Ubi Banca, fra le sfide non manca quella della sostenibilità

Negli ultimi anni cambiamenti profondi hanno interessato l’istituto che ora dovrà confrontarsi con un contesto in rapida evoluzione



FTA Online News, Milano, 07 Mag 2019 - 15:16

CHI E’ UBI BANCA

Ubi Banca è la quarta banca d’Italia, sia per capitalizzazione di Borsa (circa 3,1 miliardi di euro), che per raccolta (quella bancaria totale da clientela ha sfiorato i 187 miliardi di euro nel 2018), che per impieghi (a fine 2018 i crediti verso clientela valutati al costo ammortizzato erano pari a 89 mld – ossia il 99,7% del portafoglio complessivo dei prestiti), che dal punto di vista degli sportelli (1648 filiali in tutta Italia).

Ubi Banca, ossia Unione di Banche Italiane, è nata formalmente il 1° aprile del 2007 con la fusione delle Banche Popolari Unite (BPU) di Bergamo con la Banca Lombarda e Piemontese di Brescia. Il gruppo oggi serve circa 4,4 milioni di clienti, risponde a 139 mila soci (è stato la prima grande popolare a diventare Spa con le nuove norme nell’ottobre 2015) e si interfaccia con 12 mila fornitori. Per Ubi Banca e le sue controllate lavoravano alla fine dello scorso anno poco meno di 20.400 dipendenti effettivi, circa mille persone in meno del 2017 a seguito soprattutto delle uscite incentivate promosse in questi anni da diversi gruppi italiani.

La governance ha subito un cambiamento radicale lo scorso 19 ottobre 2018 con l’adozione del modello monistico (consiglio di amministrazione con al suo interno il comitato per il controllo sulla gestione) a sfavore della precedente governance duale (consiglio di sorveglianza+consiglio di gestione). L’assemblea dell’aprile 2019 ha confermato i vertici del gruppo ossia l’ex sindaca di Milano ed ex ministra Letizia Moratti nel ruolo di presidente e Victor Massiah proposto come amministratore delegato.
Una novità importante è stata invece l’ingresso nella banca, quale vicepresidente, di Roberto Nicastro, già direttore generale di Unicredit e quindi presidente delle quattro "good bank" del Fondo di Risoluzione di Banca d’Italia. Necessario ricordare a questo punto che delle quattro "good bank", ossia le nuove banche nate dallo scorporo dei deteriorati di Banca Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti, tre sono state acquisite per un euro proprio da Ubi Banca nel 2017 (solo CariFerrara è finita a Bper). E’ stata una delle maggiori operazioni di sistema degli ultimi anni e ha comportato un aumento di capitale da 400 milioni di euro per l’istituto di Bergamo e la cessione di 2,2 miliardi di euro di crediti deteriorati delle tre "good bank" al fondo Atlante (al 32% del valore nominale).

Nel 2018 Ubi Banca ha registrato un utile netto in calo a 425,6 milioni di euro a fronte degli oltre 690 milioni del 2017. Al netto delle poste non ricorrenti l’utile è stato pari però a 302,4 milioni di euro, miglior risultato degli ultimi due anni. Fra le poste non ricorrenti è stata fondamentale la voce dei 186,4 milioni di euro di DTA (deferred tax asset ossia imposte anticipate) derivante dal principio contabile IFRS 9.

Nel 2019 il margine d’interesse è passato a 1,79 miliardi dagli 1,63 circa dell’anno prima, Le commissioni sono cresciute da 1,55 a 1,48 miliardi circa. Il risultato delle attività di negoziazione e delle attività/passività al fair value è invece passato da 252,6 milioni a un saldo negativo per 5,4 milioni di euro, spingendo a un leggero calo il risultato della gestione operativa. Per il periodo il gruppo ha proposto una cedola di 12 centesimi con un rendimento del 5,4% sulla chiusura del 7 febbraio 2019. A fine 2018 il CET1 fully loaded ratio era dell’11,34 per cento.

La voce più preoccupante rimaneva quella dei crediti deteriorati lordi in calo al 10,42% dal 12,85% di un anno prima, ma ancora superiore a un decimo del totale dei crediti alla clientela. Si tratta di 9,72 miliardi di euro, 2,7 miliardi in meno di un anno prima, a fronte di un patrimonio netto di 9,16 miliardi di euro. Il Texas Ratio [Crediti deteriorati netti totali / ((patrimonio netto escluso l’utile e i terzi) - attività immateriali totali)] migliorava all’85,3 per cento.

LA SOSTENIBILITA’ DI UBI BANCA

UBI Banca ha una strategia di sostenibilità evoluta improntata ai principi del Global Compact e degli Obiettivi di Sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU. L’aggiornamento della matrice di materialità del 2018 ha confermato sei ambiti d’intervento: governo (ossia governance), valore economico, personale, clienti e prodotti, comunità, ambiente.

