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Fisco

2011: per le tasse si lavora un giorno in più


Si sposta al 24 giugno il tax freedom day. È un record


FTAOnline News, Milano 14 Gen 2011 - 10:44

Da più parti, fin dal suo primo giorno, il 2011 appena iniziato è stato descritto come “l’anno senza ponti”, prospettiva non certo esaltante per i lavoratori desiderosi di vacanze. Probabilmente, gli italiani troveranno ancora meno piacevoli le stime elaborate dall’ufficio studi dell’Associazione artigiani di Mestre riguardo la pressione fiscale, che continua a crescere, costringendoli a lavorare sempre di più per mettere da parte un gruzzolo sufficiente a regolare i conti con il Fisco.

 

L’estate libera dalle tasse

Secondo la ricerca, nel 2011 in Italia il tax freedom day (ossia il giorno a partire dal quale il reddito prodotto dal singolo contribuente non è più destinato a pagare le tasse e i contributi, ma può essere liberamente destinato alle sue spese personali) arriverà il 24 giugno.

 

Purtroppo si tratta dell’ennesimo record in proposito: a partire dal 1990, il giorno di “liberazione dal Fisco” non era mai arrivato così tardi (nel 2010, la ricorrenza cadde il 23 giugno). Nel 1990 il giorno di liberazione cadeva il 7 giugno, nel 1994 il 12, nel 1998 il 17 giugno.

 

 

Pressione fiscale inarrestabile

Lo slittamento in avanti del tax freddom day, ovviamente, dipende dal progressivo innalzarsi della pressione fiscale, che nell’ultimo decennio non ha conosciuto sosta. Attualmente, il Fisco si impadronisce del 47,7% del reddito per un quadro e del 34,5% di quello di un operaio.

 

Principale responsabile della situazione è il famigerato drenaggio fiscale (in inglese, fiscal drag). In sostanza, la crescita della pressione fiscale (rapporto tra la somma di imposte dirette, imposte indirette, contributi sociali e PIL di un Paese) è determinata dall’espansione inflazionistica dei redditi in presenza di aliquote fiscali crescenti stabilite. In seguito alla spinta dell’inflazione (che riduce il potere d’acquisto della moneta) e alla crescita dei salari (che comunque si è verificata nel corso del tempo), i lavoratori vedono rientrare il proprio reddito in scaglioni di aliquote Irpef più elevate, subendo – come conseguenze – un aumento dell’incidenza fiscale in termini percentuali e una riduzione del reddito disponibile.

 


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