Spesa pubblica: il peso delle pensioni

La crisi inizia a farsi sentire anche sul sistema di Welfare europeo



FTAOnline, Milano, 20 Apr 2009 - 11:38

L’allarme lanciato da Bruxelles riguarda la spesa pensionistica e sanitaria sempre più onerosa sostenuta dall’Europa. L'effetto baby-boom comincia a farsi sentire sui conti dell’Unione. A peggiorare le cose una recessione senza precedenti, che, sostengono a Bruxelles, "non deve diventare una scusa per sospendere la modernizzazione dei sistemi previdenziali, sanitari e assistenziali". A fare una lucida radiografia del sistema previdenziale europeo la bozza del Rapporto 2009 sull'invecchiamento della popolazione che la Commissione Ue. Dal Rapporto emerge che l'effetto combinato crisi-aumento della spesa pensionistica potrebbe costare in media una cifra pari al 10% del Pil pro-capite entro il 2020.

Pensionati crescono

Stando a quanto rilevato dai dati dell'esecutivo europeo da qui al 2060 si passerà da un rapporto di quattro lavoratori per un pensionato a un rapporto di due a uno. Conseguenza inevitabile sarà l’aumento di oltre il 5% della spesa pubblica legata all'invecchiamento della popolazione in rapporto al Pil.

Occupazione

Considerando anche - si sottolinea nel rapporto - che "complessivamente l'occupazione nell'Ue dovrebbe ridursi di circa 19 milioni di lavoratori entro il 2060". E se la Spagna - insieme a Grecia e Irlanda - viene indicata come uno degli Stati membri maggiormente a rischio sul fronte dell'aumento della spesa pensionistica e legata alla terza età, con un balzo in rapporto al Pil di oltre il 7% entro il 2060, l'Italia figura nel gruppo di Paesi (tra cui la Francia) in cui é attesa una impennata "più moderata", non oltre il 4%.

Il tempo delle riforme

Questo grazie alle riforme già effettuate dagli anni '90 in poi. Germania e Regno Unito, invece, si situano in un gruppo di mezzo, quello che raccoglie i Paesi i cui costi dell'invecchiamento della popolazione vengono considerati "ancora molto elevati", con un aumento della spesa tra il 4% ed il 7% del Pil nei prossimi cinquant'anni. Ma per Bruxelles bisogna agire subito, nonostante le difficoltà create dalla crisi economica. Perché l'impennata più consistente della spesa previdenziale sarà tra il 2015 e il 2035, in coincidenza con l'andata in pensione dei figli del baby-boom.

La situazione italiana

Relativamente equilibrata la situazione previdenziale italiana. Se infatti la Spagna - insieme a Grecia e Irlanda - viene indicata come uno degli Stati membri maggiormente a rischio sul fronte dell’aumento della spesa pensionistica e legata alla terza età, con un balzo in rapporto al Pil di oltre il 7% entro il 2060, l’Italia figura nel gruppo di Paesi (tra cui la Francia) dove è attesa una impennata “più moderata”, non oltre il 4%, grazie alle riforme già effettuate dagli anni ’90 in poi.

Risultano invece piuttosto elevati i costi sostenuti per la terza età in paesi come la Germania e il Regno Unito, dove l’incidenza della spesa pensionistica sarà compreso tra il 4% e il 7% del Pil nei prossimi cinquant’anni.

Riforme in vista

La ricetta di Bruxelles è quella delle riforme strutturali, nonostante le difficoltà create dalla crisi economica.

"Recenti analisi - si legge nel rapporto - confermano che rimane solo una piccola finestra per realizzare le riforme necessarie, un periodo di circa dieci anni durante i quali la crescita dell'occupazione è ancora possibile. Ma una prolungata recessione durante la quale non verranno prese le decisioni necessarie chiuderà questa finestra e - si sottolinea - lascerà l'Ue con l'eredità di un debito pubblico che renderà l'Europa incapace di fare fronte ai futuri bisogni della popolazione anziana".

 

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