Funerale: come seppellire i costi!

Il caro estinto resta comunque un business.



FTAOnline News, 10 Nov 2011 - 16:46

La crisi economico-finanziaria ha toccato un po’ tutti i settori e nemmeno quello funerario è esonerato. Si parla infatti sempre più spesso di funerali low cost, cerimonie meno sfarzose con meno fiori e un bara più economica, per un taglio medio di circa il 25% rispetto ai due anni precedenti.

La ricerca

Ad essere sacrificati, infatti, sono soprattutto gli elementi “accessori” della cerimonia, con addobbi floreali più modesti e bare con materiali e rifiniture meno costose. I dati sono stati forniti da una ricerca della Camera di Commercio di Monza e Brianza realizzata proprio in concomitanza con il ponte del 1 novembre, che disegna la realtà di un settore economico con trend diversi a seconda delle specifiche attività considerate. Se il budget dedicato alla cerimonia è sceso del 25%, è anche vero, però, che sono aumentate le persone che preferiscono pagare i funerali a rate o optano per una cremazione più economica.

Il paradosso

Nonostante calino le spese dedicate alle cerimonie funebri, la Camera di commercio sottolinea che il settore delle pompe funebri resta redditizio. In un anno le imprese attive in questo settore e nelle attività connesse hanno registrato in Italia una crescita del 4,7% nel 2010.

In Italia il giro d’affari delle imprese del settore vale oltre 900 milioni di euro, e a produrlo sono oltre 25.500 imprese sparse per il territorio nazionale, con un aumento dell’1,2% rispetto al 2010. Complessivamente il settore del cresce soprattutto in Liguria (+9,2% in un anno nel 2010), in Valle d’Aosta (4,9%), in Umbria (+4%) e in Calabria (+3,5%) mentre segna dati più negativi in Trentino Alto Adige, Toscana, Sardegna e Friuli Venezia Giulia.

Va però detto che se da una parte nell’ultimo anno le realtà specializzate più propriamente nelle pompe funebri e nelle attività connesse sono aumentate del 4,7% (il miglior risultato si è registrato in Umbria, con più 11,8%), attestandosi poco oltre quota 4.500, di contro quelle che si occupano del commercio di articoli funerari e cimiteriali hanno registrato una flessione dell’1,2% (il Friuli è all’ultimo posto con -22,2 %), scendendo sotto le 1.500 unità.

 


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