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Fisco

Cosa sapere sull’IMU


Come calcolare l’aliquota dell’Imu e cosa sapere per ottenere agevolazioni.


13 Dic 2012 - 17:25

L’Imu sta per scadere, mancano precisamente 7 giorni per pagare l’imposta municipale propria. L’iter burocratico da seguire non è semplicissimo ma per coloro che possiedono solo l’abitazione principale le cose si semplificano, e per calcolare l’ammontare basta ricordare tre semplici step, come rivela l’articolo de Il Sole 24 ORE del 10 dicembre 2012:

  • applicare al valore dell’immobile l’aliquota decisa dal consiglio comunale
  • sottrarre dall’imposta dovuta per tutto il 2012 la detrazione di 200 euro (eventualmente maggiorata di 50 euro per ogni figlio convivente di età non superiore a 26 anni)
  • sottrarre quanto versato con l’acconto di giugno (o con gli acconti di giugno e settembre, per i pochi contribuenti che hanno scelto di spacchettare in due tranche l’acconto)
  • il risultato va poi arrotondato all’unità di euro e versato al Comune, indicando il codice tributo 3912 se si utilizza il modello F24, oppure limitandosi a compilare la casella “Abitaz. Princ.” del bollettino postale.

Da ricordare

In generale, l’aliquota da pagare per la prima casa è decisa e imposta dalle delibere comunali anche se ci sono delle condizioni che fanno variare l’importo della quota da pagare.

Esistono casi in cui l’aliquota sale in base al valore dell’immobile: si applica una tassazione più elevata alle abitazioni di pregio e/o una tassazione ridotta su quelle censite in categorie più modeste. Milano, ad esempio, tassa allo 0,36% le case di tipo popolare (A/4) e ultrapopolare (A/5) e allo 0,6% le case di tipo signorile (A/1), le ville (A/8) e i castelli (A/9), lasciando lo 0,4% per gli alloggi di tipo intermedio. E anche Arezzo, Catania, La Spezia, Piacenza, Pistoia e Rimini si muovono secondo la stessa filosofia, sia pure con aliquote e categorie catastali diverse.
Il problema è che non sempre l’accatastamento riflette la situazione reale e questo crea problemi di equità.

Il reddito procapite è un altro indice di valutazione nel determinare l’aliquota da pagare: ci sono infatti alcuni comuni che riducono l’aliquota alle famiglie con un valore Isee sotto una certa soglia. Ad esempio, 7.500 euro ad Alessandria, 17mila a Novara. Altri, invece, considerano il reddito e l'età del proprietario, oltre alla categoria catastale dell'immobile, come succede a Teramo.

Nei nuclei familiari dove sono presenti disabili o portatori di handicap, il valore dell’aliquota da pagare scende. Questa regola ad esempio si applica a Chieti, Venezia, Verona e Vicenza. Da una città all'altra, però, cambia la definizione di «invalidità»: a volte servono i requisiti della legge 104/1992; altre volte bisogna comunque avere un Isee inferiore a un certo importo. E ci sono anche riduzioni d'imposta per chi sta rimborsando un mutuo (Pescara) o per le famiglie in cui ci sono minori in affido (Lodi).

Alcuni comuni, inoltre prevedono la riduzione dell’aliquota di ben 200 euro: agevolazione che in genere è sottoposta a restrizioni più o meno severe e che solo Monza, tra i capoluoghi, alza a 300 euro per tutti i proprietari. A Bari e Crotone, ad esempio, conta il reddito del proprietario. A Macerata vale l’Isee della famiglia. A Bolzano, Frosinone e Rimini conta la presenza di invalidi o disabili in famiglia, variamente individuati.

Infine la casa: per poter ottenere uno sconto sull’aliquota, bisogna considerare la struttura della casa. Ad esempio, quando due alloggi vengono utilizzati come abitazione principale, l’aliquota e la detrazione si possono applicare a entrambi solo se sono stati “uniti” sotto il profilo catastale. Da non dimenticare le pertinenze: quelle tassate con l’abitazione possono essere al massimo una per ognuna di queste categorie catastali: C/2 (cantine, soffitte, magazzini), C/6 (box auto) e C/7 (tettoie).

 


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