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I protagonisti

ATFund Fondi quotati – «Un mercato dalle potenzialità illimitate»

31 Ott 2018 - 15:20

Alexandre Vecchio (Aeneis Partners): «La svolta può arrivare se Borsa Italiana diventa il canale principale per l’acquisto dei fondi»



«Siamo nati nel giugno 2014 con l’idea di portare in Italia l’expertise di asset manager esteri proprio perché in quel momento Borsa Italiana aveva annunciato l’avvio del segmento dei fondi quotati». Non poteva essere più esplicito Alexandre Vecchio, Director di Aeneis Partner, boutique finanziaria con base a Londra che vanta un’importante esperienza su ETF, fondi aperti e soluzioni d’investimento per il mercato italiano: «La nostra mission è offrire servizi e consulenza su misura a società di asset management internazionali che vogliono sbarcare nel nostro Paese». Un trait d’union tra il nostro Paese e l’esterno, quindi, che ci aiuta a capire meglio le potenzialità di un segmento, quello dei fondi aperti quotati, che sta cercando di ritagliarsi sempre più spazio. L’intervista non può che partire da qui.

vecchio big

Alexandre Vecchio, come si è avvicinata Aeneis Partner a questo mercato? E perché?
«Diversi investitori esteri hanno intuito fin da subito le grandi potenzialità di questo mercato. Tra questi, ci sono tre società che abbiamo supportato per garantirne l’approdo in Italia: Aism, Rivage Investment e TCW. In quest’ultimo caso, ci tengo a sottolinearlo, parliamo di una società di asset management con sede a Los Angeles, leader mondiale nel fixed income, approdata con i propri fondi sul listino di Borsa Italiana: tra questi vorrei citare Net West Total Return, accessibile a qualunque investitore italiano, istituzionale o retail. Questi investitori hanno colto la “palla al balzo” entrando presto in un mercato che in seguito ha trovato difficoltà a causa di un’accessibilità limitata da parte delle banche, con la maggior parte delle case orientata a percorrere il canale della distribuzione più tradizionale».

Questo mercato, negli ultimi tempi, ha riacquistato forza e visibilità. Quali sono secondo lei le prospettive?
«La mia impressione è che i freni di cui parlavo prima si stiano progressivamente allentando per una serie di motivi, tra cui anche le disposizioni contenute nella MiFID II: auspico, quindi, che il canale di Borsa Italiana diventi presto uno dei principali per l’acquisto di fondi, come è avvenuto del resto in passato per gli ETF.Con la nascita di ATFund è stata pubblicata la lista degli intermediari aderenti ad sul sito di Borsa e magari questo potrebbe spingere anche i competitor a muoversi in tal senso. Allargando lo sguardo, poi, vedo altri segnali positivi: in questa fase, infatti, la consulenza indipendente è in crescita e sta ormai diventando effettiva con un albo dedicato, mentre la consulenza più tradizionale si muove verso sistemi dove conta sempre di più la performance e meno la profittabilità».

Che cosa manca al mercato dei fondi quotati, ATFund, per decollare definitivamente? Quali suggerimenti si sente di dare?
«A mio avviso il mercato gestito da Borsa Italiana offre sicuramente delle grandi garanzie perché è molto standardizzato, con regolamento e cut-off ben definiti. Tuttavia, proprio questa standardizzazione non consente di abbracciare tutto il mondo dei fondi, che è differente e non sempre segue queste regole. Così facendo, insomma, si taglia fuori una parte importante dell’industria. Al di là di questo però, ritengo che la svolta, per il mercato dei fondi quotati, arriverà dalla decisione sui metodi di consulenza e di distribuzione che verranno adottati dal sistema del wealth management italiano. Fino a oggi questo segmento ha espresso ben poco del suo potenziale, ma se domani, ad esempio, Borsa Italiana diventasse il canale principale per l’acquisto di un fondo, allora le potenzialità sarebbero illimitate».


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