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Fisco

Multe e bollette: quando scade la ricevuta?


Le cartelle pazze non sono più un problema, basta conservare le ricevute di pagamento, ma per quanto?


FTAOnline, Milano 09 Gen 2009 - 08:54

Le multe vanno fatte invecchiare per almeno 5 anni prima di poter essere buttate. Lo stesso trattamento dovrebbe essere riservato per quelle ricevute che, ammassate in tanti fascicoli in un mobile dello studio, possono dimostrare l'avvenuto pagamento di una tassa. Tempi tecnici per evitare di pagare due volte la stessa contravvenzione, nel primo caso, o per scongiurare l'arrivo di cartelle di pagamento per tributi già pagati, le cosiddette «cartelle pazze».

Alcuni documenti, sebbene non siano soggetti a obbligo di conservazione, è opportuno che vengano conservati:

  • il libretto di lavoro o le lettere di assunzione, di licenziamento o di dimissioni;
  • le buste paga e gli atti di matrimonio, di separazione e di divorzio, i contratti di affitto registrati;
  • gli atti notarili di compravendita o le visure catastali dei terreni e dei fabbricati;
  • i contributi previdenziali Inps o le casse di previdenza, le sentenze di tribunale, perfino i risultati degli esami medici.

Pagamento delle imposte

In ambito fiscale, consigliano gli esperti, è bene tenere ampi i margini di conservazione rispetto al lasso previsto per legge. E’ il caso, ad esempio di Iva e Ici, per cui è opportuno  prolungare di 2 anni l’archiviazione delle ricevute di pagamento, considerato che spesso vengono prorogati i termini per il relativo controllo.

Per i contribuenti che non si sono avvalsi delle sanatorie previste dalla legge 289/2002 (Finanziaria 2003) i termini per l'accertamento, di cui ai Dpr 600/73 e 633/72, sono stati prorogati di due anni.

A partire dall'anno 2003 si applicano i normali termini di accertamento. Gli avvisi di accertamento vanno notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione.

In caso di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla, l'avviso di accertamento può essere notificato fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata. Il 31 dicembre 2008 è dunque scaduto il termine per l'accertamento nei confronti dei contribuenti che avevano presentato nei termini, nell'anno 2004, la dichiarazione dei redditi, dell'Iva o dell'Irap, modello Unico 2004 compreso. Per le dichiarazioni relative all'anno 2008, da presentare nel 2009, i termini per l'accertamento scadranno il 31 dicembre 2013.

Le cartelle di pagamento

Diversi invece i termini di scadenza previsti, a pena di decadenza, per la notifica delle cartelle di pagamento. L'agente della riscossione, infatti, notifica la cartella al debitore iscritto a ruolo o al coobbligato nei confronti dei quali procede, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre:

  • del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, o a quello di scadenza del versamento dell'unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell'anno in cui la dichiarazione è presentata, per le somme che sono dovute a seguito dell'attività di liquidazione automatizzata (Dpr 600/73);
  • del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che sono dovute a seguito dell'attività di controllo formale prevista dal Dpr 600/73;
  • del secondo anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell'ufficio.

Crediti tributari

Per i crediti tributari si applica la prescrizione ordinaria decennale dalla data di iscrizione a ruolo. In tema di rimborsi delle imposte dirette, le imposte pagate in più, che risultano dalle dichiarazioni presentate fino al 30 giugno 1997 (Irpef e Irpeg), vanno rimborsate ai contribuenti, senza tenere conto del limite decennale di prescrizione (legge 350/2003).

Contravvenzioni

Toccando il delicato tasto delle multe invece è opportuno ricordare che le ricevute dei pagamenti per contravvenzioni stradali vanno conservate per cinque anni. Perché, spiega la sentenza 5828/2005 della Corte di cassazione, è questo il tempo necessario perché cadano in prescrizione i crediti per le sanzioni inflitte in base all'articolo 209 del Codice della strada.

 


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