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Il mercato

La tecnologia di Borsa dà una spinta ai fondi quotati

14 Set 2018 - 12:35

Secondo Pierucci, di Borsa Italiana, «Ci sono i presupposti per una crescita del mercato. Noi mettiamo a disposizione degli emittenti una piattaforma web based – NIS Tech – di supporto per l’assolvimento degli obblighi regolamentari»



«Il team Fixed Income, SeDeX & ETFP Compliance and Operations, all’interno della Divisione Listed Company Supervision di Borsa Italiana, ha il compito di verificare il rispetto dei Regolamenti di Borsa. In pratica, monitoriamo il flusso informativo prodotto dagli emittenti presenti sui mercati non equity, quelli in cui sono quotati gli strumenti finanziari diversi dalle azioni (ETP, fondi quotati, covered warrants, certificates, fixed income, ndr),». L’intervista a Moreno Pierucci, che guida questo team, inizia da qui: dal perimetro del suo lavoro, per poi toccare il segmento dei fondi quotati passando per la tecnologia e i nuovi applicativi, che hanno un ruolo centrale in questo scenario. «Partiamo da un punto – interviene subito Pierucci –: le informazioni tecniche da fornire al mercato, legate al comparto non equity, sono tante e costantemente in crescita. Negli ultimi anni abbiamo riscontrato un aumento esponenziale di determinati strumenti finanziari: gli ETF, ad esempio, sono cresciuti tantissimo, poi sono arrivati i fondi aperti, a partire dal 2014, senza contare la crescita fatta registrare dal settore dei certificates e dell’obbligazionario».

pierucci big

In estrema sintesi, quindi, tra i vostri compiti c’è anche quello di facilitare l’invio di informazioni tecniche al mercato, corretto? E come lo fate?

«Sì, l’esigenza progressivamente emersa è stata quella di razionalizzare e veicolare in modo veloce e semplice le informazioni più importanti al mercato, andando incontro alle necessità degli emittenti e degli investitori. Abbiamo, quindi, pensato a uno standard di comunicazione delle informazioni tecniche essenziali per il mercato e così è nato NIS Tech. In pratica, abbiamo costruito una piattaforma web based modulare, estremamente agevole da utilizzare, che consente un’operatività molto ampia. Nella sua versione più evoluta, il NIS Tech mette in collegamento diretto i nostri sistemi con quelli degli emittenti con il vantaggio di minimizzare gli errori operativi, circoscrivendo l’intervento umano a una funzione di presidio e controllo sul processo e consentendo, quindi, anche consistenti riduzioni dei tempi e un complessivo efficientamento del processo di gestione della comunicazione. A oggi NIS Tech è già obbligatorio per SeDeX (il mercato telematico dei certificates, ndr) e a breve, in autunno, lo sarà completamente anche per gli ETP nonché, in prospettiva, per il mercato obbligazionario. Molto semplicemente, abbiamo inserito il suo utilizzo come requisito necessario all’ammissione alla negoziazione su mercati di Borsa: l’obiettivo è “coprire”, a breve, le comunicazioni di tutti gli emittenti non equity».

Ci può parlare, quindi, dell’utilizzo di NIS Tech per il mercato dei fondi quotati?

«NIS Tech per i fondi aperti è un elemento imprescindibile: attraverso questa piattaforma deve essere comunicato il Nav (cioè il prezzo al quale viene concluso un contratto, ndr) e il calendario del fondo contenente i giorni in cui il Nav è calcolato, dato fondamentale per la negoziazione dello strumento. In generale, per i fondi aperti il NIS Tech è un elemento infrastrutturale cruciale che deve essere utilizzato da tutti gli emittenti. Ha una struttura modulare che potrà essere arricchita: a oggi, oltre al Nav e al calendario del fondo, consente di comunicare anche altre informazioni come i dividendi e alcune operazioni straordinarie che afferiscono allo strumento come i cambi di denominazione. In aggiunta, è bene ricordare che attraverso il NIS Tech gli emittenti mettono a disposizione degli investitori i documenti obbligatori da normativa, ad esempio il prospetto e il KIID».

Ci può fare un esempio concreto di come funzionano le comunicazioni sul NIS Tech per la compravendita di un fondo quotato?

«Posto che T è il trading day, cioè il giorno in cui è concluso il contratto, il regolamento dell’operazione per i fondi aperti avviene al giorno T+3. Al giorno T il contratto viene concluso e poi valorizzato in base al Nav che l’emittente deve comunicare, tramite NIS Tech, entro le ore 17 del giorno T+1. In realtà, poi, è prevista anche una giornata “cuscinetto”: è possibile per l’emittente rendere noto il Nav, o eventualmente correggerlo, entro le ore 15 del giorno T+2. Al giorno T+3 avviene il regolamento su Monte Titoli, cioè lo scambio tra le quote del fondo e il corrispettivo dovuto».

Che prospettive di sviluppo vede per il mercato dei fondi quotati?

«Sono ottimista. È ovvio che ci sono dei vincoli di sistema: sappiamo bene, ad esempio, che non è facile per le piccole case prodotto ottenere, dalle banche e dalle grandi reti, visibilità per questi strumenti. Questo sarà un passaggio chiave e credo che MiFID II, la nuova direttiva europea rivolta agli operatori finanziari, possa aiutare: l’evidenziazione dei costi di distribuzione porterà, inevitabilmente, a considerare processi di vendita dei fondi aperti più efficienti. Vedo, insomma, presupposti positivi per il futuro anche perché si tratta di prodotti rivolti non solo a un pubblico retail, ma anche istituzionale. Dal mio punto di osservazione, stiamo facendo il massimo per agevolare gli emittenti offrendo un canale appropriato per la gestione della compliance dei prodotti: la creazione di NIS Tech ha portato a una razionalizzazione, semplificazione e alleggerimento del processo di comunicazione a carico degli emittenti, con notevoli vantaggi e benefici per il mercato di riferimento degli strumenti che gestiscono».

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