Osai, l’automazione industriale diventa sostenibile

La matricola di Piazza Affari ci racconta sfide e opportunità di un progetto di lungo periodo



FTA Online News, Milano, 16 Feb 2022 - 12:25

Osai A.S. si occupa di assemblaggio e integrazione di sistemi per l’automazione industriale con ampio impiego delle tecnologie Laser e una forte presenza nell’industria dei Semiconduttori, che coprono circa il 60% del business, seguiti da Automazione ed Elettronica.
Tre le filiali estere in Germania, Cina e Stati Uniti, oltre 40 i partner commerciali (80% di export), 200 i dipendenti, la produzione è concentrata sui 6.500 metri quadri della sede di Parella, in Piemonte. Alle sfide competitive di questa multinazionale dello smart manufacturing, si è aggiunta di recente quella della sostenibilità con la pubblicazione del primo bilancio di sostenibilità, in formato GRI in accordance – core, che ha messo in luce i risultati di un percorso che viene da lontano. Nel settore è un caso senza dubbio unico in Europa (forse al mondo).
Al suo amministratore delegato Fabio Benetti chiediamo quali sono le maggiori sfide del gruppo Osai in questo ambito.

“Siamo una società attiva da 30 anni: le nostre tecnologie, che coprono automazione, testing e altro ancora, ci spingono naturalmente a cercare l’efficienza dei processi produttivi sia in ambito elettronico, che elettromeccanico. Dal naturale sbocco nel mercato automotive e industriale, abbiamo allargato la clientela ad altri comparti, anche perché le macchine che produciamo hanno spesso destinazione flessibile nella manifattura. Le nostre soluzioni possono testare componenti elettronici, i nostri laser possono tagliare, marcare e separare; le macchine per il mercato dei semiconduttori già impiegate in applicazioni come MEMS, giroscopi e altra sensoristica, trovano nuovi impieghi anche nell’elettronica di potenza a supporto per esempio dell’auto elettrica. Abbiamo lavorato anche nell’automazione di processo nella produzione del Silicon Carbide per uno dei più importanti produttori di semiconduttori al mondo. Il recentissimo Chips Act, proposto dalla Commissione Europea per attivare fino a 43 miliardi di euro nel settore rendendo l’Europa un protagonista mondiale con il 20% del mercato nel 2030, ci convince che il nostro contributo può essere importante. La nostra matrice di materialità ha individuato diverse aree rilevanti di azione sostenibile: dall’innovazione alla crescita sostenibile, all’occupazione, ai diritti del lavoro, all’integrità del business, all’efficienza energetica, all’energia da rinnovabili”.

Avete redatto un documento impegnativo come il Bilancio di sostenibilità in piena pandemia, nello stesso 2020 vi siete quotati a Piazza Affari e in precedenza avevate già raggiunto diversi obiettivi sul fronte delle certificazioni. Come funziona la governance della sostenibilità in Osai?

“L’impegno verso i nostri tradizionali stakeholder, e adesso anche verso gli shareholders con la quotazione è un’occasione di miglioramento e di rafforzamento competitivo improntata al valore della trasparenza.
Osai è una società a conduzione familiare (il socio di riferimento Mirella Ferrero con il 51,63% del capitale e sorella del fondatore è la presidente del gruppo, ndr), ma ha avviato da tempo una managerializzazione dell’amministrazione che ha portato a un sistema di governance evoluto, con un cda a 5 componenti di cui due indipendenti (oltre i requisiti dell’EGM), un collegio sindacale a 3 componenti e un organo di vigilanza a tre membri, tutti esterni. All’interno del board sono costituiti il Comitato Parti Correlate e il Comitato Innovazione e Sviluppo. Sul fronte della sostenibilità abbiamo istituito l’anno scorso il Gruppo di Lavoro Interno per la Sostenibilità da me presieduto e composto da manager operativi sul fronte dei rapporti con gli investitori, della qualità, della sicurezza, dell’ambiente, degli acquisti. La sostenibilità è un’istanza pervasiva che intendiamo attuare con serietà ed efficacia, il nostro primo bilancio non è solo una fotografia, pone degli obiettivi programmatici che – siamo convinti – saranno anche un’occasione per la creazione di valore per gli azionisti.
Aderiamo al Codice di Corporate Governance di Borsa Italiana e alla 231, abbiamo istituito un Codice Etico e siamo certificati ISO 9001:2015 per la qualità e ISO 14001:2015 per l’ambiente”.

