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Fisco

Quanto è difficile donare in Italia


Nel nostro Paese è bassa la deducibilità delle donazioni liberali


FTAOnline, Milano 15 Feb 2012 - 12:10

Complicatissimo Fisco italiano, così complicato che rende la vita impossibile anche a chi vuole fare una donazione. La normativa fiscale italiana permette di dedurre dalle tasse solo una piccola quota di quanto si dona, mettendo un freno alla liberalità dei contribuenti dello Stivale. Se la scarsa incentivazione delle donazioni rappresenta un controsenso per un Paese con un patrimonio culturale molto vasto e costoso da mantenere, nel decreto “Cresci Italia” si tenta un primo passo verso il superamento di questa impasse con l’introduzione di una deducibilità maggiore per le istituzioni scientifiche.

La novità del Cresci Italia

Nel tentativo di dare una scossa al mondo della ricerca, il governo ha inserito nel testo del decreto “Cresci Italia” la previsione di una deducibilità maggiore rispetto a quella attualmente possibile per le donazioni indirizzate alle sole istituzioni scientifiche.

Gli enti che rientreranno nell’ambito di applicazione della norma non sono ancora stati individuati, ma più di qualcuno si aspetta che la nuova disposizione abbia un impatto positivo. Ha spiegato in un’intervista a Repubblica.it Francesco Perrini, titolare della cattedra di social entrepreneurship & philanthropy management presso l'Università Bocconi: “Vedremo, magari sarà un passo avanti significativo. Certo, il gap da colmare è immenso, ma poi non è solo questione di convenienza fiscale: in America esiste veramente una cultura della donazione che è straordinaria, innata nella popolazione, di profondo radicamento e risultati grandissimi”.

La normativa italiana attuale

Allo stato attuale, le norme riguardanti la deducibilità delle donazioni liberali sono molto stringenti: i privati cittadini, infatti, non possono dedurre più del 2% del reddito; le imprese, invece, possono erogare denaro tramite le sponsorizzazioni, ma non possono risparmiare in tasse una cifra equivalente a quella donata.

Facciamo l’esempio pratico di un’impresa che abbia 2 milioni di euro da mettere a disposizione per un restauro. La normativa fiscale italiana prevede che un’azienda che affronta spese di sponsorizzazione non possa dedurre niente sull’Irap, mentre sull’imposta sul reddito potrà risparmiare l’1,3% sui primi 10 milioni di euro di ricavi, lo 0,5% per i ricavi da 10 a 50 milioni di euro e lo 0,1% sui ricavi da 50 a 100 milioni di euro. In sostanza, supponendo che i ricavi dell’impresa siano pari a 100 milioni di euro, la deducibilità sarà di 390mila euro sui 2 milioni di euro donati.

Cifre identiche a quelle riportate nell’esempio porterebbero a risultati assai diversi se l’azienda operasse negli Stati Uniti. Oltreoceano, infatti, se l’azienda decidesse di donare 2 milioni, riuscirebbe a dedurre l’intera somma da quanto dovuto al Fisco.

Sempre su Repubblica.it, Corrado Rosano, socio fondatore dello studio Nunziante Magrone di Roma, spiega la particolarità del caso italiano: “L’esempio si riferisce al caso in cui di fronte al fisco la donazione viene qualificata come "di rappresentanza". Se venisse accettata come "pubblicità", cioè avente un riflesso diretto sul fatturato aziendale, avrebbe un trattamento più favorevole, potrei sottrarre per intero dal reddito imponibile la spesa. Ma negli ultimi tempi è diventato sempre più complicato avere l’interpretazione più favorevole. È un controsenso: lo spirito delle donazioni deve essere proprio quello del disinteresse, del puro piacere nel contribuire al progresso sociale del Paese. Come in America”.

 


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