Terna, vettori della sostenibilità

Il gestore della rete elettrica nazionale ha un ruolo chiave nella transizione energetica



FTA Online News, Milano, 23 Ott 2019 - 15:08

Il gruppo Terna affonda la propria storia in quella della modernizzazione del Paese e alle sue capacità l’Italia affiderà inevitabilmente gran parte dei propri obiettivi nell’ambito della mobilità sostenibile, dell’energia da fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica. Gli affiderà dunque gran parte dell’infrastruttura al servizio del sistema industriale italiano e dei suoi modelli di consumo. Il gestore della rete elettrica nazionale, e non solo, significa questo: raccogliere le sfide del futuro che proprio sui tralicci, nei cavi interrati e nelle smart grid trovano una prima frontiera materiale di confronto.

Terna nasce nel 1962 con la nazionalizzazione del settore elettrico che ha affidato a Enel tutte quelle attività della filiera prima private: la nazionalizzazione serve all’elettrificazione della penisola. Si potrebbe pensare che qualcosa del genere stia avvenendo oggi con la cablatura in fibra ottica. Quasi quarant’anni dopo, però, il contesto è cambiato radicalmente e nel 1999, sostanzialmente in concomitanza con i primi passi concreti dell’Unione Europea, il Decreto Legislativo italiano n. 79 applica le indicazioni della Direttiva Europea 96/92/CE che letteralmente recita "il gestore della rete dev'essere indipendente, almeno sul piano della gestione, dalle altre attività non connesse al sistema di trasmissione". E’ la separazione della generazione dalla trasmissione, la rete elettrica viene affidata a un operatore indipendente (il modello del c.d. Independent System Operator): nasce il GRTN (gestore della rete di trasmissione nazionale) che cederà la gestione della rete stessa a Terna nel 2005 e si trasformerà nel GSE di oggi, ossia nel soggetto che gestisce il mercato elettrico promuovendone la sostenibilità ambientale tramite lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili e l’efficienza (con relativi sistemi di incentivazione).

Appena un anno prima – nel 2004 - il 50% di Terna era stato quotato a Piazza Affari e in seguito Terna riunì proprietà e gestione della rete e, per tutelarne l’indipendenza, il Ministero dell’Economia ne rilevò, tramite CDP, il 29,99% del capitale. E’ con il successivo acquisto di 18.600 chilometri di rete Enel che Terna raggiunge il 98,6% della rete elettrica nazionale diventando il primo operatore nel settore a livello europeo. Nel tempo l’infrastruttura si sviluppò fino a comprendere la rete delle Ferrovie dello Stato con un’acquisizione da 757 milioni di euro nel 2015. Nel frattempo le sfide del gestore sono diventate sempre più impegnative con la diffusione della generazione da fonti rinnovabili che impone nuove tecnologie.

 

I numeri

Terna ha chiuso il 2018 con ricavi in crescita da 2,162 a 2,197 miliardi di euro. Il risultato operativo è passato da 1,077 a 1,096 miliardi e l’utile netto da 694,2 a 711,6 milioni di euro. L’utile è cresciuto da 688,3 a 706,6 milioni di euro. A fine 2018 il patrimonio netto ammonta a 4,054 miliardi di euro mentre la posizione finanziaria netta sfiora i 7,9 miliardi di euro (vs 7,79 milioni a fine 2017, ma era più elevato nel 2016). L’indebitamento lordo del gruppo ammonta a 9,6 miliardi di euro (7,2 mld bond, 2,3 mld prestiti bancari) e ha un costo dell’1,3% e una maturity media a 5,2 anni. Il principale finanziatore bancario della società è la BEI (Banca europea degli investimenti) con un’esposizione di 2,2 miliardi di euro.

Ma di chi è Terna? CDP Reti controlla il 29,85% del capitale, gli investitori istituzionali il 52,8% e in particolare Lazard ha una quota del 5,12% L’azionariato è al 52,7% italiano, ma tra gli stranieri spiccano UK/Irlanda (14,5%), USA (14,8%) e resto d’Europa (14%). La governance vede alla presidenza del cda la Catia Bastioli di Novamont (bioplastiche) e nei ruoli di amministratore delegato e direttore generale Luigi Ferraris.
Al riguardo si può notare che l’incentivazione di lungo termine del top management prevede un piano triennale di phantom stock (2019-2021) che comprende dei target non solo in termini di ebitda accumulato e di TSR (total shareholder return) rispetto alle performance degli altri peer, ma anche il posizionamento di Terna nel Dow Jones Sustainability Index (anche se questo fattore ha un peso del 10%).

