Saes Getters, la sfida sostenibile della scienza dei materiali

Dal supervuoto alle leghe a memoria di forma, un approccio ESG che viene da lontano



FTA Online News, Milano, 04 Mag 2021 - 14:30

Con quasi 170 milioni di euro di fatturato anche nel 2020 del Covid, Saes Getters è un pezzo della storia tecnologica globale con una sorprendente capacità di innovare. In 70 anni di storia la società di Lainate ha creato una leadership globale nelle tecniche del supervuoto. È passata dai tubi catodici di tutto il mondo ai cristalli liquidi, agli OLED, agli stent cardiaci, ai giroscopi dei cellulari, al packaging compostabile. Tutto tenuto insieme da una competenza nutrita di ricerca (il 6% circa del giro d’affari è in R&D). I prodotti di Saes sono nei sincrotroni di tutto il globo, in quegli acceleratori di particelle impiegati nella ricerca scientifica o nella lotta ai tumori.
L’obiettivo e la pratica della sostenibilità d’impresa sono però nella strategia da sempre, insieme a una visione del futuro che passa anche dalle nuove responsabilità che il mercato chiede.

“Lavoriamo molto con terre rare e materiali scarsi, dal vanadio allo zirconio, dal tantalio al titanio, siamo quindi da sempre attentissimi all’economia delle risorse: non devono eccedere il necessario, spesso non c’è letteralmente un microgrammo in più. Le nostre lampade fluorescenti per OSRAM, ad esempio, sono state premiate per anni come ecofriendly grazie al basso tenore di mercurio”, ci racconta il presidente di Saes Getters Massimo della Porta.
Insieme all’amministratore delegato Giulio Canale, guida la società dei getter, anche nelle sfide della sostenibilità. D’altronde le famiglie Della Porta e Canale sono i soci storici del gruppo e ancora oggi sono il riferimento nella compagine azionaria.

“Da sempre sosteniamo un approccio responsabile al business e stiamo definendo una strategia di sostenibilità sempre più articolata – aggiunge il presidente - Da molti anni abbiamo adottato un Codice Etico e il Modello 231: sono ormai parte del nostro DNA. Il nuovo Codice di Autodisciplina di Borsa Italiana che entrerà in vigore l’anno prossimo ci ha trovati già sostanzialmente compliant e l’adeguamento è stato dunque semplice. Abbiamo anche rafforzato la politica di whistleblowing e il comitato controllo rischi e sostenibilità monitora e aggiorna modelli e procedure con riunioni almeno trimestrali, riportando al cda almeno 2 volte l’anno. Manager e specialisti sono puntualmente coinvolti, lo stesso CFO ha presentato e discusso la matrice di materialità adottata nell’ultima Dichiarazione Non Finanziaria”.

 

L’anno scorso i vostri consumi di energia sono aumentati del 9% a 151.849 GJ, è il consumo elettrico di oltre 15.600 famiglie italiane, anche se più del 40% deriva dai combustibili fossili e il resto è elettricità. Per cosa usate l’energia? Come mai questo aumento?

“Siamo un gruppo con quasi mille dipendenti, con siti produttivi, uffici direzionali e sedi commerciali negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. I nostri laboratori e impianti lavorano sulla frontiera della scienza dei materiali, ma i nostri consumi energetici sono in gran parte dovuti a esigenze civili.
I combustibili fossili sono quasi del tutto impiegati per il riscaldamento e le esigenze del personale.
I consumi elettrici, oltre che per illuminazione, condizionamento e altre esigenze del personale, sono impiegati nei forni fusori e nei macchinari. Lo scorso anno i consumi elettrici sono cresciuti di circa 1,5 MWh, ma l’incremento è derivato dagli impianti di Avezzano e Memry Bethel, senza i quali ci sarebbe stato un calo complessivo di 500 kWh.
Ad Avezzano ha pesato, sui consumi elettrici e di gas, l’impiego non ottimale del condizionamento per adempiere alle normative COVID.
A Bethel, dove produciamo gli stent cardiaci, abbiamo aumentato i consumi con l’installazione di nuove linee produttive.
Il calo complessivo dei volumi produttivi legato alla pandemia non si riflette proporzionalmente sul calo dei consumi energetici, quindi non mostra la nostra efficienza su questo fronte. Abbiamo avviato un relamping a LED negli stabilimenti e stiamo puntando sempre di più sul fotovoltaico. Sono partite anche azioni a livello locale, come l’acquisto di certificati bianchi a copertura totale degli acquisti di elettricità delle nostre fabbriche italiane. Da quest’anno le autovetture ordinate sia ad uso promiscuo, sia del parco aziendale, devono essere plugin, ibride o elettriche”.

 

Le vostre emissioni di CO2 (12.116 t CO2 eq) sono cresciute meno dei consumi energetici, del 3% Come mai? Quanta acqua impiegate e per cosa?

