Statoil punta a tagliare 3 milioni di CO2 l’anno nell’upstream

Ambizioni di sostenibilità nel nuovo nome della compagnia petrolifera norvegese



FTA Online News, Milano, 23 Mar 2018 - 17:03

Prosegue il complesso percorso verso la sostenibilità di Statoil. La compagnia petrolifera norvegese (Oslo controlla il 67% della società quotata a Oslo e New York) ha infatti presentato il rapporto di sostenibilità del 2017, anno in cui il gruppo ha lanciato un nuovo piano per il contrasto al cambiamento climatico che prevede, tra l’altro, la riduzione dell’intensità carbonica del portafoglio upstream di petrolio e gas a 8 chilogrammi di anidride carbonica per barile di petrolio equivalente entro il 2030. Si tratta di un obiettivo che implica il taglio di 3 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno.

Statoil investirà inoltre il 25% circa dei propri fondi per la ricerca in nuove soluzioni energetiche e di efficienza entro il 2020. La compagnia ha già ridotto del 10% nel 2017 l’intensità carbonica della produzione di idrocarburi e tagliato 356 mila tonnellate di emissioni di CO2.

Il gruppo ha inoltre avviato lo scorso anno la produzione del parco eolico offshore di Dudgeon, che ospita 67 turbine per una capacità da 402 MW (la produzione è destinata al mercato UK), e di quello galleggiante di Hywind (30 MW). Si è inoltre affacciato sul settore fotovoltaico brasiliano.

Le perdite di petrolio o gas (leakage superiori a 0,1 kg al secondo) avevano un target massimo di 9 nel 2017, ma ne sono stati registrati 16, in calo sui 18 del 2016. Nel 2017 il numero di fuoriuscite di petrolio (spill) è cresciuto a 206, dai 146 del 2016, soprattutto per via di attività onshore negli Stati Uniti. Il volume del petrolio fuoriuscito è però complessivamente calato da 61 metri cubi a 34 metri cubi nel 2017.

Il gruppo ha anche istituito nel 2016 una Ethics Helpline che permette ai dipendenti di riferire, anche in via confidenziale e anonima, casi o sospetti di violazione delle leggi o delle policy dell’impresa, comprese le molestie e le discriminazioni, le tangenti e i regali inappropriati. La Helpline ha registrato nel 2017 107 casi ricevuti contro i 51 dell’anno prima, un incremento dovuto probabilmente anche alla promozione interna dell’iniziativa e che ha registrato 24 segnalazioni riguardanti molestie, discriminazione o cattiva condotta.

Va detto che, dopo la produzione convenzionale di petrolio e gas, nel portafoglio spicca in seconda netta posizione la produzione di shale gas (gas da scisti) con oli pesanti ad appena il 4 per cento. Il ritiro di acqua fresca del gruppo è cresciuto da 13,5 a 14,8 milioni nel 2017 proprio a seguito del maggior numero di impianti da fracking (frantumazione degli scisti). Anche le emissioni di ossidi di azoto (NOx) sono passate da 39 a 40 mila tonnellate lo scorso anno a seguito dello shale gas negli Stati Uniti e per il tight oil. In calo invece da 1800 a 1700 tonnellate le emissioni di ossidi di zolfo (SOx) grazie soprattutto all’uscita dai progetti su sabbie bituminose in Canada. Nel 2017 Statoil ha impiegato 40 mila tonnellate di sostanze chimiche per il fracking idraulico delle rocce negli Stati Uniti a fronte delle 17 mila tonnellate dell’anno precedente.

E’ utile ricordare che appena lo scorso 15 marzo 2018 il gruppo Statoil ha ricevuto il supporto delle sette maggiori sigle sindacali (Industri Energi, SAFE, NITO, Tekna e Lederne) per la proposta di cambiamento del nome del gruppo da Statoil in Equinor.
L’obiettivo è quello di sottolineare l’apertura all’energia da fonti rinnovabili. Il Telegraph ha attribuito la decisione alla volontà di rimuovere dal nome del gruppo il riferimento diretto al petrolio (oil), confermando però al tempo stesso l’identità norvegese della compagnia nel suffisso -nor, aggiunto alla radice Equi-, che vuole richiamare equilibrio.

Equinor dovrebbe nascere il prossimo 16 maggio, con l’ambizione di diventare con il proprio retaggio norvegese la compagnia petrolifera a minore impronta carbonica del mondo.

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