ATFund - MiFID II. La trasparenza è il futuro

Massimo Scolari, presidente di Ascofind, evidenzia i ritardi del nostro Paese nell’attuazione della direttiva che impone massima visibilità sui costi legati a un investimento. Allo stesso tempo è convinto che le cose miglioreranno



The Van, 09 Gen 2020 - 10:39

Informazioni chiare e complete per il cliente, che deve essere messo in condizione di comprendere il costo del suo investimento, inclusi i pagamenti di terze parti. Ecco, in estrema sintesi, l’obiettivo della direttiva europea MiFID II, in vigore ormai da gennaio 2018. Un vero e proprio cambio di passo in termini di chiarezza e trasparenza, che obbliga consulenti e intermediari finanziari a indicare costi e oneri sostenuti dai sottoscrittori di un prodotto d’investimento, sia direttamente che indirettamente.
Più nel dettaglio nella rendicontazione annuale dovranno essere indicati, ai risparmiatori, i costi effettivamente sostenuti ogni anno, sia in percentuale sia in valore assoluto, in modo che ciascuno possa verificare immediatamente quanto questi abbiano inciso sul suo patrimonio e sui rendimenti dell’investimento.
In teoria sembra tutto chiaro. In pratica, però, alcuni intermediari sono in ritardo nella produzione di questa informativa tanto che, nei mesi scorsi, Consob (l’autorità di vigilanza sulle società quotate) ha invitato i ritardatari a rimettersi al più presto in carreggiata.
Nessun problema invece per chi sceglie ATFund, il mercato dei fondi aperti quotati lanciato da Borsa Italiana nel 2018, che tra i propri punti di forza vanta l’efficienza, la standardizzazione (attraverso la propria banca o il proprio broker chiunque può acquistare un fondo quotato), la trasparenza e la chiarezza in tema di costi, con l’azzeramento di alcune voci rispetto ai canali tradizionali (l’investitore non sostiene costi di sottoscrizione e di rimborso). Anche in quest’ottica, ATFund, che oggi conta 30 emittenti e 114 fondi, ha grandi potenzialità e margini di crescita.
Sul tema dei costi e della MiFID II un’opinione autorevole è quella di Massimo Scolari, presidente di Ascofind, l’Associazione che riunisce le società di consulenza finanziaria, secondo il quale l’obiettivo della nuova direttiva comunitaria è chiaro e al tempo stesso semplice: «Gli intermediari devono fornire informazioni sintetiche, ma esaustive ai propri clienti: serve totale chiarezza sugli oneri sostenuti a fronte degli investimenti e della consulenza», come racconta in questa intervista.

ATFund MiFID II La trasparenza è il futuro

Dottor Scolari, la prima domanda è forse scontata: come devono essere evidenziati i costi?
«I costi devono essere evidenziati ed esplicitati in forma aggregata, in valore monetario e non solo percentuale: il cliente non deve perdere tempo a fare i conti, perché sarebbe complicato e laborioso. Il tutto deve funzionare come quando andiamo a fare la spesa: guardiamo il conto totale, espresso in valori assoluti, poi se abbiamo qualche dubbio, leggiamo bene lo scontrino, cioè le spese in forma analitica. Per quanto riguarda i prodotti di investimento, vanno indicati i costi ex ante e i costi ex post, con questi ultimi che vanno forniti, in maniera regolare, almeno una volta all’anno».

Proprio la trasparenza ex ante ed ex post è un aspetto cruciale della nuova normativa.
«Assolutamente sì, il cliente deve avere un’informazione personalizzata e facilmente comprensibile. La piena trasparenza deve caratterizzare tutta la durata del processo di investimento, prima con l’indicazione dei costi relativi all’operazione e dopo, cioè una volta che l’investimento è a regime e si “vedono” i primi risultati, anche perché l’effetto cumulativo sul rendimento è molto importante da valutare. Senza dimenticare i potenziali oneri associati a eventuali switch di portafoglio.
Riprendo la metafora del supermercato, che trovo molto azzeccata: quando giriamo per le corsie, possiamo vedere i prezzi e confrontare i vari prodotti, e questo è un caso che potremmo paragonare all’informativa ex ante. Quando poi arriviamo alla cassa, però, dobbiamo sapere in tutto quanto abbiamo speso, ed ecco la similitudine con la trasparenza ex post. In sostanza, costi e oneri devono essere comunicati e ogni intermediario e consulente deve rendere noti i costi a lui imputabili. Tuttavia, se un consulente suggerisce a un cliente un intermediario, ha l’obbligo di comunicare anche i costi di quest’ultimo. Altro punto chiave è quello delle cosiddette “retrocessioni” (rebates), cioè la remunerazione dell’intermediario da parte della casa prodotto. Qualcuno potrebbe obiettare che tutto ciò possa generare un eccesso di trasparenza. Ma io non penso, perché il cliente deve sapere che non ha ricevuto un servizio gratuito».

Il mercato italiano come ha recepito la direttiva MiFID II? Lo scorso febbraio Consob ha formulato un preciso richiamo agli operatori ancora in ritardo.
«Una recente analisi condotta da Moneyfarm, nota società fintech, e dal Politecnico di Milano non ha portato a risultati particolarmente confortanti. Attraverso un’operazione di mistery shopping alcune persone si sono finte clienti e hanno scoperto che, nel 75% dei casi, la documentazione non riportava tutte le informazioni richieste, a partire dall’impatto dei costi sui rendimenti. Proprio quest’ultima voce, in Italia, risulta molto elevata, anche nel comparto azionario: troppo spesso i clienti guadagnano troppo poco a causa dell’erosione dei rendimenti da parte dei costi elevati.
Poi c’è il tema della separazione tra costi di produzione e distribuzione del prodotto, visto che in altri Paesi funziona diversamente. Non dimentichiamoci poi delle cosiddette “on-going charge”, che includono le commissioni di gestione e distribuzione, ma non i costi di transazione che il fondo sostiene; questo è un punto chiave, soprattutto per quei prodotti che prevedono un’ampia rotazione di portafoglio».
Un punto chiave che però non riguarda i fondi quotati: questi prodotti, infatti, non sono distribuiti attraverso le consuete modalità, ma acquistati direttamente su ATFund, senza costi di distribuzione. Un altro motivo per guardare con interesse a questo mercato.


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