Nel 2018 il 90,5% dei ricavi di Terna è derivato dal mercato regolato italiano, fa dunque riferimento ad attività economiche monitorare e normate dall’Autorità di settore (l’Arera). Si segnalano soprattutto i ricavi da trasmissione (ossia il costo del servizio di trasmissione che copre da solo il 3,5% di ogni bolletta elettrica e viene fatturato dai distributori connessi alla rete di Terna) e il corrispettivo per il servizio di dispacciamento (espresso in centesimi di €/kWh e assoggettato a norme e previsioni articolate e reperibili sul sito di Arera).

Terna ha sviluppato di recente nuove attività non regolate con servizi per il mondo dell’energia (sviluppo di nuove soluzioni tecniche e affini in favore di terzi) e quello delle telecomunicazioni (importanti collaborazioni con Open Fiber), cui aggiungere attività di esercizio e manutenzione di impianti ad alta e altissima tensione per terzi e commesse di progettazione, sviluppo e implementazione di nuove infrastrutture e connessioni di rete. Vanno ricordati al riguardo gli ordini da 123 milioni di euro di Tamini, controllata di Terna attiva nell’elettromeccanica e nella realizzazione di trasformatori: la società ha realizzato il primo trasformatore italiano con olio vegetale (quindi totalmente biodegrabile) a Udine Ovest. Nel 2018 Terna ha inoltre puntato sull’efficientamento energetico completando l’acquisizione del 70% di Avvenia, uno dei maggiori progettisti di efficientamento a livello nazionale.

Lo scorso anno gli investimenti totali di Terna sono cresciuti del 5,5% a 1,091 miliardi di euro e cresceranno ancora nei prossimi anni.

 

La sostenibilità

La transizione energetica verso un modello economico a ridotta impronta carbonica assegna inevitabilmente all’elettricità il fulcro dell’intero sistema. Questa forma di energia, con le conoscenze attuali, non è teletrasportabile e quindi necessita sostanzialmente di cavi, di mezzi, di reti. Proprio in questa necessità di un veicolo si insedia la natura, la finalità e l’opportunità del modello imprenditoriale di Terna. Se dall’elettrificazione in poi le reti sono state indispensabili, oggi esse raccolgono una duplice sfida. La prima è quella di assorbire il modello di generazione discontinuo e variabile (non programmabile) delle centrali da fonti rinnovabili (il vento, il sole, le maree e così via non producono con continuità). Sembra poca cosa, ma in realtà mette a dura prova la garanzia di stabilità del sistema. Questo porta alla seconda sfida, quella delle reti intelligenti, ossia adattabili alle crescenti e differenziate esigenze di una società interconnessa come mai prima nella storia dell’umanità. Senza elettricità si fermano gli ospedali, le industrie, la vita, ormai e quindi la garanzia di un accesso costante a una rete energetica è essenziale oggi come mai prima. Quando il trasporto si evolverà nella mobilità elettrica e la generazione abbandonerà carbone, gas e nucleare, la rete diventerà il sistema nervoso e sanguigno della nostra società.
Altre sfide e opportunità giungono a Terna dai modelli di generazione distribuita che le fonti rinnovabili consentono: tante centrali piccole e piccolissime a basso impatto ambientale, fino al pannello in un tetto, alla turbina eolica in un campo proiettata in un cielo sempre più sgombro di anidride carbonica, idrocarburi incombusti, monossido di carbonio e ossidi di zolfo. Sembra uno scenario lontano, mentre si stacca d’estate la luce elettrica anche a Milano a causa del sovraccarico dovuto all’esercito di condizionatori in funzione (non fu responsabilità di Terna beninteso), ma forse è un futuro necessario per la nostra stessa sopravvivenza.
Di certo per l’Italia e forse per una parte d’Europa, Terna giocherà un ruolo importante nella partita.

 

La strategia

La strategia del gruppo Terna è dunque chiara: facilitare con la propria mission la transizione energetica ponendo a riferimento gli obiettivi del Piano Strategico 2019-2023 che prevede investimenti cumulati di 6,8 miliardi di euro in termini di Capex tra il 2019 e il 2023.

A spacchettare le capital expenditure si notano 3,3 miliardi (sempre cumulativi nel periodo) destinati allo sviluppo (il progetto SA.CO.I 3 tra Sardegna, Corsica e Italia che rinnoverà il collegamento HVDC tri-terminale potenziando la capacità di trasporto a 400 MW; l’eliminazione delle strozzature, ossia il debottlenecking; la razionalizzazione nelle aree metropolitane).