“La differenza sulla CO2, con un incremento del 7% per la componente minoritaria delle fonti fossili e del 2% per gli acquisti elettrici, deriva dal mix di energia elettrico/fossile e dall’aggiornamento dei fattori di conversione internazionali. Ci sono altre emissioni di composti organici volatili ed etanolo collegati ai nostri nuovi Saes Coated Film: 5,6 tonnellate non conteggiate nella somma della CO2, ma avrebbero comunque un impatto trascurabile in termini di global warming potential.
L’acqua? L’anno scorso ne abbiamo consumati 79.454 mq, al 94% da acquedotto. In pratica rientra di rado nei nostri processi industriali ed è impiegata a scopi civili come servizi igienici, condizionamento, mensa o raffreddamento a ricircolo. La frazione a uso industriale, se contaminata, è smaltita come rifiuto speciale”.

 

Nel 2020 vedo un leggero aumento dei rifiuti totali a 2020 tonnellate (+3%): di cosa si tratta? Come li gestite?

“Ben più della metà dei rifiuti deriva dalla produzione. Circa 1400 t di rifiuti su 2020 arrivano da SAES Smart Materials (New Hartford, NY) e dal sito di Avezzano, di queste circa 200 sono acidi, avviati allo smaltimento, e circa 400 (cumulativi tra le due fabbriche) di metalli avviati al riciclo presso impianti esterni. La Saes Coated Films produce circa 200 t di plastica che viene riciclata. Ci sono anche 200 t di acque di processo smaltite come rifiuti speciali. Sono avviati quasi totalmente al riciclo i rifiuti tipici degli uffici (imballaggi, carta, etc.). 
La gestione responsabile dei nostri rifiuti, pericolosi e non, è uno dei punti più importanti della politica ambientale di Saes Getters. Oggi il 56% del totale è smaltito, il 40% avviato al riciclo, il resto all’incenerimento o alla discarica. Ricicliamo tutto il possibile, ma per alcuni rifiuti molto specifici della nostra produzione questo non è possibile.
Abbiamo comunque un approccio proattivo a queste sfide: i prodotti innovativi della Saes Coated Films sviluppati in collaborazione con Novamont potrebbero rivoluzionare il mondo degli imballaggi”.

 

Come avete reagito al Covid e come avete difeso la vostra gente?

“Con la logica di massima precauzione e gli specifici protocolli condivisi con comitati Covid-19 di sito (Direzione Aziendale, SPP, altri organi aziendali competenti, Medico Competente e la partecipazione di RLS e RSU). Esempi? Adozione di termo-scanner (oltretutto nel mondo usano sempre i nostri micro-bolometri) e riorganizzazione degli spazi (separatori, accessi contingentati, segnaletica etc.). Abbiamo distribuito mascherine chirurgiche ed FFP2, disposto i dispenser di gel igienizzante in tutti gli ambienti, aumentato pulizia e sanificazione.
Sul fronte dell’organizzazione, abbiamo reagito con turnazione, sensibilizzazione e formazione, con lo smart working (laddove possibile) e gli sportelli di supporto anonimo per dipendenti e familiari. Abbiamo anche effettuato 2 screening volontari per tutti i dipendenti e speso nella gestione circa 640 mila euro. A queste risorse si aggiungono donazioni per 500 mila euro a istituti di ricerca e alla protezione civile italiana oltre a due ventilatori e un video laringoscopio alla rianimazione dell’ospedale di Avezzano.
Ma ci prendiamo sempre cura della nostra gente. C’è una polizza infortuni per viaggi in itinere per tutti gli operai ed impiegati della SAES Getters SpA; polizze vita per quadri, dirigenti e amministrazioni; polizze infortuni professionali ed extra professionali per dirigenti e amministratori. Una polizza Invalidità permanente da malattia per dirigenti e amministratori, polizze spese mediche per quadri, dirigenti e amministratori. Abbiamo anche attuato una campagna vaccinale volontaria antiinfluenzale e anti pneumococco in accordo coi medici competenti di Lainate e della sussidiaria di Roncello”.

 

Il settore tecnologico ha un notevole impatto ambientale a vari livelli della produzione. Esistono problemi specifici nell’approvvigionamento, come quelli legati ai conflict mineral. Proprio nel 2020 voi avete aggiunto il cobalto nel perimetro di monitoraggio. Che politiche adottate con i fornitori? Come mai su 404 fornitori italiani solo 4 (meno dell’1%) hanno una conformità Conflict Minerals e su 154 negli Stati Uniti ce n’è solo 1?

“Chiediamo le dichiarazioni Conflict Minerals solo ai fornitori di prodotti con oro, tungsteno, tantalio, stagno (Conflict Minerals Reporting Template, CMRT) e Cobalto (Cobalt Reporting Template, CRT). Solo se si tratta di nuovo fornitore o per un cambiamento del template di dichiarazione, comunque con cadenza almeno biennale. Il nostro Codice di Condotta Fornitori è molto attento a diritti umani e rispetto dell’ambiente. Chiediamo periodicamente informazioni sulla fonte dei materiali tramite formati riconosciuti ai nostri fornitori, anche consolidati e di primario standing internazionale. L’inadempienza potrebbe portare all’interruzione della fornitura”.

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