Nonostante il basso impatto ambientale del vostro business (da progettisti, assemblatori e integratori di soluzioni per l’automazione non producete direttamente materie prime né lavorate nella parte più alta della filiera) ho notato una certa attenzione per questi aspetti. Dal fotovoltaico, alla decisione di acquistare elettricità al 100% da fonti rinnovabili. Metriche precise che conteggiano non solo l’impronta carbonica della flotta aziendale, ma persino quella dei viaggi di lavoro in aereo. Ho anche notato, prima del Covid, una crescita da 4.100 a 5.945 GJ dei consumi assoluti di energia, con un riflesso nell’intensità energetica (rapporto con le ore lavorate), prima del calo dovuto alla pandemia nel 2020. Per cosa usate l’energia e che peso hanno le sue diverse componenti?

“Abbiamo deciso di sottoporre tutti i nostri consumi energetici principali a un’attenta revisione, nella convinzione che questo potrà portare non solo a risultati etici, ma anche economici. Abbiamo così avviato il calcolo, in termini di impatto, delle emissioni Scope 1 (dirette), Scope 2 (indirette da consumi di energia elettrica - market based) e persino Scope 3 (emissioni indirette da consumo di risorse).  Il 100% di elettricità da fonti rinnovabili dal 2019 ci approvvigiona per 341.612 Kwh, altri 157.929 KWh (sempre nel 2020) vengono dalla nostra produzione tramite fotovoltaico. In termini di emissioni di gas serra Scope 1 parliamo di 64,56 tonnellate per produzione di calore dalle nostre caldaie, tutte funzionanti con tecnologia a condensazione, nell’ottica del massimo rendimento termodinamico possibile.
Dalle vetture per il Service provengono altre 51,3 tonnellate di CO2 equivalente (in calo nel 2020 grazie alla pandemia, come il consumo di gas), ma anche su questo fronte abbiamo già avviato l’elettrificazione con ibrido/plug-in della metà dei veicoli della nuova car list della flotta aziendale. Abbiamo sfiorato l’obiettivo sulla media delle emissioni nel 2020 (122 CO2 g/km), mentre abbiamo raggiunto il 14,9% di ibride/plug-in nella flotta. Conteggiamo con le Scope 3 anche i viaggi in auto e i voli aerei a lunga e breve distanza, i voli domestici e questo ci consente anche di razionalizzare i costi collegati. Abbiamo anche posto degli obiettivi sull’indicatore IEA che calcola l’impatto delle emissioni legate al gas metano usato per il riscaldamento rapportandolo alle superfici e a un coefficiente specifico. L’incremento del consumo energetico tra 2018 e 2019 è collegato essenzialmente alla crescita del business, alle assunzioni e quindi alle nuove aree occupate.
Monitoriamo anche il consumo idrico, relativo essenzialmente all’impiego igienico-sanitario dei dipendenti, e la produzione di rifiuti, 10.022 tonnellate nel 2020 di cui quasi il 75% collegato a imballaggi avviati a riciclo. Nel 2020 abbiamo raggiunto l’obiettivo di un IR (kg rifiuto per migliaia di euro di fatturato) inferiore a 0,5 e in questo settore abbiamo avviato con un fornitore un progetto di riuso della casse di legno che ci sta dando grandi soddisfazioni. Sul fronte ambientale abbiamo anche RE4M, un importante progetto sulla circolarità, nato dalla precedente esperienza accademica finanziata con i fondi di Horizon 2020, sviluppata nel 2015 con il Fraunhofer Institute e che punta a trasformare i rifiuti elettronici in vere miniere per il recupero di metalli preziosi, nel 2023 verrà realizzato il primo prototipo e siamo molto fiduciosi. La capacità di estrarre materiali preziosi dai dispositivi elettronici in disuso può arrivare fino a 100 volte quella di una miniera tradizionale”.

