Orsero, una sfida globale per la sostenibilità

Il colosso della distribuzione di frutta e verdura ci racconta impegni e risultati di una strategia di lungo periodo



FTA Online News, Milano, 14 Giu 2022 - 10:04

Orsero è il maggior distributore di frutta dell’Europa meridionale con oltre un miliardo di euro di fatturato nel 2021. Nata 80 anni fa ad Albenga (SV), distribuisce più di 750 mila tonnellate di frutta e verdura ogni anno, si approvvigiona da circa 1.500 fornitori nel mondo, esegue circa 8.800 controlli ogni giorno in Europa.
Un gigante, insomma, con 25 magazzini, 22 centri di maturazione e 5 navi per l’import di banane e ananas soprattutto da Costa Rica e Colombia. Al 60% le vendite sono destinate alla GDO (oltre 100 clienti), ma si contano anche 10 mila grossisti e 26 stand di proprietà all’ingrosso. Le banane coprono circa un terzo delle vendite totali (come gli ananas possono essere vendute tutto l’anno), ma a differenza di altri competitor Orsero ha differenziato nel tempo il portafoglio prodotti e ha aggiunto diverse varietà di frutta e verdura, dai kiwi all’avocado. Questo rafforza i margini, differenzia il rischio, promuove la biodiversità e le comunità locali. L’impegno è imponente su diversi fronti, anche su quello della sostenibilità.

“Abbiamo chiuso il 2021 con il terzo bilancio di sostenibilità – ci spiega la sustainability manager Gaia Cacciabue – L’impegno di Orsero è di lungo periodo, ma l’anno scorso il gruppo ha strutturato ulteriormente il proprio commitment con la creazione di una funzione dedicata, con la definizione di un Piano strategico di sostenibilità, con l’adesione al Global Compact delle Nazioni Unite e con l’aggiornamento del Codice Etico. La nostra sfida in termini di sostenibilità è a 360 gradi, si compone di tanti temi legati fra loro. Il contrasto dello spreco alimentare è un buon esempio, poiché è trasversale alle nostre quattro aree strategiche: la promozione di uno stile di vita sano, lo sviluppo di filiere responsabili, la riduzione degli impatti ambientali, l’attenzione per le persone e le comunità. La nostra strategia passa per la sicurezza e la tracciabilità dei prodotti e giunge al controllo del packaging e delle condizioni di lavoro. Il nostro impegno - anche verso le generazioni future - è la creazione responsabile di valore”.

Come è organizzata oggi la governance del gruppo, a chi afferisce la sostenibilità?

“Orsero è una società dello STAR (il segmento ad alti requisiti di Euronext Milan), aderisce quindi al Codice di corporate governance con un modello di amministrazione avanzato – aggiunge Edoardo Dupanloup, Investor Relator and Corporate Development – Abbiamo un CdA, un collegio sindacale, un organismo di vigilanza ex 231.  Orsero è una società managerializzata ma sempre attenta a non perdere la velocità e agilità del proprio DNA di impresa familiare: è Presidente del gruppo un uomo di grande esperienza come Paolo Prudenziati, ci sono poi due amministratori delegati, Raffaella Orsero e Matteo Colombini, che è anche CFO. Con 5 amministratori indipendenti su un totale di 9 consiglieri andiamo ben oltre la compliance, abbiamo inoltre 2 rappresentanti tratti dalle liste di minoranza. D’altronde la FIF Holding della famiglia Orsero (32,5% del capitale) è affiancata dal socio industriale Grupo Fernandez (6,31%) e da istituzionali come Praude AM, Global Portfolio Investments e First Capital. La trasparenza verso tutti gli azionisti è dunque una strategia dichiarata del gruppo.

L’anno scorso abbiamo strutturato in maniera importante anche la nostra sostenibilità, inserendo due risorse dedicate e creando una funzione specifica. Oggi il Comitato sostenibilità comprende le due figure dedicate, i due amministratori delegati, il direttore delle risorse umane e il COO: si tratta dunque di un organo strategico e operativo capace di gestire efficacemente le sfide della sostenibilità di un gruppo delle dimensioni di Orsero. Al suo servizio c’è anche la piattaforma online Impact, certificata GRI, che agevola la raccolta della immensa mole di dati del gruppo e l’efficientamento della governance della sostenibilità”.

Anche le persone sono un vostro stakeholder fondamentale…

“Orsero conta a fine 2021 ben 1.674 dipendenti, di cui 538 in Italia e l’88% in Europa. L’87% dei dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato. Si aggiungono poi 1.099 collaboratori esterni che ci aiutano a venire incontro alla richiesta molto variabile della GDO: sono realtà sottoposte in Italia ad audit etico-sociali e certificati da Bureau Veritas, in gran parte operatori di magazzino e logistica che ci aiutano a far fronte a richieste improvvise della Grande Distribuzione. Nel gruppo le figure professionali sono le più diverse, dai dirigenti ai responsabili degli stand di mercato, ai magazzinieri, al personale marittimo, tra i quali vi sono anche i 26 referenti di area che ci forniscono i dati per il monitoraggio dei nostri impatti. Orsero è da sempre attenta alle persone e ora sta strutturando il programma GO Welfare, che coinvolgerà il 100% delle società del gruppo entro il 2025 per attivare un piano dedicato alla nostra gente e capace di venire incontro alle sue esigenze. Ovviamente accogliamo i principi dell’ONU e dell’ILO sulla tutela dei diritti del lavoro e l’anno scorso abbiamo aumentato del 15% le ore di formazione a 5,93 a dipendente: spaziano dai temi della salute e della sicurezza, alla formazione tecnica, a quella linguistica. Nel 2021 abbiamo aggiunto anche spazi di formazione dedicati alla sostenibilità, entro il 2025 dovranno coinvolgere tutte le società del gruppo.

