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I protagonisti

ATFund - "Dai fondi quotati vantaggi per tutti"

The Van  03 Apr 2018 - 15:15

Secondo Massimo Scolari, presidente di ASCOSIM, si tratta di un’importante opportunità per gli investitori e per tutta l’industria. Anche in ottica Mifid II



«Sono molto fiducioso sullo sviluppo del mercato dei fondi quotati a Piazza Affari. È importante che Borsa Italiana abbia messo a disposizione degli investitori un’opportunità di questo tipo». È questa, in estrema sintesi, l’opinione di Massimo Scolari, presidente di ASCOSIM, l’Associazione delle società di consulenza finanziaria, che sottolinea anche un altro punto: «Il percorso intrapreso mette il nostro listino in primo piano a livello internazionale. Borsa Italiana ha dimostrato di avere una visione lungimirante: siamo molto contenti , come ASCOSIM,  di supportare lo sviluppo di questo mercato che aiuta la consulenza indipendente, e viceversa, in un quadro assolutamente sinergico».

Scolari, laureato in economia politica presso l'Università Bocconi di Milano, dopo un triennio al Servizio Studi della Banca d'Italia ha collaborato con il gruppo Banca Sella come amministratore delegato di Gestnord Fondi Sgr. Oggi, oltre alla carica in ASCOSIM, ricopre anche quelle di presidente di CompAM Fund, Sicav di diritto lussemburghese, e di consigliere indipendente di Classis Capital Sim e Zenit Sgr. È certamente fra le persone più indicate, quindi, per parlare di fondi quotati e inaugurare così questa sezione del sito di Borsa Italiana.

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La prima domanda è d’obbligo: quali sono i vantaggi di un mercato di fondi quotati?

«Innanzitutto, direi che è positiva l’esistenza di un mercato che consenta agli intermediari di avere un facile accesso ad una piattaforma di negoziazione, di ampliare la gamma dei prodotti e presentare diverse possibili soluzioni d’investimento. Stiamo parlando di un listino specifico che ha grandi margini di sviluppo, ma già oggi può contare su un’ottima diversificazione grazie a quasi 130 fondi d’investimento offerti da 30 diverse case di consulenza. Il risparmiatore non è abbandonato a se stesso nella scelta: può avvalersi del servizio di consulenza delle banche o dei consulenti indipendenti».

Per gli investitori ci sono vantaggi anche in termini di costi? 

«Sì, perché i fondi presenti sul listino di Piazza Affari hanno quotato classi che presentano commissioni nettamente inferiori rispetto alle classi dedicate ai clienti retail dei fondi d’investimento, poiché non presentano il costo della distribuzione. Altri vantaggi vi sono nella tempistica certa di acquisto, vendita o anche di  passaggio da un fondo all’altro, anche di case di gestione diverse. Insomma, siamo di fronte a una soluzione che garantisce un’ampia diversificazione con costi di gestione più bassi: sono certo che con il tempo tutto ciò sarà sempre più apprezzato. Ciò costituisce un ottimo strumento di lavoro soprattutto per i consulenti indipendenti che offrono la consulenza alla clientela su un’ampia gamma di prodotti finanziari e senza i conflitti di interesse derivanti da accordi di commercializzazione».

Esiste il rischio che, proprio per questi motivi, lo sviluppo dei fondi quotati possa essere accolto con diffidenza da molti attori dell’industria del risparmio?

« E’ un rischio che non dovrebbe esistere, perché penso che ci sia spazio per tutti in questo settore. Banche e reti di consulenza fanno distribuzione e consulenza sui fondi d’investimento e hanno, di conseguenza, una propria politica di remunerazione e commissioni. È il modello prevalente e continuerà probabilmente a esserlo per tanto tempo. Piuttosto, quella di cui stiamo parlando è un’opportunità per ampliare le dimensioni del mercato creando vantaggi per tutti i suoi attori, senza portare via spazio a nessuno.

La stessa cosa è accaduta con i Pir, i piani individuali di risparmio che hanno creato opportunità per tutti: colgo l’occasione, peraltro, per dire che proprio i Pir sono presenti nel mercato dei fondi aperti e possono offrire forme d’investimento convenienti. In definitiva, è importante sottolineare che per il cliente, finora quasi “obbligato” a seguire una determinata strada, ci sia la possibilità di scegliere tra vari modelli di consulenza». 

A oggi, tuttavia, le dimensioni del mercato dei fondi quotati sono ancora ridotte.

«È evidente che siamo ancora in una fase iniziale: il mercato sta crescendo, però i volumi sono ancora contenuti. Naturalmente all’inizio i numeri sono piccoli, ma se l’idea è buona poi crescono. A questo proposito, faccio io una domanda: se avessimo guardato al mercato degli ETF nei suoi primi anni di vita, che cosa avremmo detto?»

I discorsi fatti finora valgono, a maggior ragione, con l’arrivo della nuova direttiva europea Mifid II

«Assolutamente sì, perché la nuova normativa rafforza il concetto di protezione degli investitori, introduce i servizi di consulenza su base indipendente e obbliga gli intermediari a garantire ai clienti un’attenzione nella selezione dei prodotti e degli strumenti finanziari al fine di agire nel miglior interesse del cliente. Anche per questo, se una banca si occupa di consulenza e gestione patrimoniale non può non considerare un mercato in cui ci sono fondi armonizzati secondo le direttive UE, che garantisce trasparenza sui costi, standardizzazione e quindi efficienza dei processi ».

Ci sono altri esempi, in Europa, di fondi quotati?

«Nei mercati lussemburghesi e irlandesi ci sono fondi quotati, che rappresentano più una “vetrina” che una reale opportunità per gli investitori. In diversi mercati europei ci sono dei progetti che stanno andando avanti, ma l’Italia sta facendo da apripista in questo settore e il mercato dei fondi quotati ci mette in primo piano a livello internazionale».


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