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Fisco

Polemica sulle spiagge


Arenili affidati a privati per 90 anni? Ecco tutti i dubbi


FTAOnline News, Milano 10 Mag 2011 - 17:23

Tra la misure contenute nel decreto sviluppo approvato dal governo la scorsa settimana, è contenuta anche la contestatissima norma sull’affidamento ai privati degli arenili italiani. La decisione del governo ha suscitato approvazione da parte degli operatori turistici, richieste di chiarimento da Bruxelles  e preoccupazioni tra i consumatori e turisti italiani. Ma cosa succede lungo i litorali del Belpaese?

 

Il decreto sviluppo e le spiagge

Secondo quanto contenuto nel testo di legge del decreto sviluppo a proposito degli arenili, le attuali concessioni demaniali ai lidi (rilasciate a canoni vantagiosissimi e rinnovate quasi automaticamente, con procedure tanto poco trasparenti da essere già valse al nostro Paese un richiamo dall’Ue) saranno sostituite da un diritto di superficie della durata di 90 anni (ovviamente dietro la corresponsione di un canone annuale).

 

Chi riceverà in concessione il litorale – e potrà farlo qualsiasi cittadino – potrà costruire, abbattere e ristrutturare sull’appezzamento di terreno nel rispetto di vincoli urbanistici, ambientali ed edilizi.

 

Le polemiche

Non appena si sono diffuse le indiscrezioni sul contenuto del provvedimento, la polemica si è infiammata. Senza troppo attendere, si è giunti a denunciare la “privatizzazione mascherata” delle coste e a prospettare una diffusa cementificazione dei litorali a opera di operatori turistici liberati da qualsiasi vincolo.

 

Facendo la tara della propaganda politica di una e dell’altra parte, la questione sui vantaggi o gli svantaggi del provvedimento è aperta. Critiche alla norma – accolta con favore dai gestori degli stabilimenti balneari – sono arrivate, in rapida successione, dall’Unione Europea e dai consumatori.

 

Giunta a Bruxelles, l’eco delle polemiche italiane ha suscitato l’attenzione dell’Unione Europea. Già in passato la Ue aveva richiamato l’Italia, segnalando la necessità di trovare un sistema più trasparente per la gestione delle concessioni demaniali degli arenili. Ora, la prospettiva di avere spiagge affidate in gestione a un unico soggetto per novant’anni preoccupa Bruxelles, che ha annunciato di volere esaminare la questione più attentamente. Secondo l’Unione Europea, infatti, quanto previsto dal decreto sviluppo potrebbe esporre il settore balneare al rischio di un’ulteriore riduzione della concorrenza: con concessioni lunghe 90 anni, in effetti, il mercato risulterebbe praticamente immobilizzato.

 

Dal canto loro, le associazioni ambientaliste mettono in allerta contro il rischio di cementificazione delle coste. In effetti il testo di legge concede a chi godrà del diritto di superficie la possibilità di operare sul territorio loro affidato, ma secondo le norme ogni intervento dovrà rispettare i vincoli ambientali, paesaggistici ed edilizi, sottostare alla regolamentazione degli enti locali e venire regolarmente registrato (in teoria, dunque, si chiudono gli spiragli per l’abusivismo)

 

Contro le concessioni novantennali hanno fatto sentire la loro voce anche i consumatori. Federconsumatori si è espressa contro quella che ritiene una “sorta di privatizzazione delle spiagge” parlando di un regalo ai gestori degli stabilimenti balneari, a fronte di nessun vantaggio per i turisti. Per la stagione estiva che si avvicina, infatti, l’associazione di consumatori si aspetta rincari pari al 6% (il doppio del tasso d’inflazione attualmente registrato in Italia).

 

Le risposte del governo

Agli appunti provenienti da più parti, il governo ha risposto con voce ferma. Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, ha dichiarato nei giorni successivi all’approvazione del testo di legge: "Non abbiamo assolutamente regalato le spiagge ai privati. Abbiamo fatto una norma di tutela del nostro territorio per evitare che vengano a occupare le nostre spiagge imprese straniere laddove abbiamo una tradizione e una presenza storica di operatori italiani". Nell’ottica del governo, dunque, nessun problema: le spiagge resteranno pubbliche e il termine lungo dell’affidamento a privati favorirà la programmazione economica da parte delle imprese e tutela gli investimenti. Dell'articolo 3 fa parte anche la disciplina di distretti turistico-alberghieri "a burocrazia zero".

 


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