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Fisco

Fisco: è partito il nuovo redditometro


Al 20% la soglia che fa scattare l'accertamento.


FTAOnline, Milano 21 Ago 2013 - 09:27

E’ entrato in funzione lo scorso 19 agosto il nuovo redditometro, lo strumento progettato dall’Agenzia delle Entrate per rendere più efficace la lotta all’evasione. Pochi giorni per il rodaggio e il nuovo sistema sarà in grado di scoprire i primi potenziali evasori fiscali. E se c’è qualcosa che non va i contribuenti saranno chiamati a presentarsi negli uffici dell’Agenzia delle Entrate  per spiegare come hanno fatto a spendere così tanti soldi dopo aver dichiarato al Fisco così poco già nei primi giorni di settembre.

Come funziona
Il nuovo metodo di ricostruzione del reddito si applica agli accertamenti relativi ai redditi dichiarati a partire dal 2009, mentre per quelli precedenti valgono le vecchie regole. Scopo dell’indagine è  quello di confrontare i redditi dichiarati con le spese sostenute dal contribuente e il tenore di vita ricostruito attraverso elementi certi (tenendo conto anche del reddito familiare).

Come funziona il redditometro?  In sostanza il redditometro mette a confronto la spesa complessiva ed effettiva del contribuente con il reddito dichiarato. Il sistema è in grado di ricostruire per ciascun contribuente le spese effettuate di cui l’amministrazione fiscale ha certezza ovvero le “spese certe” presenti nell’Anagrafe tributaria o indicate dal contribuente stesso in dichiarazione dei redditi) le “spese per elementi certi” (le spese per mantenere i beni presenti in Anagrafe, quali l’abitazione o i mezzi di trasporto), la quota relativa agli incrementi patrimoniali e la quota del risparmio formatasi nell’anno.

Ciò permette di incentrare il contraddittorio su dati certi e situazioni di fatto oggettivamente riscontrabili, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’incidenza delle presunzioni. Nel caso si verifichino scostamenti superiori al 20%, scatta l’accertamento e il contribuente dovrà fornire elementi che giustifichino la differenza.

  1. Nella prima fase di verifica gli ispettori concentrano l’attenzione solo sulle anomalie più evidenti, ovvero dove si riscontrino troppe differenze tra il dichiarato e la spesa accertata (tenendo conto anche del reddito familiare complessivo). In questa prima fase l’Amministrazione finanziaria non prende in considerazione le spese medie Istat. Se la situazione è poco chiara il  contribuente è chiamato a dare delle spiegazioni, ad esempio, dimostrare che la casa o l’automobile è stata acquistata con i risparmi degli anni passati, o con soldi già tassati.  Se queste risultano convincenti la pratica si chiude.
  2. Se invece le indicazioni fornite dal contribuente risultano poco soddisfacenti, si apre una seconda fase del contraddittorio. Il Fisco chiede ragione ai contribuenti anche delle spese “stimate”, cioè di quelle più piccole ed appunto calcolate in base agli indici Istat (come il vitto, le spese per i vestiti, i trasporti, il tempo libero). In questa fase sono tenute in considerazione anche le spiegazioni logiche da parte del contribuente (e non necessariamente prove documentali) per contestare le spese presunte (per esempio l’uso dell'auto di un parente o della mensa aziendale).
  3. Se anche dopo la seconda fase, le spiegazioni del contribuente non risultano esaustive, e quindi il fisco pretende di far pagare le tasse sul reddito effettivo calcolato con il redditometro, e non su quello dichiarato, si apre l’accertamento formale. L’Amministrazione dovrà quantificare il maggior reddito accertabile e la maggiore imposta da pagare, e chiedere al contribuente di aderire al pagamento delle somme richieste. Al contribuente non resta che pagare entro 15 giorni ( così da ottenere uno sconto sulle sanzioni) o avviare un contenzioso facendo ricorso alla giustizia tributaria.

 


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