Il nostro impegno per la sostenibilità – sottolinea Isabella Mattarelli, Sustainability Specialist – va però ben oltre la popolazione aziendale e prevede specifici commitment sulla filiera. Contiamo più di 1.500 fornitori in 70 Paesi con i quali ci impegniamo a instaurare un rapporto di fiducia e ad avviare un percorso di crescita. Il 72% delle banane e degli ananas che acquistiamo proviene da agricoltori certificati Global Gap per la promozione delle buone pratiche agricole relative alla sicurezza e sostenibilità ambientale e sociale della produzione agricola. Il 54% è certificato Rainforest Alliance e garantisce su condizioni di lavoro e aspetti ambientali come la tutela della flora o la gestione di pesticidi e fertilizzanti”.

E sul fronte ambientale quali sono le sfide e gli impegni di Orsero?

“La mission di Orsero è vicina al Pianeta e alle persone. Frutta e verdura all’interno della dieta fanno bene alla salute e hanno un impatto ambientale molto più contenuto di altri alimenti. Dai sistemi alimentari (lavorazione del terreno, coltivazione, allevamento, trasporto etc.) proviene più di un terzo delle emissioni globali. Il 57% di queste emissioni “alimentari” è dovuto alle produzioni animali; quelle vegetali, come la nostra, sono appena al 29% Un chilogrammo di frutta produce appena 70 grammi di CO2 equivalente, come una video-call di un’ora, e utilizza 106 litri d’acqua (due lavatrici). Ovviamente questo non è un buon motivo per non impegnarsi a migliorare e noi ci siamo impegnati su diversi fronti. Entro il 2028 ridurremo del 20% il consumo energetico dei nostri magazzini investendo 6 milioni di euro. Già facciamo ricorso al fotovoltaico in diversi magazzini e con l’applicazione sempre più diffusa degli inverter riduciamo il consumo energetico delle celle di maturazione delle banane. Stiamo anche installando i LED in vari impianti e in Portogallo abbiamo installato impianti frigo ad ammoniaca a basso impatto. Circa il 93% dei nostri consumi energetici deriva comunque dalla flotta navale: si tratta di consumi in linea con lo stato attuale della tecnologia e comuni a tutti i gruppi integrati e al trasporto merci via mare, abbiamo inoltre già migliorato le nostre performance complessive inserendo una quinta nave a noleggio nella flotta. Un altro tema critico sul fronte della sostenibilità per il nostro settore riguarda gli scarti vegetali, ci impegniamo da anni a combattere lo spreco alimentare e cerchiamo delle soluzioni che ci permettano di gestirli nel modo più responsabile. A titolo d’esempio, l’anno scorso abbiamo lanciato nella nostra azienda in Messico la collaborazione con Apeel per l’utilizzo di una protezione a base vegetale sugli avocado che coltiviamo e distribuiamo: permette di raddoppiare la durata di conservazione del prodotto mantenendone la qualità e aiutando a ridurre gli sprechi alimentari”.

E il packaging? E l’acqua?

“Già lo scorso anno abbiamo ridotto del 20% il packaging composto da materie prime non rinnovabili (materiali derivati da risorse che non si rigenerano in brevi periodi di tempo, come petrolio, metalli etc.), entro il 2023 coinvolgeremo tutte le società del gruppo nella valutazione della circolarità del packaging ed entro il 2025 tutte le confezioni a marchio F.lli Orsero saranno composte da materiali riciclati, riciclabili, riusabili o compostabili.
Tra le iniziative virtuose relative al packaging, vi è il riuso delle cassette di plastica per sostituire gli imballaggi secondari di cartone tramite il CPR system. C’è anche il tema della regolamentazione europea della plastica nel settore alimentare, bisogna attendere che si chiarisca il quadro, ma noi siamo in prima linea nella promozione di pratiche virtuose e sostenibili: ad ora l’impiego di carta e cartone o elevate percentuali di  plastica riciclata all’interno dei packaging non garantiscono condizioni ottimali, ma stiamo studiando diverse soluzioni per rispondere all’evoluzione normativa senza compromettere livelli ottimali di conservazione e sicurezza. 

Quanto all’acqua, non essendo produttori, se non marginalmente, i nostri consumi sono ridotti. L’anno scorso abbiamo tagliato da 745 a 599 megalitri i nostri prelievi. Circa un terzo è acqua di mare utilizzata dalle navi cargo per il bilanciamento dei carichi marittimi e ha un impatto irrisorio. Un altro terzo è utilizzato nelle due piantagioni del gruppo, soprattutto nella spagnola ISA Platanos. C’è poi l’acqua impiegata per i lavaggi dei prodotti: in quest’ambito minimizziamo l’utilizzo della risorsa idrica in vari modi, dal ricircolo alle vasche di accumulo di acqua piovana. A Roma e Verona lo scorso anno abbiamo anche sostituito i tradizionali biocidi chimici con probiotici naturali. La nostra attenzione è capillare anche su questo fronte”.

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