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Il mercato

ATFund – PIR e Fondi quotati, prove di avvicinamento

The Van  02 Ago 2018 - 15:22

I Piani Individuali di Risparmio hanno suscitato grande interesse da parte degli investitori. Ma quali sono i punti di contatto con il mercato dei fondi aperti? E quali le opportunità? Ecco come hanno risposto gli esperti contattati da noi



A oggi non si può certo dire che le strade dei PIR, i Piani Individuali di Risparmio, e dei fondi PIR quotati viaggino parallele. Ma non si può nemmeno affermare che si incrocino.
Il risparmiatore ha due modi per costituire un PIR: con la sottoscrizione diretta di un fondo o ETF PIR (che rispetti cioè i vincoli di investimento stabiliti) o utilizzando un dossier titoli PIR in cui inserire qualsiasi strumento finanziario che rispetti i vincoli d’investimento come azioni, obbligazioni, ETF, fondi, ecc.. Secondo un primo round di opinioni raccolte tra gli esperti del settore (a cui seguirà un altro nelle prossime settimane), l’industria non si è ancora strutturata in modo tale che gli strumenti “PIR compliant”, fondi aperti quotati e ETF, siano accessibili tramite il canale tradizionale – cioè lo sportello bancario – senza privilegiare i soli prodotti promossi dalla banca.

pir big

Che cosa sono i PIR

I “piani di risparmio a lungo termine”, o semplicemente PIR, sono stati previsti con la legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017) che ha delineato uno speciale regime fiscale agevolativo, finalizzato a promuovere l’investimento in piccole medie imprese con orizzonte di almeno 5 anni. L’agevolazione viene riconosciuta a persone fisiche fiscalmente residenti in Italia, nel limite di un importo non superiore, in ciascun anno solare, a 30mila euro ed entro un limite complessivo di 150mila euro. Si può parlare di PIR solo se il 70% del valore annuo è investito in strumenti finanziari emessi o stipulati con imprese residenti nel territorio italiano e di questo importo, almeno il 30% deve essere investito in strumenti finanziari di imprese che non facciano parte dell’indice FTSE MIB (le cosiddette piccole medie imprese).
L’agevolazione consiste in una esenzione dalle imposte sui redditi derivanti dagli investimenti “PIR compliant”.

Vantaggi reciproci

Ma quindi, PIR e fondi aperti quotati possono “andare d’accordo”? Secondo Stefano Sardelli, direttore generale di Invest Banca, «potrebbero beneficiare entrambi dei rispettivi trend di sviluppo: da un lato la crescente attenzione rivolta ai PIR potrebbe favorire la quotazione di nuovi fondi di questa tipologia in Borsa e, dall'altro, i fondi quotati potrebbero a loro volta approfittare del fermento sul lato PIR e del forte interesse dei risparmiatori verso questo nuovo strumento per offrire una versione più economica e facilmente accessibile».  

Con i fondi quotati PIR accessibili a tutti

Sulla sua stessa lunghezza d’onda Alberto Alfiero, vicedirettore generale di Banca Finnat, che chiarisce subito: «I fondi PIR, nel 2017 e anche in questi primi mesi del 2018, hanno dimostrato una straordinaria capacità di raccolta che si è realizzata, quasi totalmente, sul tradizionale canale del collocamento. Questo significa che i fondi quotati sono irrilevanti? No, ritengo che i fondi PIR quotati possano comunque avere una valenza per almeno due motivi: il numero di fondi di questo tipo è, per ora, relativamente esiguo; ci sono banche o reti di distribuzione che non includono i Piani Individuali di Risparmio nei propri prodotti. I fondi quotati, invece sono potenzialmente accessibili a tutti, anche a coloro che non hanno ancora avuto la possibilità di sottoscrivere un PIR perché, semplicemente, il loro abituale intermediario non ne colloca. In sostanza, quindi, i margini di crescita sono significativi». Il secondo elemento di interesse per i fondi quotati, secondo Alfiero, potrebbe invece risiedere nello sviluppo di dossier amministrati “PIR compliant”: «Per ora gli intermediari che offrono questa possibilità sono ancora pochi; tuttavia la legge la prevede. Per chi gestirà autonomamente un Piano Individuale di risparmio nel proprio dossier amministrato, quindi, i fondi pienamente conformi alla normativa PIR potranno rappresentare un utile strumento».

Ancora qualche tassello da sistemare…

Sembra di capire che le opportunità non manchino, anche se c’è ancora qualche elemento che deve andare a regime e su cui bisogna lavorare. A sostenerlo è Giuseppe Ganci, Cio di Compass Asset Management, secondo cui «gli obiettivi del regolatore di convogliare un numero sempre maggiore di risparmiatori su investimenti di lungo periodo, con un’attenzione al proprio Paese, sono condivisibili e ora l’industria deve trovare un giusto equilibrio tra mezzi e fini per modulare un’offerta competitiva». Secondo Ganci, tuttavia, «nello sviluppo dei PIR, al momento, hanno giocato un ruolo primario le reti di tipo tradizionale facendo leva sul contatto diretto con la clientela». Ma non si esclude che in futuro «con la digitalizzazione sempre crescente del nostro settore, anche il segmento dei fondi quotati possa rappresentare un canale interessante di incontro fra domanda e offerta».
Più prudente invece, Matteo Serio, direttore commerciale di AcomeA Sgr: «A livello di aggregato siamo ancora un po’ indietro, perché questi fondi vanno inseriti all’interno di un rapporto amministrato PIR e le banche, fino a questo momento, non si sono mosse in questa direzione».


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