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Lavoro

Sempre più giovani a casa con mamma e papà


Le difficoltà d’accesso al lavoro: il 55% di chi cerca un lavoro trova impieghi precari.


FTAOnline News, Milano 15 Giu 2011 - 17:24

Giovani sempre più precari, esclusi e scoraggiati. Questa volta a dare l’allarme è il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni durante il convegno Giovani Imprenditori di Confindustria tenutosi a di Santa Margherita Ligure. Il documento presentato dal direttore è sorprendente e dà un quadro dell’Italia dei giovani lavoratori davvero scoraggiante: “Nel 2009 quasi il 40% dei trentenni conviveva con i genitori. Negli anni Ottanta erano il 16%. Andare a vivere per conto proprio è un’utopia per quasi un trentenne italiano su due”.

I più colpiti

Secondo il documento presentato al convegno, a risentire più di tutti questa situazione sono i giovani tra i 15 e i 29 anni di età: “La crisi ha colpito con più forza i giovani  nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni, specie in Italia, con la riduzione del 13,2% dell’occupazione, contro il -2,7% in Francia e il -3,1% in Germania”. “Nel 2010 il tasso di disoccupazione è stato del 20,2%, quasi quattro punti in più della media europea, 11 punti in più che in Germania” . “Se il 40% vive ancora in famiglia, il 55% di chi si affaccia sul mercato del lavoro si vede offrire solo impieghi precari”. Per i giovani che hanno il desiderio di aprire un’impresa la strada è molto difficile a meno che non abbiano un’azienda di famiglia dove atterrare. Inevitabile quindi che il nucleo familiare sopperisce e si fa carico delle difficoltà lavorative incontrate dai figli.

I salari

Per quanto riguarda lo stipendio, la situazione non è delle migliori. Oggi i salari dei giovani che si affacciano nel mondo del lavoro sono inferiori rispetto a quelli di chi iniziava a lavorare negli anni Ottanta. “In termini reali i salari d’ingresso dei giovani sul mercato del lavoro sono fermi da oltre un decennio al di sotto dei livelli degli anni Ottanta, senza che nel frattempo siano migliorati gli itinerari retributivi nel corso della carriera lavorativa”. E a uscirne penalizzato, rimarca Saccomanni è tutto il sistema Paese: “Le difficoltà nel raggiungimento della piena indipendenza economica perpetuano l’ineguaglianza delle condizioni iniziali, rafforzano la bassa mobilità sociale che caratterizza il nostro Paese, frenano le aspirazioni delle nuove generazioni, ne riducono il contributo allo sviluppo”.

Pensione

Infine c’è il sistema pensionistico, che favorisce gli anziani a scapito degli “ultimi arrivati”: “Ai giovani - ha detto Saccomanni - è stato imposto un prezzo elevato dalle politiche di riequilibrio strutturale della finanza pubblica attuate negli ultimi vent’anni: l’onere più gravoso delle modifiche del sistema pensionistico ha pesato su coloro che sono nati dopo il 1970”.


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