Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Gli emittenti

«Tra pochi mesi vedremo i risultati»

03 Dic 2018 - 15:21

Sergio Lovecchio, direttore generale di Pensplan Invest Sgr, è convinto che lo sviluppo della consulenza indipendente darà l’impulso decisivo al mercato dei fondi quotati



Per Sergio Lovecchio, direttore generale di Pensplan Invest Sgr, è solo questione di tempo. «A dicembre si parte con l’albo dei consulenti indipendenti: nel giro di qualche mese potremo vedere i primi effetti positivi sul mercato dei fondi quotati». Sarà questo il fattore decisivo per lo sviluppo di un segmento che ancora oggi deve fare i conti con un’oggettiva, citando sempre le parole di Lovecchio, «difficoltà di accesso alle negoziazioni riscontrata dai clienti che operano sulle principali piattaforme bancarie»? Non ci resta che attendere.
Nel frattempo scopriamo qualcosa in più su questa realtà, Pensplan Invest Sgr, e sui motivi che l’hanno avvicinata al mercato  ATFund. Iniziamo con la storia, unica nel suo genere: la società è stata costituita nel 2001 a Bolzano all’interno del progetto Pensplan, promosso nel 1997 come iniziativa pubblica per la promozione e lo sviluppo della previdenza complementare nella Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol. Poi, con il passare degli anni, la crescita delle competenze tecniche associate all’assunzione di figure professionali specifiche hanno consentito all’azienda di essere sempre più competitiva, flessibile, attenta all’innovazione nel settore finanziario e orientata a fornire soluzioni alle diverse esigenze dei clienti. Fino a sbarcare, proprio a inizio novembre, anche sul mercato dei fondi quotati con uno dei suoi prodotti di punta, Generation Dynamic PIR. Una storia che merita un approfondimento.

pensplan big

Dottor Lovecchio, quali sono i tratti distintivi di Pensplan?
«Premetto che attualmente siamo in una fase di trasformazione e riassetto azionario, visto che la società è destinata a essere controllata dalle province autonome di Trento e Bolzano. Oggi Pensplan Invest Sgr ha istituito tre fondi pensione aperti operanti in una regione in cui la previdenza complementare ha raggiunto un tasso di adesione del 50% sul totale degli occupati, contro una media nazionale inferiore al 30%. In parallelo abbiamo sviluppato una serie di competenze nel comparto finanziario, nel comparto del private debts (prima società in Italia a essere autorizzata all’istituzione di un fondo di minibond, ndr) e nel real estate».

Che cosa rappresenta Pensplan per il Trentino-Alto Adige?
«Oggi siamo un unicum nel panorama regionale: unica Sgr operante in regione con oltre 700 milioni di masse gestite – che presto supereranno il miliardo – con ampie e consolidate competenze in ambito finanziario. Il nostro obiettivo è fare della Sgr stessa uno strumento di riferimento degli enti locali per lo sviluppo del territorio e di supporto alle aziende, che oggi stiamo sostenendo attraverso il fondo Euregio Minibond e domani anche attraverso un fondo di venture capital. Senza dimenticarci di prestare attenzione anche al settore retail locale, al quale abbiamo messo a disposizione un fondo PIR e un fondo pensione, innovativo nella struttura e con un elevato profilo di responsabilità sociale».   

Come vi siete mossi invece sul fronte dei fondi quotati?
«In passato abbiamo quotato un fondo aperto sul mercato ETFplus di Borsa Italiana, ma forse il contesto non era pronto per uno strumento di questo tipo, tanto che non abbiamo avuto il successo preventivato. Volevamo raggiungere il pubblico retail, ma ci siamo “scontrati” con l’assenza, allora, di consulenti indipendenti. A inizio novembre, invece, siamo partiti sul nuovo mercato ATFund con la quotazione di Generation Dynamic PIR, istituto nel 2017 con, inizialmente, due classi dedicate rispettivamente agli istituzionali e ai risparmiatori privati, a cui è stata affiancata la classe dedicata alla quotazione».  

Perché avete deciso di quotare questo fondo?
«Per dar maggior spinta al prodotto e per offrire maggiore visibilità. Oggi con Generation Dynamic PIR raccogliamo circa 25 milioni di euro, ma vogliamo allargare il raggio di azione, avvicinare quei clienti preparati che scelgono il “fai da te” e abbracciare il mondo della consulenza indipendente. Si tratta di un prodotto che pone attenzione anche alle aziende del territorio, come peraltro il fondo sui mini bond, con una componente azionaria minima pari al 51% per dare sostegno effettivo alle Pmi italiane».

Quali sono i fattori che, secondo lei, potrebbero favorire il mercato dei fondi quotati?
«A dicembre partirà operativamente l’albo dei consulenti indipendenti. Il riconoscimento di questa figura professionale, oltre a rafforzarne la credibilità, offre risalto alle peculiarità del servizio offerto: l’indipendenza dalle case prodotto e l’attenzione all’interesse del cliente, la cui soddisfazione è fonte di guadagno per il professionista. Questa è una leva importante per il segmento dei fondi quotati: spero davvero che questo circuito virtuoso possa dare una spinta a questo mercato».

Quali elementi secondo lei invece vanno migliorati? E, più in generale, su quali aspetti bisogna lavorare per effettuare un ulteriore salto di qualità?
«Abbiamo notato qualche criticità riguardo all’accesso alla negoziazione: in teoria, a fronte di un nuovo prodotto e alla luce del sostegno di Borsa Italiana, delle evoluzioni normative con MiFID II, della crescente maturità dei risparmiatori e della necessità di trasparenza, c’era da aspettarsi uno sviluppo diverso. Invece chi opera con le principali piattaforme bancarie non ha accesso ai fondi quotati. Si tratta di una fortissima limitazione non solo per i clienti, ma anche per i consulenti indipendenti che, oltre ai prodotti, potrebbero proporre le piattaforme idonee al loro acquisto. Il rischio, in questo caso, è l’allontanamento di quei clienti che non hanno intenzione di aprire un’ulteriore posizione bancaria per investire i propri risparmi.
Con riferimento specifico al comparto che abbiamo deciso di quotare, un’ulteriore limitazione che riguarda però tutti gli strumenti PIR e non solo quelli quotati, è rappresentata dalla necessità di inserire il PIR, per usufruire dell’esenzione fiscale, all’interno di un deposito amministrato compliant con tale normativa che solo poche banche oggi offrono. Per superare tali limitazioni, da una parte i consulenti indipendenti si stanno attrezzando offrendo controparti in grado di negoziare i prodotti quotati e di offrire, a costi davvero contenuti, depositi amministrati PIR compliant, dall’altra noi stessi stiamo stipulando convenzioni in tal senso per offrire al mercato dei risparmiatori alternative valide e dai costi commissionali contenuti».


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.