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Gli emittenti

Quotazione su ATFund? Un'opportunità. Ma ci sono aspetti da migliorare

21 Set 2018 - 11:07

Secondo Marco Rosati, AD di Zenit, i fondi quotati creano nuovi spazi per le Sgr indipendenti, ma vanno resi più accessibili per i clienti retail



La quotazione dei fondi è «un'opportunità che crea spazi nuovi per le Sgr indipendenti, non a caso Zenit è stata tra i primi attori a muoversi su questo fronte». Ma c'è ancora da lavorare per rendere questo mercato «interessante per gli istituzionali e accessibile per il retail».
È questa l'opinione di Marco Rosati, amministratore delegato di Zenit, società di gestione del risparmio italiana, operativa dal 1995, che fin dagli inizi vanta come punti di forza l’assoluta indipendenza e l'assenza di conflitti di interesse nelle proprie scelte gestionali.
Oggi Zenit offre un’articolata e selezionata gamma di servizi di investimento armonizzati e un fondo mobiliare chiuso riservato che investe in mini bond. Non solo: tra i servizi messi a disposizione degli investitori ci sono anche le gestioni patrimoniali e la consulenza in strumenti finanziari. Inoltre, la società ha un'esperienza pluriennale sul mercato domestico ed europeo che le permette di offrire svariate soluzioni ai propri clienti, con un particolare focus sull'azionario italiano e sul segmento delle piccole e medie capitalizzazioni. Insomma, è l’interlocutore giusto per parlare di fondi quotati. La chiacchierata con Marco Rosati parte proprio da qui.

rosati big

Dottor Rosati, come si è mossa Zenit su questo segmento?

«La nostra Sgr, come sempre, è attenta alle novità operative che possano allargare e agevolare l’accesso dei risparmiatori al settore del risparmio gestito: fin dal dal 2015, non a caso, ci siamo attivati per quotare i nostri fondi, sia di diritto italiano sia di diritto lussemburghese.
La decisione finale è stata quella di quotare alcuni comparti della Sicav, gestiti in delega dalla nostra SGR: i loro nomi sono Zenit Global Opportunities, Zenit Stabilities e Zenit Stock Picking PIR. Il primo è un comparto flessibile, con una vocazione azionaria che può essere ricalibrata in base alle varie fasi del ciclo economico; il secondo può contare su un modello in grado di ottimizzare l’esposizione ai vari mentre il terzo è un azionario Italia compatibile con la normativa PIR».  

Qual è stato il vostro primo bilancio dello sbarco su ATFund? E qual è stato l'atteggiamento degli investitori istituzionali?

«Dalla quotazione di Zenit Multistrategy Sicav, abbiamo notato che gli istituzionali hanno continuato a operare sulle piattaforme già esistenti, con una grossa concentrazione su pochi nomi. La quotazione rimane un’opportunità che crea spazi nuovi per le Sgr indipendenti e siamo sempre pronti a ricandidarci qualora notassimo un incremento dei volumi e di interesse».

Anche alla luce di quanto detto sopra, di che cosa avrebbe bisogno, secondo lei, il mercato dei fondi quotati di Borsa Italiana per aumentare le proprie dimensioni?

«La quotazione potrebbe rappresentare un valido strumento per rendere l’accesso ai fondi più economico per il grande pubblico. A una condizione, però: che le banche e gli intermediari collegati alla piattaforma di trading la rendano effettivamente “accessibile”, altrimenti questo mercato rischia di non esprimere tutto il suo potenziale».


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