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Fisco

Scudo fiscale: parte la caccia all’evasore


Aumenta la stretta sull’evasione fiscale nazionale ed internazionale.


FTAOnline, Milano 25 Set 2009 - 11:01

Parte l’offensiva d’autunno contro l’evasione fiscale. E’ stato infatti approvato da Senato e Commissioni camerali lo scudo fiscale per il rientro dei capitali dall’estero. Aumenta contemporaneamente anche la stretta internazionale sui paradisi fiscali, costretti ad adeguarsi alle regole di trasparenza OCSE. E’ notizia di questi giorni infatti, in occasione del G20, che Svizzera e Principato di Monaco hanno lasciato la «lista grigia» dei paradisi fiscali per entrare in quella bianca che comprende i Paesi che adottano una politica fiscale conforme ai criteri dell’Ocse. Nè il Principato di Monaco nè la Svizzera, tuttavia, hanno ancora concluso accordi sulla trasparenza fiscale con l’Italia.

Lo scudo della discordia

La piccola finestra di tempo lasciata ai contribuenti per regolarizzare le proprie posizioni fiscali si chiuderà il prossimo 15 dicembre 2009. Lo scudo interesserà quanti non siano oggetto di attività ispettiva o procedimento penale al momento della presentazione della dichiarazione riservata. Questi soggetti potranno far rientrare i propri capitali dall’estero dietro pagamento dell'aliquota equivalente al 5% del capitale emerso e con la totale garanzia di immunità per reati tributari e societari, tra i quali anche il falso in bilancio.

Una task force anti-evasione

La collaborazione extra-frontaliera in materia fiscale consentirà all’Agenzia delle entrate di istituire a breve una vera e propria task force contro i paradisi fiscali. Il direttore dell’accertamento delle Entrate, Luigi Magistro, annuncia che l’unità con sede a Milano si appoggerà alle diramazioni della Guardia di Finanza in almeno una dozzina di Paesi esteri.

Stretta sulle banche italiane

Partiranno dunque controlli a tappeto che coinvolgeranno anche le filiali estere delle banche italiane e gli altri intermediari residenti nel nostro Paese, tenuti a comunicare i dati relativi ai rapporti e alle operazioni effettuate da clienti italiani. Queste informazioni potranno essere utilizzate per verificare se i cittadini italiani hanno depositato soldi all’estero, comunicandolo al fisco nella dichiarazione dei redditi.

Banche dati: un incrocio pericoloso

Si chiudono così gli ultimi 'buchi' che nell’Anagrafe dei conti bancari, alla quale sono già segnalati 900 milioni di rapporti. Su un piano parallelo l’Agenzia sta già procedendo alla verifica dei movimenti bancari effettuati dai contribuenti italiani da e per l’estero, ma l’attività degli 007 del fisco non finisce qui. Già si stanno passando al setaccio tutti gli elenchi dell’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, che saranno incrociati con tutte le altre banche dati a disposizione. L’obiettivo, in questo caso, è quello di stanare i contribuenti che risiedono all’estero solo in modo fittizio.

Liste “nere”

Iniziano a comparire i primi elenchi dei contribuenti italiani che possiedono beni immobili, società e, in qualche caso, anche attività finanziarie all’estero. Nomi e cognomi sono trasmessi al governo italiano da altri stati europei, per poi essere confrontati dall’Agenzia delle Entrate con le dichiarazioni dei redditi presentate in Italia per verificare eventuali incongruenze.

 

 

 

 

 


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