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Fisco

Ici sul fotovoltaico,alcuni chiarimenti


Paventata l’imposta comunale sui parchi fotovoltaici


FTAOnline, Milano 13 Mar 2009 - 10:53

Esce dalla porta delle prime case per rientrare dalla finestra delle rinnovabili. Parliamo dell’imposta comunale sugli immobili che, stando ad una Circolare dell’Agenzia del Territorio emanata lo scorso novembre, dovrebbe essere ora applicata ai parchi fotovoltaici.

La circolare ha naturalmente inaugurato un contenzioso tra Assosolare (l’associazione di categoria dei produttori del settore) e l’Agenzia stessa.

Parchi solari e non opifici

Il problema, sottolineano quelli di Assosolare è di natura concettuale oltre che economica. Per un impianto da 8 megawatt si andrebbero a spendere 140 milioni all’anno, troncando le gambe al mercato del solare termico. IL giro d’affari del fotovoltaico infatti avrebbe totalizzato entrate per 800 milioni di euro nel solo 2008, con una crescita del 500% sull’anno precedente.

Ragioni di natura tecnica, sostiene inoltre l’Associazione, escludono come già reso l’applicazione dell’ICI ai pannelli fotovoltaici.

I parchi solari non costituirebbero infatti, come invece sottolineato dalla Circolare, opifici in senso tecnico (categoria catastale D1), in assenza di una connessione strutturale tra i pannelli e il terreno. Il che dovrebbe avere un effetto di riduzione sostanziale della base imponibile ICI. Un altro argomento oggetto di discussione riguarda la natura pubblica delle finalità del fotovoltaico, sancita per legge dal decreto legislativo n. 387/2003, unitamente alla peculiarità strutturale dei parchi (che insistono su terreni che mantengono la propria destinazione ed uso “agricolo”).

Giro d’affari limitato

Ma come si è sviluppata l’industria del solare nel nostro paese? Dietro le luci di un mercato incentivato da un miliardo di euro (tre miliardi, compreso l'indotto), e in crescita a tre cifre, (300 megawatt istallati nel 2008, al 140% in più) si cela un'industria nascente del fotovoltaico italiano ancora fragile, ad alta intensità di importazione, persino costellata di posizioni di rendita. E da un sistema autorizzativo, per gli impianti solari (e produttivi) piuttosto caotico, discrezionale, diverso Regione per Regione, persino assessorato per assessorato.

Margini ancora limitati

Sono di sicuro molti: 200 produttori di silicio, fette (Wafer), celle e moduli, 314 distributori e istallatori (senza contare alcune migliaia di operatori locali non specializzati) e inoltre oltre 110 imprese di produzione fotovoltaica elettrica e trading di energia.

Eppure, su un miliardo di mercato finale (e circa 100 milioni di euro di fondi pubblici finora investiti nel conto energia) il margine operativo lordo generato dalle imprese fotovoltaiche di origine italiana (il 74% degli istallatori e solo il 38% di chi produce celle e moduli) viene stimato in soli 180 milioni di euro, pari al 28% del margine complessivo generato lungo le diverse fasi della filiera.

Troppo poco, si importa il 40% delle celle e il 98% del silicio, ovvero i segmenti in cui i margini sono più elevati. E le imprese che producono celle si contano sulle dita di una mano (Eni, Solsonica, XGroup, Helios e Ommniasolar).

 

 


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