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Gli italiano bocciano senza appello gli aumenti Iva

Pollice verso sugli incrementi dell'aliquota decisi dal governo



FTAOnline, Milano, 21 Nov 2013 - 16:50

L’aumento di un punto dell’aliquota Iva ordinaria deciso a partire dal primo ottobre scorso dal governo risulta indigesto per gli italiani. Lo rivela un’indagine svolta dall’Osservatorio mensile Findomestic, che registra inoltre un calo diffuso della fiducia dei consumatori e la percezione di una pressione fiscale in continua crescita.


L’Iva aumenta e gli italiani sono più pessimisti
L’Osservatorio Findomestic, in collaborazione, con Ipsos ha analizzato l’effetto avuto sugli italiani dal recente incremento di un punto percentuale dell’aliquota Iva ordinaria.
La decisione del governo di alzare l'imposta dal 21 al 22% incontra pochi favori. Tra quanti hanno partecipato all’indagine, l’87% boccia l’aumento dell’aliquota Iva introdotto il primo ottobre scorso senza alcun appello.
In generale, l’analisi svolta ha riscontrato una sempre più diffusa percezione della insostenibilità della pressione fiscale, causa anche di un calo del livello di fiducia fino a livelli negativi record e del crollo delle intenzioni di acquisto.
L’indice di fiducia, infatti, torna al di sotto della soglia del 3 (la scala va da 1 a 10 e ha in 7 la soglia positiva). Dopo l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto, l’indice di fiducia si attesta sui 2,95, livello più basso da 18 mesi a questa parte (solo nella rilevazione di aprile scorso, quando il Paese era senza un governo, si ebbe un risultato peggiore).
Cala anche la propensione al risparmio con un 13,7% di italiani propensi ad aumentare i propri risparmi rispetto al 16,9% di ottobre.

Un pessimismo poco informato
Dettaglio significativo è che il pessimismo degli italiani sembra essere poco informato e dunque, probabilmente, maggiormente radicato a livello psicologico. I numeri raccolti dall’Osservatorio Findomestic, infatti, accertano che un italiano su due non è in grado di individuare con precisione quali beni siano soggetti all’aumento.
La convinzione che l’incremento di imposta riguardi indistintamente tutti i beni favorisce l’instaurarsi del convincimento che la pressione fiscale più alta determinerà un calo di vendite di veicoli (41%), accessori (32%), elettrodomestici e tecnologia (23%).

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