Al mare con i “propri diritti”

Adiconsum ha realizzato un Vademecum in cui si elencano i diritti dei bagnanti e ciò che possono rivendicare in spiaggia senza esborsi ingiustificati.



FTAOnline, Milano, 03 Giu 2009 - 10:49

Si avvicinano le vacanze e il mare, in estate, resta ancora la meta preferita per la gran parte degli italiani: famiglie e bagnanti si recano in spiaggia alla ricerca di una dorata tintarella, di un bagno rinfrescante e di castelli di sabbia. Ma si sa, il caro spiaggia fa rinunciare in molti casi all’ombrellone e al lettino a causa dei prezzi talvolta esagerati.

C’è allora che preferisce sostare in una spiaggia libera anziché in una privata ma spesso capita che nelle zone balneari la spiaggia pubblica sia davvero di piccole dimensioni, mentre gli stabilimenti privati occupano la maggior parte dell’area balneare costringendo molti vacanzieri a optare per una spiaggia a pagamento pur di godersi un po’ di sole.

Paolo Landi, Segretario Generale di Adiconsum in una lettera aperta indirizzata alle Istituzioni, ribadisce l’importanza del rispetto dei diritti dei bagnanti e dichiara che l’opzione tra uno stabilimento privato piuttosto di una spiaggia pubblica deve essere una scelta e non un’imposizione:  “Andare in uno stabilimento deve essere una scelta, non un obbligo imposto dalla mancanza di spiagge libere. E’ necessario ripristinare un equilibrio tra spiagge libere e spiagge in concessione”.

Il vademecum del bagnante

Quali sono le regole da rispettare quando si va al mare? E quali sono i dritti del bagnante?

Troppo spesso importanti diritti restano sconosciuti e i bagnanti si trovano intrappolati nella rete delle scorrettezze e sono costretti a sostenere dei costi a volte non necessari. È il caso, ad esempio,  del diritto all’accesso al mare: è fatto obbligo per i titolari delle concessioni, il libero gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione anche al fine della balneazione (legge finanziaria 2006, art. 1, c. 251).

La legge è chiara, ma numerose restano le segnalazioni di consumatori di impedimenti pretestuosi ed anche di richieste di denaro per il solo transito dello stabilimento balneare al fine di raggiungere la battigia.

Per queste ragioni Adiconsum ha realizzato un “Vademecum dei diritti del bagnante”:

1. L’accesso alla spiaggia è libero e gratuito.

2. La battigia, cioè la striscia di sabbia di 5 metri da dove arriva l’onda, è a disposizione di tutti. Si tratta infatti di un’area esclusa dalla concessione, sulla quale il concessionario non può vantare alcun diritto. Tutti vi possono transitare, ma non vi possono essere collocati oggetti ingombranti quali ombrelloni o sdraio, poiché deve essere garantito il passaggio.

3. La pulizia delle spiagge libere. Anche le spiagge libere devono essere pulite, e questa incombenza è a carico del Comune.

4. Recuperare un equilibrio tra spiagge in concessione e spiagge libere. Questo equilibrio è previsto dalla legge, ma in troppe realtà non è rispettato; occorre quindi indirizzare le nostre proteste ai Sindaci e alle Regioni. Chi paga le tasse ha diritto ad una spiaggia libera e gratuita. Le spiagge libere e gratuite devono essere intercalate tra uno stabilimento e l’altro e non collocate nelle aree più lontane e disagiate.

5. Prezzi equi e non speculativi. I prezzi sono liberi e dovrebbero essere rapportati alla qualità dei servizi, ma spesso accordi taciti fra i gestori mantengono i prezzi ben al di sopra di quello che dovrebbe essere un giusto riconoscimento per il servizio. L’unica possibilità per contrastare i prezzi

elevati è decidere di non usufruire dello stabilimento.

6. Revoca delle concessioni. Per le violazioni più gravi, quali la cementificazione della spiaggia o la violazione degli obblighi relativi alle concessioni, è prevista anche la revoca delle concessioni. Il non rinnovo della concessione può essere attuato nei casi in cui la continuità ininterrotta degli stabilimenti in concessione comprima in modo intollerabile il libero accesso alla spiaggia e al mare (parere del Consiglio di Stato n. 1144 del 14 dicembre 1976).

In caso di violazione dei diritti rivolgersi alla Polizia Municipale, ai Carabinieri, alla Capitaneria di porto e alle Associazioni Consumatori.


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