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Fisco

Frana sul potere d’acquisto


Stipendi bassi e tasse pesanti, così l’Italia perde terreno


Ftaonline News, Milano 23 Dic 2011 - 17:18

Una frana: quella che ha eroso il potere d’acquisto dei salari degli italiani è stata una vera e propria frana, determinata dall’effetto combinato della scarsa crescita degli stipendi (tanto dal punto di vista contrattuale, quanto da quello reale) e della corsa dell’inflazione. Una situazione preoccupante – soprattutto i vista dell’entrata in vigore dell’ultima, severa manovra economica – resa ancor più dolorosa dal confronto con gli altri Paesi: l’Italia perde terreno su scala internazionale.

 

Una lunga scivolata all’indietro

 

Secondo rilevazioni Ocse – con dati relativi al 2010 – i salari italiani sono inferiori alla media degli stipendi dei 34 Paesi maggiormente industrializzati. Nella graduatoria dei salari netti, il nostro Paese si colloca al 22esimo posto con 25.155 dollari annuali (circa 19.350 euro), ossia mille euro in meno della media Ocse e quasi 4mila euro in meno della media dell’Ue a 15.

 

Se si racchiude il confronto ai soli Paesi del G7, il nostro Paese è in ultima posizione. Logica conseguenza di dati che mostrano come la retribuzione netta annuale italiana sia 11mila euro inferiore a quella del Regno Unito, 5mila euro più bassa rispetto a quella tedesca, 2mia euro inferiore a quella francese e persino 1.500 euro più bassa di quella spagnola.

 

La colpa è anche della tassazione

Secondo l’Ocse a incidere in maniera pesante sulle retribuzioni degli italiani, in questi anni, è stato il livello di imposizione fiscale. Sui 34 Paesi presi in considerazione dall’Ocse, l’Italia è al quarto posto, con un prelievo fiscale pari al 46,9% se si prende in considerazione la retribuzione media di un lavoratore single senza figli.

 

Gli unici Paesi in cui il Fisco è più severo con gli stipendi dei contribuenti sono: Belgio (55,4%), Francia (49,3%), Germania (49,1%) e Austria (47,9%). Più leggera la situazione per spagnoli, olandesi e danesi (che subiscono una pressione fiscale stimabile al 38-39%) e per i britannici (32,7%).

 


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