In relazione a ciascun ambito sono stati posti degli obiettivi anche di breve. Sul fronte della governance nel 2019 il gruppo intende gestire il citato passaggio al modello monistico alla luce di una visione più integrata dei rischi di impresa. L’integrità della condotta aziendale sarà sorvegliata tramite principi condivisi e una gestione proattiva del rischio reputazionale, anche in riferimento ai diritti umani, alla lotta alla corruzione e alla gestione della catena di fornitura.

La creazione di valore nel lungo termine punta a integrare gli obiettivi di sostenibilità nella pianificazione annuale del budget. L’attenzione per il personale intende far leva sullo sviluppo delle risorse umane, di una cultura della sostenibilità e di un "elevato livello di benessere organizzativo". Lo sviluppo economico di UBI Banca dovrà bilanciare l’attenzione alla qualità del credito con quella per le opportunità commerciali e di posizionamento (clienti e prodotti). L’istituto intende inoltre supportare le cause sociali rilevanti e la domanda di prodotti sostenibili (comunità). Previsti anche dal punto di vista ambientale obiettivi di contenimento delle emissioni.

Chiaramente questo approccio prevede un confronto continuo e sempre più attento con tutti i maggiori stakeholder, dai soci agli operatori finanziari, dai media ai clienti e ai dipendenti. Per sorvegliare il rispetto delle regole e garantire la fiducia nella banca sono stati adottati il Codice Etico, il Codice di comportamento (per i dipendenti) oltreché il Modello 231 di organizzazione gestione e controllo.

Ubi Banca ha adottato inoltre diverse politiche di sostenibilità sui rischi reputazionali, per l’ambiente, sulle armi, per l’approvvigionamento responsabile dell’oro, il whistleblowing e le erogazioni liberali e sponsorizzazioni. Nel rapporto con il cliente punta a un marketing responsabile, al rispetto della privacy, alla trasparenza e alla sicurezza.

L’impegno sul territorio si declina anche nel supporto alle imprese con iniziative come "Prestito Start-up", "Investimento nelle donne" e "Donne in start-up" oltreché nei servizi per l’internazionalizzazione ("UBI World"). Forme di credito agevolato si sviluppano inoltre in collaborazioni con istituzioni a vari livelli dai Confidi alle Associazioni di categoria, alla Banca Europea degli Investimenti e alla BCE. Anche l’offerta commerciale allo sportello prevede prodotti specifici per specifiche categorie di clienti.

Per supportare direttamente le comunità in cui opera Ubi Banca ha creato la divisione commerciale Ubi Comunità dedicata al Terzo Settore e all’Economia Civile. Si tratta di un’area specializzata nell’impact investing che ha operato anche tramite iniziative come i Social Bond e il Project finance sociale. I Social Bond di Ubi Banca nel 2018 hanno raggiunto il miliardo di euro di collocato e applicano il metodo SROI (ritorno sociale sull’investimento) per la valutazione dell’impatto sociale. Dal 2012 hanno sostenuto 92 progetti.

L’attenzione per l’ambiente si è concretizzata nel 2019 anche con la prima emissione di un Green Bond sul mercato internazionale: l’operazione da 500 milioni di euro ha registrato una domanda pari a tre volte l’offerta. L’emissione finanzierà progetti selezionati nel campo delle energie rinnovabili e in particolare del solare e dell’eolico. Si tratta soltanto di un aspetto della politica ambientale del gruppo. La banca ha infatti investito nella gestione del fabbisogno energetico e dei consumi. Lo scorso anno ha risparmiato 1.753 risme di carta, lavora sul risparmio energetico delle filiali con la domotizzazione intelligente e promuove la mobilità sostenibile dei dipendenti (anche con bus navetta e parcheggi protetti per biciclette). L’attenzione per l’ambiente passa però anche per i finanziamenti "verdi" ossia i prodotti di crediti dedicati per esempio alla ristrutturazione delle abitazioni o all’adozione dell’energia da fonti rinnovabili da parte delle imprese ("Nuova Energia Fotovoltaico") o dei privati ("Forza Sole").

La strategia di sostenibilità di Ubi Banca si articola anche, come detto, nell’attenzione per il personale. Il 42,8% dei dipendenti è di sesso femminile e l’istituto ha calcolato che 5.500 donne hanno usufruito di permessi per maternità, cura dei figli, studio o altre necessità personali (il 58,1% del totale). Ubi Banca gestisce in maniera organizzata anche la formazione con una Corporate University del gruppo. Ha definito inoltre contrattualmente una serie di piani di welfare collettivi in ambito previdenziale, sanitario e assicurativo: spaziano dai servizi di mensa, all’assistenza all’infanzia e al supporto allo studio. Per favorire l’equilibrio tra vita privata e lavorativa sono stati inoltre introdotti congedi straordinari parzialmente retribuiti, la banca delle ore, lo smart warking. Ubi Banca ha calcolato lo scorso anno 7086 giornate di smart working, più di 150 mila giornate di formazione e 71 milioni di euro investiti in formazione e welfare.

