Salcef, sui binari della sostenibilità

La società del settore ferroviario ha presentato il primo bilancio di sostenibilità e ci racconta le sue sfide



FTA Online News, Milano, 08 Giu 2021 - 10:40

Salcef è un colosso “di nicchia” che ha fatturato 340 milioni di euro nel 2020 (+16,7% nonostante la pandemia). È in piena crescita organica e per linee esterne, con circa 1.400 dipendenti, 2 stabilimenti e centri di ricerca, attività in 16 Paesi.
Già questi numeri renderebbero rilevante la sua strategia di sostenibilità, ma il business ferroviario chiama in causa anche il tema caldo della transizione ecologica nel settore dei trasporti.
Qualche cifra può spiegarne il valore strategico. Il settore trasporti generava già nel 2019 il 30,7% delle emissioni di gas serra totali del Bel Paese, ma di queste emissioni il 92,6% proveniva dal trasporto su strada. Perché? Semplice, il trasporto su binario è elettrificato e concentra a monte la generazione energetica, tagliando drasticamente l’impatto ambientale (senza considerare il beneficio di trasporti condivisi).

“Il nuovo PNRR (il piano per il Recovery Fund delle cronache, ndr) prevede 30 miliardi di investimenti circa nel trasporto ferroviario – spiega l’ad di Salcef Valeriano Salciccia – spesso opere nuove, ma anche opere già avviate, finanziate pro-quota per il periodo del piano. È un cambiamento epocale che rilancia un settore strategico”.

 

AD Salcef Group

 

Quali sono le maggiori sfide della sostenibilità di Salcef? Sul fronte ambientale, leggo che nel 2020 l’80% dei vostri consumi energetici proviene dalla business unit Track & Light Civil Works: genera circa il 70% del fatturato ed è il core business della manutenzione e del rinnovo dei binari.
Su 12.904 tonnellate di Co2e di emissioni dirette, 9.338 t vengono dai diesel dei mezzi d’opera e 3.200 dal carburante degli autoveicoli. Cosa rivelano queste cifre del business e della sostenibilità di Salcef?

“Va considerato che noi abbiamo un migliaio di macchine e macchinari d’opera che di solito lavorano di notte, tra la mezzanotte e le 4, in assenza – per sicurezza - della tensione da migliaia di volt che altrimenti circolerebbe sulle linee ferroviarie. Più di 500 sono attive ogni giorno, macchine che raggiungono località anche impervie per i lavori sulle linee e sviluppano potenze impressionanti, da centinaia, a volte migliaia di cavalli. La tecnologia di macchine – un parco mezzi d’opera da circa € 400 mln – è ancora oggi basata sul diesel. Si sta lavorando sugli ibridi in certi casi, ma per ora lo stato dell’arte impone questa scelta. Ovviamente controlliamo l’efficienza e cerchiamo le soluzioni più avanzate a ogni rinnovo o sostituzione. Speriamo che in qualche anno giungano sul mercato soluzioni più sostenibili. Sul fronte dell’efficienza, abbiamo già impiegato i vantaggi fiscali e tecnologici di Industria 4.0 e quest’anno, su 44 milioni di capex, una buona fetta è dedicata al rinnovo dei macchinari esistenti.
La nostra gente deve inoltre raggiungere i cantieri con vetture, un parco da circa 400 mezzi tradizionali diesel che stiamo rinnovando e ampliando, anche per le norme anti-Covid, con l’introduzione graduale di motorizzazioni ibride. Impieghiamo inoltre pannelli fotovoltaici negli stabilimenti di Fano e Aprilia e questa soluzione è prevista anche per la prossima nuova sede di Roma. Ad Aprilia, dove produciamo le traverse dei binari con largo impiego di acqua, abbiamo attivato un sistema di ricircolo dell’acqua: i nostri prelievi idrici sono così crollati da 58,2 a 22,2 megalitri tra il 2018 e il 2020. In quel sito abbiamo investito molto, rimuovendo anche tutto l’amianto e rinnovando gli edifici”.

 

Lo scorso anno avete avviato al recupero 713.850 tonnellate di rifiuti non pericolosi (su 736.261 t) e a smaltimento 13.982 t di rifiuti pericoli (su 33.125 t). Di cosa si tratta?

“Quasi 359 mila tonnellate di rifiuti non pericolosi sono pietrisco per massicciate: i sassi che si vedono intorno ai binari, il ballast, quasi sempre basalti privi di sostanze pericolose (come l’amianto del serpentino). Provengono solo dalle 7-8 cave autorizzate da RFI (Rete Ferroviaria Italiana), con un diametro rigorosamente tra i 3 e i 6 centimetri. Sono materiali essenziali che dopo l’impiego vivono una vita seconda in altri settori (nei calcestruzzi ad esempio). C’è poi il cemento (121 t circa) e ferro e acciaio, tutti interamente destinati al recupero. Solo il 2-4% di tutti i nostri rifiuti non è recuperato, soprattutto emulsioni, filtri e componenti non recuperabili, vernici di scarto o imballaggi contaminati”.

