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Fisco

Tassa di soggiorno: utile a chi?


L’imposta sul turismo sospesa tra politica, necessità di cassa e opportunità


FTAOnline News Milano 27 Gen 2011 - 17:29

Tassa di soggiorno, federalismo fiscale e pantano parlamentare rischiano di influire in maniera assai rilevante sul settore turistico italiano. Costretto alle acrobazie dal convulso clima politico, per vedere passare il prossimo 3 febbraio il decreto attuativo relativo alla fiscalità municipale, fondamentale per il decollo del federalismo, il governo adotta alcuni provvedimenti visti di buon occhio dall’Anci (Associazione nazionale comuni italiani). L’appoggio dei comuni, utile per dare forza al provvedimento al momento del vaglio delle Camere, in alcuni casi non può niente contro le proteste dei cittadini, come nel caso della tassa di soggiorno.

 

Tassa di soggiorno, dibattito e trattative

In tali condizioni, può dunque capitare che un provvedimento come la tassa di soggiorno cambi aspetto a seconda della prospettiva da cui lo si guarda. Cos’è la tassa di soggiorno? Per il governo, uno dei grimaldelli con cui scardinare le resistenze dei Comuni a concedere il placet al federalismo municipale; una boccata d’ossigeno per casse desolatamente avviate all’asfissia, nell’ottica dei Comuni; un provvedimento ingiusto e dannoso, per i consumatori e gli operatori del settore turistico.

 

In realtà, modi e termini di applicazione della tassa di soggiorno non sono ancora stati definiti. Secondo alcune indiscrezioni riportate a mezzo stampa, però, sembra che nel testo del decreto attuativo del federalismo municipale l’imposta sul turismo verrà inserita nella forma più gradita ai primi cittadini. Nel dettaglio, la tassa di soggiorno potrebbe venire configurata come un contributo imposto ai turisti (dai 40/50 centesimi ai 5 euro secondo la classificazione dell’alloggio) per ogni notte di pernottamento in una struttura ricettiva. Rispetto alle prime ipotesi, inoltre, l’applicabilità dell’imposta non sarebbe più limitata ai capoluoghi di provincia, ma estesa a tutti i centri a rinomata vocazione turistica.

 

Questione di punti di vista

Che la trattativa sulla tassa di soggiorno metta in campo questioni non secondarie lo si comprende facendo due conti. Secondo dati Eurostat (riferisce il Sole 24 Ore), negli alberghi italiani alloggiano turisti per un totale di 238 milioni di notti (meglio di noi fa solo la Spagna). Applicando per ogni notte di soggiorno un’imposta di 2,5 euro (a metà tra i limiti che potrebbero venire inseriti nel decreto sul federalismo municipale), dal turismo i comuni italiani otterrebbero un mega-bonus di 600 milioni di euro (a Roma, dove la tassa di soggiorno è stata imposta dalla manovra finanziaria per motivi di bilancio, nel 2011 il bottino ricavato dai turisti potrebbe essere pari 82 milioni di euro). È dunque comprensibile che l’Anci, richiamandosi a tali cifre, veda di buon occhio l’introduzione di un provvedimento simile.

 

Di parere opposto sono gli operatori turistici, che ritengono la tassa di soggiorno ingiusta e dannosa e promettono azioni di protesta nel caso in cui il provvedimento non venisse ritirato. Federalberghi-Confturismo ha espresso le proprie perplessità per bocca del presidente, Bernabò Bocca: “Una tassa del genere, richiesta dai Comuni e favorita dal Governo rischia di servire solo a ripianare le languenti casse municipali e potrebbe inferire il colpo mortale a quelle migliaia di imprese ricettive che dopo due anni di crisi drammatica, senza alcun piano strategico di rilancio dell’immagine turistica dell’Italia nel mondo e senza alcun intervento di sostegno, dovrebbero subire supinamente un aggravio del tutto privo di logica finalizzata al settore”. Nel caso prendessero corpo le ipotesi ventilate al riguardo dell’imposta, gli albergatori si dicono pronti a chiudere per protesta i propri esercizi il 17 marzo, giorno dei festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia (secondo le previsioni, quel giorno saranno 2 milioni i turisti italiani e stranieri che pernotteranno in albergo).

 

Critiche alla tassa di soggiorno arrivano anche dall’Adoc, che però non risparmia osservazioni nemmeno ai propositi di protesta manifestati dagli albergatori. Il rischio, sottolinea l’associazione, è che gli unici a rimanere danneggiati da questa situazione siano i turisti, che potrebbero pagare lo scotto della tassa e dello sciopero. Non è certo con la tassa di soggiorno che si aiuta il turismo italiano, spiega Carlo Pileri (presidente Adoc), ma piuttosto mettendo mano a una revisione del “sistema delle stelle alberghiere, degli standard di qualità, delle offerte e dei servizi proposti ai viaggiatori”.

 


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