Altri 2,2 miliardi di euro saranno destinati al miglioramento della qualità del servizio e alla digitalizzazione della rete e infine 0,9 miliardi andranno alla sua affidabilità (compensatori sincroni; miglioramento dei processi di dispaccio, stabilizzazione dei dispositivi di rete).
Nel frattempo Terna porterà avanti l’internazionalizzazione che l’ha già inserita in Brasile e passerà da due concessioni ottenute in Uruguay e Perù (i capex dei progetti in esecuzione nei tre Paesi sono inferiori ai 300 milioni di euro).

La Dichiarazione consolidata di carattere non Finanziario del 2018 (DNF) rende conto di quanto Terna abbia realizzato e gestito nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa. E’ una rendicontazione in linea con gli standard pubblicati dal GRI (la Global Reporting Initiative) nel 2016 e rappresenta l’integrazione sempre più sostanziale della reportistica economica tradizionale con quella dei bilanci di sostenibilità che il gruppo pubblica da tempo.

 

Economia circolare

L’attenzione di Terna per l’economia circolare è stata manifestata nel 2018 dalla sigla con ANBI (l’importante Associazione Nazionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio

e Acque Irrigue) e Coldiretti di un protocollo d’intesa per iniziative di interesse comune tese a un impiego ottimale delle risorse idriche. Acqua insomma, ma anche efficientamento energetico dei consorzi di bonifica e dell’impiego plurimo delle risorse.

A fine 2018 è stata lanciata l’iniziativa "Terna Plastic Free" che abolisce l’impiego della plastica monouso nella sede centrale del gruppo. La società calcolava l’uso di 125 mila bottiglie di plastica l’anno e 125 mila bicchieri di plastica, ossia 4 tonnellate di rifiuti e circa 13.500 chilogrammi di CO2 in atmosfera. Con ‘iniziativa sono state introdotte 700 bottiglie termiche in acciaio inossidabile distribuite e personalizzate.
Si segnala anche "Terna Recycling", che ha abolito i cestini indifferenziati presso le singole postazioni della sede centrale e li ha sostituiti con punti di raccolta differenziata in tutti i piani dell’edificio. Si prevede ora un’estensione e tutte le sedi italiane di Terna.

 

Governance

A chi fanno capo le istanze di sostenibilità e la loro progettazione in Terna? E’ previsto un sistema articolato che parte dal comitato endoconsiliare Controllo e Rischi, Corporate Governance e Sostenibilità interamente composto di consiglieri indipendenti (presidente Paola Giannotti, componenti Marco Giorgino e Gabriella Porcelli). Al comitato fa riferimento la Dichiarazione di carattere Non Finanziario e il monitoraggio degli indici di sostenibilità. Nella struttura Relazioni Esterne e Sostenibilità si definiscono gli obiettivi di sostenibilità di Terna nei vari ambiti, la realizzazione del rapporto di sostenibilità si giova anche di un software dedicato ai dati non finanziari denominato SDM (Sustainability Data Manager). Sono monitorati anche i rischi ESG del gruppo tramite l’analisi dei rating di sostenibilità. E’ infine previsto un Sistema di Gestione Integrato che coordina tutte le strutture e attività del gruppo monitorandone i rischi.

 

Indici di sostenibilità

Le performance Terna in questo ambito sono certificate dal suo inserimento nei maggiori indici di sostenibilità del mondo. Non c’è praticamente paniere di rilievo nell’ambito della finanza di sostenibilità che non includa Terna: dal recente BLOOMBERG GENDER EQUALITY INDEX, nel quale la società italiana è entrata nel gennaio 2019, al DOW JONES SUSTAINABILITY INDEX, nel quale è presente dal 2009 e che l’ha nominata nel 2018 al primo posto, nel mondo, tra le Electric Utilities. Terna è presente dal 2007 nell’indice dell’agenzia italiana ECPI e, dalla sua fondazione nel 2010, nel Ftse ECPI. La società è anche nell’ETHIBEL SUSTAINABILITY INDEX-ESI basato sui rating prodotti da Vigeo Eiris a cui fanno riferimento anche gli indici ESG di Euronext Vigeo redatti sulla base di oltre 330 indicatori e 38 criteri di sostenibilità (Terna e presente nei panieri World 120, Eurozone 120 e Europe 120 dal 2012, anno della loro introduzione). Altri noti panieri del settore, che includono Terna, sono i FTSE4Good basati sulle analisi di Evalueserve (Terna è negli indici Global e Europe dal 2005). L’MSCI GLOBAL SUSTAINABILITY comprende Terna ormai dal 2007. Anche l’agenzia di rating Sustainalytics ha incluso tra i suoi 1800 gruppi (su scala mondiale) che compongono lo STOXX ESG il gestore della rete elettrica nazionale italiana che partecipa anche agli STOXX Low Carbon Indices basati sulle performance di (basse) emissioni di CO2 e sui relativi dati raccolti da CDP (Carbon Disclosure Project). Terna infine è dal 2013 nell’UNITED NATIONS GLOBAL COMPACT- "GC100" istituito dal citato Global Compact delle Nazioni Unite.

