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Il mercato

PIR e Fondi quotati: che cosa serve per cambiare marcia

03 Set 2018 - 15:00

Quali sono le condizioni per innestare un circolo virtuoso tra Piani Individuali di Risparmio e mercato dei fondi aperti? Che ruolo potrebbe avere MiFID II? Ecco come hanno risposto gli esperti contattati



PIR e fondi quotati possono creare un circolo virtuoso che genera vantaggi per gli emittenti e per gli investitori e, in generale, per il mercato. Se nella prima “puntata” sui PIR avevamo concentrato la nostra attenzione sui loro canali distributivi e sul fatto che, in futuro, la digitalizzazione avrebbe potuto favorire i fondi quotati a dispetto dei tradizionali sportelli bancari (che oggi hanno ancora la meglio), questa volta – avvalendoci delle opinioni di alcuni autorevoli esperti – proviamo a mettere a fuoco le condizioni affinché questo scenario possa realmente prendere corpo, anche grazie all’avvento di MiFID II.

pir2 big

La chiave? Gestione autonoma del conto PIR

Secondo Luca Mainò, cofondatore e direttore generale di Consultique (società di consulenza finanziaria indipendente), la possibilità che i fondi quotati possano svolgere un ruolo di primo piano tra i prodotti di risparmio gestito “PIR compliant” è legata a una condizione molto semplice: l’investitore deve poter gestire autonomamente un conto titoli PIR. «Attualmente sono poche le soluzioni per un investitore che vuole scegliere e gestire autonomamente un conto titoli PIR, al di là che questo investa in fondi quotati, ETF, azioni o obbligazioni – fa notare –. Per l’investitore comune la soluzione più facile resta rivolgersi alla propria banca, che con tutta probabilità proporrà uno dei fondi da essa collocato. Per queste ragioni questi prodotti rischiano di intercettare una percentuale molto piccola rispetto ai flussi, anche superiori alle aspettative, che si sono riversati sui prodotti di risparmio gestito». Tuttavia, secondo Mainò, c’è un elemento che potrebbe giocare a favore del binomio PIR-fondi quotati: «La disclosure sui costi degli strumenti prevista da MiFID II potrebbe giocare in favore di tali strumenti caratterizzati, in alcuni casi, da una buona gestione».

Ci sono però alternative alle barriere del sistema

Al centro dell’attenzione, quindi, c’è la possibilità che il risparmiatore possa gestire autonomamente un conto titoli PIR. Cosa che, sottolinea Gabriele Villa, head of International Business di Directa, uno dei principali broker presenti sul mercato, «è offerta dalla nostra Sim, che permette ai clienti di creare un deposito amministrato PIR costruendo un portafoglio secondo le proprie necessità. Al momento siamo l’unica Sim in Italia a offrire una soluzione completamente personalizzabile, una cosa molto apprezzata: in alcuni portafogli PIR sono già inseriti dei fondi quotati su Borsa Italiana, siano essi fondi “PIR-compliant” che normali, per cui il continuo afflusso annuale di risorse destinate al conto PIR non potrà far altro che incrementare l’investimento indirizzato verso il mercato dei fondi quotati».
Anche secondo Lorenzo Scimia, head of FX e specialist trading di Banca Finnat, tra PIR e fondi quotati può innestarsi un rapporto virtuoso: «La chiave è l’accessibilità a tutti che il mercato offre: chiunque può costruirsi il proprio portafoglio, scegliendo e diversificando il rischio su più prodotti». Un’attività, questa, peraltro facilitata da un plus del mercato dei fondi quotati: «Non c’è un taglio minimo sul mercato: è possibile comprare anche una sola quota, e questo lo giudico un valore assoluto del mercato ATFund. Se le banche offrissero liberamente conti amministrati PIR, questi punti di forza sarebbero amplificati».


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