Non sono mancate in questi anni anche le criticità.
E’ in corso un processo che coinvolge Ubi Banca e suoi vertici ed è stato originato da quanto accaduto nell’assemblea dei soci del 2013. Sono sospettate indebite influenze sul consesso dei soci, patti occulti e ostacoli alla vigilanza. Il processo coinvolge personaggi di primo piano nella storia dell’istituto come Giovanni Bazoli (attuale presidente emerito di Intesa Sanpaolo, ha avuto un ruolo importante nella nascita del gruppo Ubi Banca), Andrea Moltrasio (ex presidente del consiglio di sorveglianza) e Victor Massiah (CEO) ma è ancora in corso e anzi nel 2017 la Corte d’Appello di Brescia ha annullato una sanzione della Consob sul caso.

E’ utile segnalare che l’assemblea di Ubi Banca dell’aprile 2019 ha mostrato un azionariato sostanzialmente diviso tra soci "storici" e nuovi azionisti. E’ un chiaro effetto della nuova contendibilità dell’istituto. In vista di quell’assemblea si infatti costituito un accordo che vincolava il 21,518% del capitale del gruppo. Ne facevano parte il Sindacato Azionisti di Ubi Banca (12,54% dei diritti di voto), che rappresenta la sponda "bresciana" di Ubi e comprende le quote della Fondazione Banca del Monte di Lombardia e di Upifra (holding della famiglia di produttori di armi Beretta, d’altronde Pietro Gussalli Beretta siede nel consiglio di amministrazione dell’istituto di credito ed è stato in passato vicepresidente della Ubi Banca International, al centro di diverse critiche, e ceduta nel 2017 alla svizzera EFG International).

Nell’accordo erano inseriti anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (5,91% di Ubi Banca) e il Patto dei Mille, che invece rappresenta Bergamo e vincola il 3,56% circa del capitale.
A questi azionisti storici si aggiungevano però il fondo Silchester International Investors all’8,10% del capitale, HSBC Holdings al 4,89% e Capital Research al 4,89% che dimostravano una nuova articolazione degli equilibri interni alla banca. Se spesso la trasparenza delle scelte di investimento di Ubi Banca è stata chiamata in causa nel passato nel suo confronto "istituzionalizzato" tra asse Montini-Bazoli e Tovini-Camadini (la storia di Ubi Banca e la sua compagine sociale chiamano in causa un vero baluardo della finanza cattolica e soggetti di primo piano, dalla Curia, all’Opus Dei, a CL…), oggi forse la domanda da porsi sarebbe un’altra: ma una nuova banca ad azionariato diffuso con in prima linea fondi internazionali a nominare i consiglieri sarebbe più trasparente dei vecchi soci sui temi della sostenibilità e del rapporto con il territorio? Forse nuovi soggetti promuoverebbero la "banca unica" tanto osteggiata in passato da parte del management, ma non è detto di certo che difenderebbero anche il ruolo storico di Ubi Banca sul piano locale.

Nel 2018 Ubi è stata anche coinvolta nel caso dei diamanti che ha sollevato critiche sui metodi di vendita dei preziosi da parte delle maggiori banche italiane. Al riguardo l’Antitrust italiana ha deciso di accettare alla fine dello scorso anno gli impegni presi da UBI Banca e da Diamond Love Bond tesi a eliminare il pericolo di pratiche commerciali scorrette.

Di recente sono stati assolti tutti i 14 imputati di un processo sulla controllata del gruppo IW Bank, accusata di ostacolo alla vigilanza e di non avere rispettato, in definitiva, le norme antiriciclaggio. Il processo, come detto, si è concluso con un’assoluzione.

L’analisi della sostenibilità di un istituto di credito delle dimensioni di Ubi Banca chiama dunque in causa, inevitabilmente, una miriade di casi specifici e di contenziosi anche legali. L’attenzione per l’operato, la governance, gli impieghi di grandi e piccoli istituti di credito, d’altronde si è sviluppata negli ultimi anni con lo stesso approfondirsi delle analisi sull’operato di questi attori centrali dell’economia moderna.
E’ inevitabile in questo contesto osservare che ogni banca, per il ruolo che riveste nell’economia territoriale, nazionale e spesso internazionale, è sempre più spesso chiamata a rendere conto del proprio operato e delle proprie attività anche in un’ottica di sostenibilità e di responsabilità sociale e ambientale. A questa sfida, per certi aspetti inedita, è chiamata inevitabilmente anche Ubi Banca.

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