 

Compliance

Il riferimento di Terna per il contrasto della corruzione è il Codice Etico del gruppo che condanna anche pratiche anticoncorrenziali e monopolistiche. La società ha inoltre partecipato alle iniziative di Transparency International nel 2018 e dal 2015 pubblica "Cantieri aperti & Trasparenti", uno spazio web che rende conto di tutte le opere, i cantieri e le imprese di lavoro in Italia con indicazioni sui progetti, gli appalti e i subappalti (centinaia di cantieri, contratti e fornitori, per avere un ordine di grandezza). Terna ha ottenuto dal gennaio 2017 la certificazione 37001 per il sistema di gestione contro la corruzione che copre la Capogruppo e le Societa Terna Rete Italia e Terna Plus. Vanno poi segnalati il Modello organizzativo 231, la "Whistleblowing policy" (che non consente l’invio di segnalazioni anonime, ma è aperto a tutti e garantisce il trattamento dei dati personali con riservatezza e sicurezza), la struttura di Fraud management (con analisi sistematica delle precondizioni di frode per la rimozione delle criticità) e le iniziative di sensibilizzazione del personale.

Nell’ambito della difesa dei diritti umani, Terna ha svolto una due diligence che ha evidenziato che il 40% soltanto dei processi è esposto a rischi di violazione dei diritti umani e che, in questi casi, a un primo esame, le misure di mitigazione del rischio previste appaiono adeguate. Anche i fornitori sono monitorati sotto questo punto di vista. La supply chain è d’altronde, come in tutti i grandi gruppi, un’area particolarmente sensibile di intervento per le politiche di sostenibilità: basti pensare che nel 2018 fra acquisti di servizi, forniture e lavori la spesa di Terna ha raggiunto gli 1,183 miliardi di euro (ordinato nell’anno) ripartiti su ben 2.148 fornitori contrattualizzati. E’ utile osservare che la natura del business incoraggia il gruppo a rifornirsi prevalentemente su base locale e nazionale. Terna ha formalizzato i Principi di condotta dei fornitori. Sottoscritti e dettagliati nella fase di contrattualizzazione, i principi riprendono la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dell’ONU, la Dichiarazione sui Principi e Diritti Fondamentali del Lavoro e le Convenzioni emesse dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e i Dieci Principi del Global Compact nonché i Principi Guida dell’ONU per le imprese e i diritti umani e le Linee Guida dell’OCSE per le multinazionali (dal rispetto delle leggi e della concorrenza leale, alla prevenzione di corruzione e conflitti d’interesse, alla tutela dei diritti umani, del lavoro, della salute, della sicurezza, dell’ambiente a titolo meramente esemplificativo). Tutto parte dal "Portale degli Acquisti", la maggior parte dei fornitori è sottoposta a un processo di qualificazione che ammette a un Albo, i comparti a maggior rischio sono sottoposti anche alla richiesta di un adeguato livello di gestione ambientale e capacità di tutelare salute e sicurezza dei lavoratori. Per esempio sono richiesti gli standard internazionali UNI EN ISO14001 e BS OHSAS 18001 per i comparti "Taglio piante", "Verniciatura sostegni" e "Isolatori AT in vetro": l’obiettivo è estendere l’obbligo a tutti i comparti relativi ai lavori in appalto entro il 2020. Ogni qualificazione dura tre anni, dopo si verifica la sussistenza dei requisiti di nuovo: nel 2018 sono stati effettuati 1.214 monitoraggi di qualificazione. La mancanza dei requisiti o la presenza di comportamenti a essi contrari può portare a richiamo, sospensione temporanea dall’Albo o anche cancellazione (2 sospensioni e 2 richiami nel 2018). Per i cantieri Terna prevede inoltre un sistema di controllo preventivo della sicurezza e della tutela dell’ambiente su tre livelli, dall’impresa esecutrice, alla struttura Ingegneria e Asset Management di Terna (controlli a campione) alla Struttura Health, Safety & Environment (intero processo controllo a campione). Il primo livello è totale, il secondo ha monitorato 13 cantieri nel 2018 e il terzo livello 11 cantieri.