I dipendenti sono uno dei vostri asset principali, se non il più importante, circa 200 ormai, in continua crescita, nonostante l’impatto della pandemia. Come li avete protetti dal Covid e come li trattate normalmente in termini di welfare aziendale e di formazione?

“Nel 2020 i lockdown dovuti alla pandemia hanno messo a dura prova la nostra azienda. Noi, date le nostre importanti attività in Cina, ci siamo subito accorti del pericolo e abbiamo studiato e applicato tutti i protocolli possibili di sicurezza. A febbraio accoglievamo già con le mascherine i nostri clienti cinesi e abbiamo applicato una politica di rigore e controllo che ci ha permesso di registrare zero casi in azienda e zero cluster. Nonostante il fermo produttivo imposto dalla pandemia, abbiamo deciso di non fare ricorso alla Cassa Integrazione e di sostenere le famiglie. Abbiamo promosso l’iniziativa delle Ferie Solidali, che ha trovato un’ampia partecipazione: chi aveva accumulato ferie, poteva donarle a chi non ne aveva più a disposizione. Abbiamo realizzato una struttura potenziata per lo smart working in tempo di pandemia, riuscendo a trasferire la progettazione e impiegando con questa modalità 130 dipendenti su oltre 180. Al contempo ci siamo concentrati sulla formazione, che ha registrato un balzo del 66,1% a 5.470,5 ore: formazione tecnica, ma anche soft skills a servizio della massima integrazione in azienda e non solo. Siamo una comunità, anche al lavoro e quindi puntiamo ad attrarre i migliori talenti e a rafforzare le nostre competenze di continuo. Abbiamo da tempo un sistema di welfare aziendale evoluto che su una piattaforma online consente di usufruire di prodotti e servizi, dai viaggi, ai servizi sanitari, alla formazione, ai benefit per asili nido e università per i figli dei dipendenti, all’intrattenimento, alla previdenza integrativa e così via. Sono possibili il lavoro agile e i prestiti agevolati. Nel 2020 abbiamo investito oltre 250 mila euro in welfare on top o contrattuale. La nostra gente è una risorsa indispensabile e preziosa, quindi cerchiamo di farla stare bene, ci serve la creatività che si sviluppa solo con il benessere. Il 98,4% nel 2020 era a tempo indeterminato, a conferma della nostra proposta di lungo periodo”.

E i vostri fornitori? Quanti sono? Come li selezionate e gestite?

“Abbiamo deciso di rivolgerci al massimo alle comunità locali per i nostri approvvigionamenti di beni e servizi. Certo la componentistica avanzata, i chip, i microcontrolli e altro materiale simile vengono da grandi fornitori internazionali, ma dove possibile ci rivolgiamo al territorio, entro 60-100 chilometri, a spesso piccole realtà familiari con cui costruiamo un percorso di crescita comune. L’obiettivo è una difettosità sotto l’1%: chi non ci arriva, ma ha volontà e potenzialità, avvia con noi un percorso di miglioramento remunerato in base ai risultati raggiunti. I fornitori sono circa 1.500, in gran parte servizi. Svolgiamo diverse survey l’anno, sulla qualità, sull’ambiente, sulla sicurezza oltre che sulla soddisfazione dei clienti, e siamo inoltre orgogliosi di avere promosso con l’aiuto del sistema bancario un sistema di anticipo delle fatture per chi ha i contratti con noi a supporto dei partner più piccoli. Per noi una filiera solida e affidabile è un valore”.

 

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