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La finanza si dota di un’agenda per COP26

Mark Carney assumerà a breve il ruolo di Inviato ONU per il Clima; a febbraio ha lanciato una strategia per il mercato finanziario a supporto della transizione



Forum per la Finanza Sostenibile, 06 Mar 2020 - 15:00

Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia per le attività umane e impone una trasformazione radicale dei modelli produttivi e di consumo: le organizzazioni finanziarie sono attori fondamentali di questa transizione perché possono orientare i flussi di capitale, spostandoli da settori a elevato impatto sull’ambiente verso attività economiche eco-compatibili. È con questa crescente consapevolezza che la finanza si sta preparando a ricoprire un ruolo da protagonista alla COP26 – la 26esima Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico – in programma dal 9 al 20 novembre a Glasgow, in Scozia. Ad affiancare il Regno Unito nell’organizzazione del summit ci sarà l’Italia, che ospiterà i lavori preparatori ("pre-COP") e l’evento dedicato ai giovani ("YouthCOP"). La COP26 sarà un appuntamento cruciale per la comunità internazionale, in cui gli Stati saranno chiamati a intensificare gli impegni di riduzione delle emissioni per contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° rispetto ai livelli pre-industriali, come stabilito nell’Accordo di Parigi.

 

In vista di questo appuntamento, lo scorso 27 febbraio a Londra è stata presentata un’agenda per il settore finanziario privato ("COP26 Private Finance Agenda"), con una lista di priorità e di azioni volte a mettere gli operatori finanziari nelle condizioni di supportare efficacemente la transizione energetica.

Nel presentare questa strategia alla comunità finanziaria, il presidente uscente della Banca d’Inghilterra e prossimo Inviato ONU per il Clima Mark Carney ha affermato che, attraverso la gestione dei rischi climatici e l’allocazione del capitale, imprese e organizzazioni finanziarie possono trasformare una vera e propria minaccia esistenziale in una delle maggiori opportunità economiche del nostro tempo.

Per fare questo, il settore deve integrare le considerazioni sul clima in ogni decisione finanziaria. Il quadro delle azioni prioritarie per raggiungere questo obiettivo si concentra su tre punti:

  • migliorare la qualità della reportistica secondo le raccomandazioni della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD) del Financial Stability Board;
  • potenziare la capacità di gestione dei rischi climatici attraverso l’introduzione di stress test e analisi di scenario;
  • concordare metriche di misurazione e di valutazione sul grado di allineamento delle aziende e dei portafogli agli obiettivi di transizione.

Inoltre, in vista della COP26 la Private Finance Agenda farà leva sul successo di iniziative internazionali di imprese e investitori, come la Climate Action 100+, per costruire una grande coalizione di organizzazioni finanziarie impegnate a raggiungere entro il 2050 la neutralità carbonica, ovvero l’equilibrio tra quantità di gas a effetto serra emessa e assorbita. Cruciali saranno anche l’innovazione per lo sviluppo di nuovi strumenti finanziari e il coinvolgimento delle banche multilaterali e delle istituzioni finanziarie per lo sviluppo, chiamate a supportare progetti di mitigazione e adattamento.

 

L’evento è stato ospitato dal Lord Mayor della City di Londra Alderman William Russell e ha visto la partecipazione di diversi rappresentanti di organizzazioni finanziarie internazionali, tra cui il CEO di London Stock Exchange Group David Schwimmer e il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Secondo Schwimmer gli standard climatici, per essere realmente efficaci, dovrebbero avere rilevanza globale: pertanto, dovrebbero applicarsi in maniera omogenea sia alle società quotate, sia alle non quotate. Sul tema della rendicontazione, Schwimmer ha sottolineato l’importanza per le aziende di allinearsi alle raccomandazioni TCFD anticipando l’introduzione di norme vincolanti in tal senso da parte dei regolatori nazionali. Infatti, un’evoluzione normativa verso la disclosure obbligatoria rappresenta una prospettiva sempre più concreta.

Visco ha sottolineato come le banche centrali possano diventare modelli di riferimento per gli operatori finanziari integrando i criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG) nella gestione dei propri portafogli. È quanto ha fatto la stessa Banca d’Italia, che nel 2019 ha adottato strategie d’Investimento Sostenibile e Responsabile (SRI) per i propri investimenti azionari e nel corso del 2020 estenderà tale approccio al portafoglio obbligazionario.

Visco ha approfondito tre temi chiave che caratterizzano la crescita del mercato della finanza sostenibile:

  • un punto di forza: i rendimenti, superiori o in linea a quelli di mercato;
  • una problematica: la carenza di dati ESG accurati e affidabili;
  • un quesito, in merito all’opportunità di rivedere il vincolo della neutralità di mercato per le banche centrali.

Sul primo punto, il governatore ha osservato che l’integrazione dei criteri ESG ha migliorato i rendimenti e ridotto la volatilità dei portafogli azionari di Banca d’Italia; contemporaneamente, è stato misurato un ridimensionamento dell’impatto ambientale dei titoli investiti.

La carenza di dati ESG efficaci è uno dei problemi principali che ostacolano lo sviluppo della finanza sostenibile: il settore, infatti, sconta l’assenza di norme e criteri univoci per la rendicontazione delle informazioni di sostenibilità, per la certificazione dell’attendibilità dei dati e, infine, per l’assegnazione dei rating ESG. Inoltre, le attuali metodologie tendono a sopravvalutare le imprese di maggiori dimensioni o quelle che operano in determinati settori e in determinate aree geografiche.

Quanto alla neutralità di mercato, Visco ha spiegato che nella gestione dei portafogli azionari secondo strategie SRI Banca d’Italia seleziona le migliori società ESG a condizione che consentano di mantenere la distanza tra il portafoglio e il benchmark di mercato al di sotto di una certa soglia: l’obiettivo è evitare il sovra- o sottodimensionamento di alcuni settori, creando effetti distorsivi sul mercato. Proprio su questo aspetto Visco ha lasciato una questione aperta: sarà utile in futuro riconsiderare il vincolo della neutralità di mercato in relazione agli investimenti sostenibili, per ridurre i flussi di capitale verso attività ad alta concentrazione di gas a effetto serra?


La sfida climatica è molto ambiziosa, i cambiamenti richiesti sono radicali e i nodi da risolvere sono ancora complessi, ma la roadmap per COP26 è tracciata e l’appuntamento di Glasgow sarà un importante test di efficacia, determinazione e apertura alla cooperazione per tutti gli stakeholder coinvolti.

 

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