 

Green Bond

Abituata da anni a confrontarsi con il sistema di regole e obiettivi del mondo della sostenibilità, Terna dimostra chiaramente di avere una rendicontazione evoluta in materia. D’altronde gli obiettivi della DNF sono inclusi nelle emissioni di green bond sempre più frequentate dal gruppo che tra il luglio del 2018 e l’aprile del 2019 ha collocato titoli di questo tipo per un miliardo e mezzo di euro. Finanzieranno i progetti eleggibili come "verdi", ossia tesi ad aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili, a ridurre le emissioni di anidride carbonica a causa delle perdite di rete o a ridurre il consumo di suolo e l’impatto sulla biodiversità terrestre. Già nel framework della prima tranche di green bond erano esemplificate delle iniziative concrete: la realizzazione della substazione di energia elettrica di Genzano in Basilicata per la connessione degli impianti da fonti rinnovabili alla linea ad alto voltaggio da 380 kV Matera-Santa Sofia, con un incremento della generazione da fonti rinnovabili a 89.600.000 kWh/y. C’era poi la riorganizzazione della rete a 220 kV di Napoli, con riduzione delle perdite di rete attesa a 23.800.000 KWh/y. Infine si prevedeva la razionalizzazione della rete ad alto voltaggio 220/132 kV in Piemonte e Lombardia, con la demolizione di ben 80 km di linee sospese. Una rendicontazione più precisa è visibile nell’allegato alla DNF Green Bond Report che illumina i progetti d’impiego delle risorse ottenute dagli investitori e un’azione a tutto campo a livello nazionale, da Palermo a Milano.

Gli operatori specializzati del settore (gli SRI, Social Responsible Investors) controllano ormai il 9,52% del flottante di Terna (in crescita dall’8,32% del 2017). Anche questo riflette una grande attenzione alla finanza sostenibile.

L’adesione ai Sustainable Development Goals (SDG) dell’Onu e in particolare agli obiettivi 7 ("Energia pulita e sostenibile - Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni"), 9 ("Innovazione e infrastrutture - Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile") e 13 ("Agire per il clima - Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze"), sicuramente agevola il dialogo con gli investitori responsabili globali.

 

Stakeholder

Il confronto con le amministrazione locali è per Terna indispensabile e strategico, nel 2018 il gruppo ha tenuto 207 incontri con amministrazioni locali coinvolgendo 118 enti. Ha inoltre realizzato 17 eventi pubblici "Terna incontra", in varie città d’Italia rilevando anche l’opinione dei cittadini in merito ad argomenti specifici. Non è un’attività di poco momento visto che, anche se i nuovi tralicci di Terna sono progettati da grandi firme come Norman Foster o il Gruppo Rosental-Dutton o occupano poco spazio alla base come la nuova serie dei "monostelo", ai cittadini interessa sapere che impatto avranno torri alte tra i 30 (150 kV) e i 50 metri (380 kV), del peso di circa 30 tonnellate ciascuna a una distanza media di 300 metri l’una dall’altra. Fra l’altro Terna, che occupa in media tra i 30 e i 250 metri quadri per ogni traliccio (a seconda del tipo), preferisce la pratica dell’asservimento bonario (ossia paga una tantum il diritto di passaggio su fondi privati, nel 2018 in 888 casi si è avuto un asservimento bonario), piuttosto che procedere con l’esproprio cui avrebbe diritto per legge (spesso però deve far ricorso a procedure coattive, 756 nel 2018). Diverso il caso delle ingombranti stazioni elettriche si procede di solito all’acquisto del terreno (con la relativa restituzione in caso di demolizione, come avvenuto in 287 casi nel 2018). Il dialogo con il territorio viene portato avanti anche all’estero ovviamente, come nel caso del progetto "Aguaytia-Pucallpa" in Perù. A volte i referenti di moltiplicano, come per i progetti internazionali a cavallo delle Alpi e per le grandi interconnessioni che chiamano in causa il governo, le soprintendenze e le prefetture oltre agli enti locali.

L’artistico acronimo di GAUDI’ riduce il sistema di Gestione dell’Anagrafica Unica degli Impianti di produzione di energia elettrica a livello nazionale. Con esso si interfacciano Autorità, GSE, utenti di dispacciamento, produttori e distributori. Lo ha realizzato proprio Terna e conta circa 840 mila impianti dimostrandosi uno strumento indispensabile di confronto, monitoraggio e verifica dell’intero sistema elettrico.

