibile al link: https://www.borsaitaliana.it/notizie/finanza-sostenibile/materiali/pensione-complementare.htm



[1] Definizione adottata dal Forum per la Finanza Sostenibile. La definizione è stata elaborata a partire da un processo di consultazione e da una gruppo di lavoro che hanno coinvolto i Soci e alcuni fra i principali attori della finanza sostenibile in Italia tra 2013 e 2014.

[2] Principles for Responsible Investment 2018; How ESG engagement creates value for investors and companies. Il report è disponibile online sul sito ufficiale dei PRI.

[3] United Nations Environment Programme – Finance Initiative (UNEP FI) è una partnership tra United Nations Environmente e l’industria finanziaria avviata in seguito al Summit della Terra del 1992: l’obiettivo è priomuovere l’integrazione dei criteri ambientali nei processi e nei prodotti finanziari.

[4] Il Global Compact delle Nazioni Unite è l’iniziativa strategica di cittadinanza d’impresa più ampia al mondo. Lanciata a luglio 2000, nasce dalla volontà di promuovere un’economia globale sostenibile, rispettosa dei diritti umani e del lavoro, della salvaguardia dell’ambiente e della lotta alla corruzione. A tal fine, il Global Compact richiede alle aziende e alle organizzazioni che vi aderiscono di condividere, sostenere e applicare nella propria sfera di influenza un insieme di principi fondamentali, relativi a diritti umani, standard lavorativi, tutela dell’ambiente e lotta alla corruzione.

 

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