 

Dal 1975 Salcef fa riferimento alla famiglia Salciccia, che nel 2019 l’ha portata in Borsa con la business combination con la SPAC Industrial Stars of Italy 3. Il cda a 9 membri conta 3 indipendenti, fra i quali 2 donne. Più del 70% delle commesse viene da una società pubblica (RFI) e dunque la policy anticorruzione è essenziale nella strategia ESG. Come funziona la governance della sostenibilità?

“Abbiamo una governance evoluta con cda e collegio sindacale. Segnalo il comitato Controllo e Rischi, l’organizzazione con 4 direzioni centrali e una direzione operativa, l’unità di Chief Risk & Assurance Officer (CRO) che analizza rischi di impresa e individua potenziali criticità, quella del General Counsel, che coordina le attività legali. Ci siamo anche posti degli obiettivi ESG vincolanti, che includono le istanze di sicurezza e si declinano sui vari ruoli. Essenziale il Codice Etico, l’adesione al modello 231 e al sistema di gestione ISO 37001, che presidia proprio la prevenzione della corruzione. Vantiamo sistemi di gestione in linea con le best practice internazionali del settore su qualità (ISO 9001), ambiente (ISO 14001), salute e sicurezza (ISO 45001), responsabilità sociale d’impresa (SA 8000) e sicurezza stradale (ISO 39001). Abbiamo attivato anche un canale di whistleblowing anonimo. Non sono “bollini”, ma concrete pratiche di buona gestione che pervadono l’impresa e comportano oneri e impegni importanti. Ad esempio il sistema di internal audit si avvale di funzioni centrali interne e consulenti esterni, verifica processi centrali e trasversali, svolge audit dei sistemi di gestione e audit operativi su cantieri e stabilimenti. In tutte le società italiane ci avvaliamo di sistemi di vigilanza esterni e negli anni abbiamo ridotto in maniera consistente le criticità”.

 

Come avete difeso la vostra gente nell’anno della pandemia? Qual è stato l’impatto sulle vostre attività? Su cosa verte la formazione? Lavorare sui binari di notte può essere pericoloso… Appena il 4,9% dei dipendenti è donna.

“Le persone sono il cuore della nostra sostenibilità. Con l’ultima acquisizione in Germania di BahnBau Nord sfioriamo ormai i 1.400 dipendenti, già prima quasi l’80% dei nostri dipendenti aveva un contratto a tempo indeterminato. Incoraggiamo sempre i nuovi collaboratori a un percorso di lungo periodo in azienda perché investiamo su di loro e vogliamo essere una realtà inclusiva, una grande squadra che lavora assieme a obiettivi comuni. Gli operai sono circa tre quarti della popolazione aziendale e svolgono mansioni faticose e rischiose, raramente richieste dalle donne. Su altri incarichi però la popolazione femminile è in crescita. La formazione è soprattutto dedicata a sicurezza, qualificazione professionale, manutenzione dei veicoli. Ci sono poi corsi specifici sulla 231, sull’anticorruzione, sull’ambiente e nel 2020 abbiamo progettato il sistema di incentivazione manageriale MBO per condividere e promuovere gli obiettivi strategici. L’anno scorso le ore di formazione sono cresciute da 23.941 a 29.748, in gran parte dirette agli operai e alla sicurezza. Gli infortuni (soprattutto cadute, scivolamenti, urti o schiacciamenti) sono costantemente monitorati. L’anno scorso i giorni di assenza per infortuni (non in itinere) sono cresciuti da 1.972 a 2.690 e quelli per malattia da 12.284 a 17.831 ore, ma sono stati gli effetti della pandemia.
Abbiamo preso subito sul serio il Covid, con uno stop degli impianti di circa un mese impostoci non dalle norme, ma dal senso di responsabilità. Non abbiamo chiesto un’ora di cassa integrazione, ma abbiamo impiegato un po’ di ferie e dove possibile lo smart working. Abbiamo poi adottato tutte le misure di sicurezza, cercato le mascherine, misurato le temperature… Abbiamo contato oltre 100 contagiati in azienda, ma nessun ricovero, e fronteggiato situazioni straordinarie: abbiamo recuperato con un aereo ad hoc dei dipendenti in Norvegia e altri sono dovuti restare per mesi ad Abu Dhabi”.

 

Come gestite i fornitori e la sostenibilità della supply chain?

“Contiamo circa 2 mila fornitori, il 95% in Italia. Ne valutiamo il 39% circa, ma il resto è composto da alberghi e ristoranti ai quali sarebbe impensabile applicare il sistema di qualificazione dei fornitori di Salcef. Agli altri chiediamo il rispetto dei nostri principi e del Codice di Comportamento Fornitori. La qualifica è annuale o semestrale. È centrale l’impiego della piattaforma digitale “MySalcef” con cui gestiamo autorizzazioni, contrattualizzazioni e qualifiche. C’è il “Supplier’s Score”: un punteggio da 1 a 5 per i fornitori che verifica il loro operato, sotto il 3 si è sospesi. A scadenza della qualifica si rinnova tutto”.

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