Il dialogo di Terna con gli stakeholder passa anche per le associazioni dei consumatori (è in fase di condivisione un nuovo protocollo d’intesa nell’ambito del Tavolo Permanente di Consultazione) e i media e opinion maker in generale. Nel 2018 il gruppo ha diffuso 99 comunicati stampa (+9%) e 210 note e posizioni territoriali (+29%) raggiungendo anche il 5° posto della Top 10 Webranking Europe 500 Comprend 2018 con 88,1 punti su 100. Terna è ovviamente presente sui principali social network e condivide un patrimonio di dati navigabili con "Evoluzione del sistema elettrico: tutti i dati" e "Birdwatching 24/7". Ha inoltre sottoscritto accordi con organizzazioni ambientaliste come Legambiente, WWF e Greenpeace. Naturalmente il gruppo si confronta con le maggiori istituzioni europee e associazioni di settore (la ENTSO-E European Network of Transmission System Operators for Energy, la EASE European Association for Storage of Energy e la RGI Renewables Grid Initiative).

Terna è sottoposta, come detto, al monitoraggio dell’Arera. Il 18 marzo 2018 l’Autorità ha avviato un’istruttoria sulla capacità della linea HVDC tra Italia e Grecia azzeratasi a più riprese e critica in vista del progetto europeo di market coupling (risultava ancora a zero il 26/06/2018). Le istruttorie dell’Autorità nei confronti di Terna sono abbastanza rare (almeno rispetto ad altri settori economici) se ne registrano una nel 2013, una nel 2014 e una nel 2017. Più numerosi i contenziosi su base locale e specifica.
Il fondo rischi e oneri di Terna a fine 2018 ammonta a 241,4 milioni di euro con 19 milioni di euro accantonati per vertenze e contenzioso (in calo di 4,9 mln grazie anche all’esito positivo di alcuni contenziosi sorti negli anni addietro), mentre a rischi e oneri diversi vanno 169 milioni e per incentivi all’esodo i rimanenti 53,4 mln.

 

Ambiente

Terna ha il ruolo chiave di veicolo dell’energia che si trasforma. La sua posizione strategica emerge da alcune considerazioni.
Va detto infatti che il sistema energetico italiano mostra eccellenza e grandi potenzialità. Nel 2018 le fonti rinnovabili (comprese le storiche dighe e le biomasse) hanno costituito il 40% della produzione nazionale di elettricità e il 35% del nostro fabbisogno. Certamente ancora l’energia termica copre il 52% del nostro fabbisogno, ma la civilissima Germania ha una quota di rinnovabili di appena il 15,2% (fonte AG Energiebilanzen, primo semestre 2019) e olio minerale, lignite e carbone la fanno da padroni. Storicamente siamo poveri di materie prime, ma la rinuncia al nucleare ci ha tenuti lontani dallo scenario francese che vede l’atomica coprire il 68% del fabbisogno e le rinnovabili (idrico compreso) coprono circa il 22% del mix (dati RTE-France in realtime con i limiti del caso). L’Italia è insomma molto avanti sulle rinnovabili e, anche se ha un peso decisivo l’idrico tradizionale con il suo sistema di pompaggi e l’impiego dei bacini come batterie, questo è testimoniato da eccellenze internazionali come Enel Green Power e lascia intuire che Terna ha un’esperienza più che spendibile nel campo della gestione delle reti in tempi di transizione energetica. Il ruolo della società nell’accesso della nuova generazione da fonti rinnovabili alla rete è quindi basilare per capire il valore sistemico del business di Terna.

La qualità del servizio di Terna è sorvegliata con un meccanismo di incentivazione/penalità imposto da Arera, non sono mancati però problemi collegati a eventi anche straordinari, come la tempesta Adrian/Vaia di fine ottobre 2018 nel Nordest per la quale la società sta cercando il riconoscimento di evento catastrofico da Arera.
Come tutti i grandi gruppi Terna applica una valutazione costi/benefici su ogni investimento prima di inserirlo nel Piano di Sviluppo che è valutato dal Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), da consultazione pubblica avvita dall’Arera e dal Comitato di Consultazione degli utenti. Vengono poi la Valutazione Ambientale Strategica del Ministero dell’Ambiente e di quello dei Beni e Attività Culturali.

