Un terzo degli italiani non sa leggere l'estratto conto

Analfabetismo finanziario, per BankItalia un fenomeno allarmante



FTAOnline News, Milano, 29 Apr 2011 - 13:33

Volenti o nolenti, gli italiani hanno di che rapportarsi quotidianamente con mercati e intermediatori finanziari. Sono poche le famiglie che non hanno un conto-corrente, molte quelle che stanno pagando le rate di un mutuo, più di qualcuna pensa di chiedere un qualche tipo di finanziamento o ha qualche risparmio investito in Borsa; eppure, secondo l'indagine sui Bilanci delle famiglie italiane svolta dalla Banca d'Italia, il livello di alfabetizzazione finanziaria del BelPaese non può certo definirsi solido. Una situazione preoccupante: è proprio dalla scarsa conoscenza degli strumenti finanziari che possono nascere truffe e raggiri ai danni dei risparmiatori. La piaga dell'analfabetismo finanziario non è solo italiana, ovviamente, ma altrove i passi per sconfiggerla sembrano essere più decisi.

Un terzo delle famiglie non sa leggere il conto corrente

I numeri raccolti da BankItalia e contenuti nell'indagine sui Bilanci delle famiglie italiane (riferiti all'anno 2008) parlano di un'Italia che, pur nella quotidianità di un rapporto continuo, ancora non dà del tu agli strumenti finanziari.

Nello specifico, circa un terzo delle famiglie che hanno preso parte all'indagine manifesta difficoltà nella lettura di un estratto conto o a distinguere le caratteristiche delle diverse tipologie di mutuo.

Il quadro, poi, è ancora peggiore se ci si addentra nei temi legati alla previdenza complementare e ai mercati azionari. Meno della metà delle famiglie intervistate ha risposto correttamente alle domande riguardanti le caratteristiche salienti delle pensioni private (certezza dell'ammontare della pensione, garanzia del rimborso del capitale versato, possibilità di ritiro del capitale ed esistenza di vantaggi fiscali). Percentuali analoghe di risposte corrette (intorno al 40%) i ricercatori le hanno ottenute indagando la capacità delle famiglie italiane i valutare la rischiosità di obbligazioni e azioni.

Variabili regionali e socio-culturali

Come sempre, la situazione italiana non è omogenea. Nel corpo del Paese, anche relativamente al livello di alfabetizzazione finanziaria, si rintracciano diversi strati, suddivisi secondo variabili socio-culturali e geografiche.

Secondo quanto emerge dai dati resi noti da Bankitalia, gli individui senza titolo di studio hanno fornito solo il 14% di risposte esatte; la quota è più che doppia per i rispondenti che hanno la licenza elementare e raggiunge il livello medio (44%) quando hanno il titolo di licenza media inferiore. La laurea, invece, vale il 62% delle risposte corrette.

 

Fattori di disparità sono anche la provenienza geogragifica dei nuclei familiari partecipanti all'indagine e l'età del capofamiglia. Stando a Bankitalia, le famiglie residenti al Nord e al Centro hanno dimostrato maggiori conoscenze in campo  finanziario rispetto a quelle del Sud e Isole (percentuali di risposte corrette rispettivamente pari a 48, 45 e 35%). "Per quanto riguarda l’età del capofamiglia" – si legge nel rapporto della banca centrale – "gli anziani con più di 64 anni hanno fornito il 32% di risposte esatte, mentre i capofamiglia con età compresa tra i 35 e i 64 anni hanno risposto correttamente a circa il 50% delle domande".

 

Dietro la lavagna non siamo soli

A non essere troppo ferrate in finanza non sono solo le famiglie italiane, livelli bassi di alfabetizzazione finanziaria, infatti, si riscontrano anche negli Stati Uniti e in molti Paesi Europei.

Nonostante il problema sia comune, la percezione della sua rilevanza sembra essere maggiore tra gli apparati amministrativi esteri che in quelli italiani. Per esempio, si segnala come nel 2010 negli Stati Uniti sia stata creata una speciale agenzia con la specifica missione di vigilare sui mercati per i servizi finanziari alle famiglie e di fornire aiuto ai risparmiatori che ne abbiano bisogno. Accanto all'agenzia, il Tesoro statunitense ha in cantiere un programma di educazione finanziaria nelle scuole e nei posti di lavoro per risolvere il problema alla radice, nel lungo periodo.

Allo stato attuale, in Italia, la battaglia dell'educazione finanziaria è combattuta solamente tramite gli interventi della Banca d'Italia volti rendere più comprensibile l’informazione che gli intermediari distribuiscono ai clienti e per regolare i conflitti di interesse, ma senza che si abbia notizia di una strategia di più ampio respiro.

 

 


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