La riduzione delle emissioni di anidride carbonica è ovviamente uno degli obiettivi di sostenibilità di Terna. L’87% delle emissioni dirette di gas serra (Scope 1) di Terna deriva dalle perdite del gas esafluoruro di zolfo (SF6). E’ un gas serra molto potente, ma anche un ottimo isolante largamente impiegato nell’industria (tra l’altro le tecnologie alternative potrebbero in molti casi dimostrarsi complessivamente più impattanti). In termini di tonnellate equivalenti di anidride carbonica, le emissioni di SF6 sono scese nel 2018 a 54.846 t dalle 67.371 di un anno prima, ma sono ancora sopra i livelli del 2016. Proprio la compressione delle perdite di SF6 ha consentito a Terna di ridurre la somma di emissioni dirette e indirette a 127 mila tonnellate equivalenti di CO2 dalle 148 mila del 2017. Da notare che le emissioni indirette di Terna sono collegate ai consumi indiretti di energia elettrica calcolando anche il mix di generazione italiano (64.050 Teq CO2 contro 72.489 Teq CO2 nel 2017).

L’efficientamento continuo della rete migliora la sicurezza del servizio, riduce il costo finale dell’energia e genera una compressione delle emissioni. Nel 2018 sono stati rimossi 87 km di linee elettriche, dal 2010 al 2018 se ne contano 1.089 km. Terna per manutenzioni e installazioni fa ovviamente un ampio uso di risorse, in particolare di prodotti finiti (conduttori, apparecchiature elettriche e altro), ma ha calcolato le materie prime che li compongono. Le forniture hanno visto lo scorso anno una notevole crescita, con oltre 8 mila tonnellate di alluminio contro neanche 4 mila nel 2017. Più di 11 mila tonnellate di acciaio hanno registrato un forte rialzo sul dato del 2017 (7.347 t) mentre il rame è passato da 2 mila a oltre 4 mila tonnellate. La gestione dei rifiuti di Terna ha visto una percentuale di recupero all’86% nel 2018 (87% nel 2017). La quantità totale di rifiuti prodotti è balzata dalle 4.801 tonnellate del 2017 a 6.774 lo scorso anno. A recupero sono andate quasi 5.800 t (vs 4.188 t), a smaltimento oltre mille tonnellate (vs 315 t nel 2017). Quasi completo il recupero di rifiuti metallici, batterie e oli dielettrici (per l’isolamento dei trasformatori), mentre vanno a smaltimento fanghi, emulsioni oleose, stracci con solventi e materiali isolanti contenenti amianto.
Terna adotta i tre parametri su limiti di esposizione, valori di attenzione e obiettivi di qualità in tema di monitoraggio e gestione dei campi elettromagnetici che sono stati imposti dal legislatore italiano. L’Italia ha scelto l’approccio prudenziale dell’art. 15 dei Principi di Rio, con parametri più restrittivi di quelli europei.

Gli uccelli rischiano la collisione con le linee di Terna (non scosse accidentali possibili per le linee a bassa e media tensione, non quindi per la rete della società), ma il gruppo ha installato dei dissuasori nelle zone più frequentate dall’avifauna che ingombrano visivamente ed emettono rumore con il vento: questo ne facilità la percezione. In particolare Terna conta oltre 15.500 dissuasori, su 237,6 chilometri di linee. E’ stato inoltre avviato il progetto Nidi sui tralicci nel 2015, se ne contano finora 384.

Le perdite di rete sono direttamente proporzionali alle distanze tra punti di consumo e di produzione. Anche i potenziamenti della rete, passando per esempio da una linea a 150 kV a una a 400 kV, riducono le perdite. Il Piano di Sviluppo 2019 di Terna stima una riduzione delle perdite di rete di ben 800 GWh/anno, ossia una diminuzione di 280.000 tonnellate di anidride carbonica ogni 12 mesi.

Terna stima anche la possibilità di un taglio di 6,34 milioni di tonnellate di CO2 l’anno ottenibile da un miglioramento del mix produttivo e dell’interconnessione con l’estero. Un’altra opportunità nasce dall’integrazione delle centrali da fonti rinnovabili, come le turbine eoliche o i pannelli fotovoltaici. Su questo fronte l’ottimizzazione stessa della rete in vista di questa apertura alle nuove energie dovrebbe permettere l’accesso di nuove centrali "pulite" per 5.500 MW con un taglio di 4,427 milioni di tonnellate di CO2. Per avere un ordine di grandezza, si può ricordare che soltanto nel 2018 sono stati installati impianti eolici e fotovoltaici con una potenza installatta di oltre 30 mila MW. Gli interventi del 2018 hanno attraversato la Penisola e i mari che la circondano, spaziando da Vizzini a Cagliari a Venezia. Soltanto lo scorso anno le richieste di nuove connessioni alla rete hanno superato quota 1.600 e oltre 800 pratiche hanno riguardato impianti da fonte energetica rinnovabile. Si è lavorato molto anche sulle connessioni internazionali. Per difendere le forniture dai disservizi di reta Terna appronta ogni anno un Piano per la Sicurezza approvato dal Mise, quello con orizzonte temporale 2019-2022 prevede investimenti complessivi per circa 803 milioni di euro. Esiste anche un Piano di Resilienza per neve/ghiaccio presentato nel Piano Sicurezza 2019 con investimenti previsti a circa 410 milioni di euro nel quinquennio 2019-2023. Terna collabora anche con la Polizia di Stato sul tema del contrasto al cybercrime al quale ha dedicato anche attività di formazione e di consolidamento delle strutture dedicate.

 

Persone

Nel 2018 il numero dei dipendenti di Terna è cresciuto di ben 355 unità a quota 4.252 (proprio 355 sono i dipendenti del Gruppo Tamini, ma le componenti del saldo sono ovviamente diverse). A parità di perimetro (quindi senza Tamini) si contano 3,842 dipendenti con contratto a tempo indeterminato, di cui 517 donne. L’età media è 41,8 anni (in calo dai 42,6 dell’anno prima). Incentivi all’esodo e programmi di formazione e orientamento dal 2015 cercano di favorire il ricambio generazionale nel gruppo con il risultato di un abbassamento dell’età media dei dipendenti dai 46,6 anni del 2014 ai citati 41,8 del 2018. Nello stesso periodo l’anzianità aziendale media è scesa da 21,2 a 15,3 anni. Il tasso di sindacalizzazione media dei dipendenti è stato del 46% con una concentrazione nelle sigle maggioritarie. Vige dal 2013 un Accordo Sindacale Nazionale che garantisce le prestazioni indispensabili del servizio in caso di sciopero. Terna è fortemente impegnata nello sviluppo delle competenze del personale, soprattutto di quelle digitali e collegate alla sicurezza.

Soltanto nel 2018 sono state erogate ben 203.556 ore di formazione prevalentemente da docenti interni e tutti i dipendenti hanno partecipato ad almeno un corso di formazione, con un monte ore medio pro capite pari a 55 ore in linea con i target (45 ore pro capite).

Il Welfare di Terna prevede benefit accessibili a tutti i dipendenti. Spaziano dall’assistenza sanitaria integrativa alle assicurazioni per infortuni extra-professionali, dalle associazioni ricreative ai prestiti agevolati a servizi di mensa/buoni pasto fino alla previdenza integrativa (volontaria). Nel 2018 è stata avviata la sperimentazione dello smart working coinvolgendo circa 100 dipendenti a Roma, dovrebbero diventare 500 nel 2019.
La maternità in Terna ha un trattamento più favorevole degli obblighi di legge con cinque mesi di congedo retribuito parentale e l’integrazione del 100% della retribuzione (contro l’80% previsto dalla legge). Si possono aggiungere sei mesi ulteriori con salario al 30%, ma Terna integra al 45% il primo e secondo mese quindi al 40% il terzo. Anche il padre può usufruire del congedo fino a 11 mesi per somma totale dei congedi che sono utilizzabili (se non impiegati nei primi 6 anni di vita del bambino) anche dopo e fino all’età di 12 anni (ma non sono retribuiti). Permessi senza limiti (non retribuiti) sono previsti per malattia del figlio fino al quarto anno. Previste anche altre agevolazioni.

La sicurezza dei dipendenti di Terna è richiamata dal Codice Etico del gruppo e ha assorbito circa 44.105 ore di formazione dedicata nel 2018. Nel 2018 il gestore della rete elettrica nazionale ha avviato il progetto "Zero Infortuni" che monitora anche le ditte esterne e nel 2019 dovrebbe interessare circa 1.700 persone. Nel 2018 il numero degli infortuni è però cresciuto dai 24 del 2017 a 40 unità (erano 28 nel 2016). Sono stati registrati anche 21 infortuni di lavoro in ditte appaltatrici con i 9 dell’anno prima. Terna segnala che dall’ottobre 2017 anche un solo giorno di assenza dal lavoro per infortunio va segnalato all’Inail contro i 3 giorni richiesti prima.

La gender policy di Terna ha visto la crescita dell’apporto femminile a un settore tradizionalmente popolato da uomini. A fine 2018 le donne sono il 13,5% dei dipendenti contro il 9% del 2005. La remunerazione base delle donne tra gli impiegati è pari al 97,7% di quella degli uomini, tra i manager al 78,9 per cento. In Terna sono quasi tutti italiani, si contano appena 27 dipendenti di cittadinanza straniera. Sono 140 le persone appartenenti a categorie protette.

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