Openjobmetis, la sfida sostenibile si declina sul lavoro

L’Agenzia per il Lavoro sta potenziando tutti i fronti dell’impegno ESG, dalla governance, alla reportistica, dal welfare alla formazione, fino all’ambiente



FTA Online News, Milano, 21 Dic 2021 - 15:30

Openjobmetis è una delle maggiori Agenzie per il Lavoro d’Italia, unica quotata sull’Euronext Milan – segmento STAR - e quinto operatore del settore, con una quota di mercato di circa il 6%. Si tratta di un’impresa che conta 719 dipendenti di struttura a fine settembre 2021, con ricavi da oltre 515 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno e circa 50 mila lavoratori somministrati ogni anno a circa 7.500 aziende clienti. Il modello di business si basa su un rapporto triangolare: da un lato il contratto di lavoro subordinato tra il lavoratore e Openjobmetis, dall’altro quello tra la stessa Openjobmetis e l’azienda cliente che fornisce concretamente l’impiego alla risorsa umana.  Ne deriva che la dimensione sociale dell’attività del gruppo è l’istanza preponderante della sostenibilità di Openjobmetis, sia nei confronti dei lavoratori somministrati, che in quelli del personale di struttura, diviso tra la sede operativa di Gallarate (Varese) e le 124 filiali generaliste sul territorio italiano cui si aggiungono le 19 filiali della controllata Family Care – Agenzia per il Lavoro (ma un’altra sarà presto aperta) specificamente rivolte all’offerta di servizi alla persona, come il caregiving.

“Siamo un meccanismo essenziale dell’incontro tra offerta e domanda di lavoro – ci spiega Enrico Bandini (Investor Relations Team) – Offriamo un servizio infatti sempre più richiesto dalle imprese e apprezzato da tutti gli stakeholder per una serie di motivi, come la tutela del lavoratore somministrato, garantita dal principio di parità di trattamento retributivo, che prevede che i nostri lavoratori somministrati abbiano, a parità di mansioni svolte, condizioni economiche e normative complessivamente non inferiori a quelle dei loro colleghi di pari livello interni all’azienda. Noi firmiamo un contratto con il lavoratore e uno con l’azienda che lo impiega, gestendo l’intero processo. Con circa 50 mila persone impiegate presso aziende che operano nei più svariati settori, ci è necessaria una stretta competenza sulla contrattualistica, dobbiamo infatti sorvegliare tutti gli aspetti delle centinaia di contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) esistenti”.

 

Anche la vostra governance della sostenibilità negli ultimi mesi ha registrato delle innovazioni, come gestite questa istanza e come amministrate queste tematiche in Openjobmetis?

“La nostra governance – ci spiega Laura Prosino, responsabile dell’Internal Audit di Openjobmetis, ha subito negli ultimi anni una profonda trasformazione che, dalle nuove norme sulla Documentazione non finanziaria del 2017 a oggi, ha portato a una crescente integrazione delle tematiche ESG nella concreta gestione d’impresa. Nell’ottobre 2020 avevamo creato un Comitato ESG e successivamente abbiamo intestato questa funzione direttamente al Comitato Rischi, che ora appunto prende il nome di Comitato Controllo, Rischi e Sostenibilità e affianca, all’interno del consiglio di amministrazione, il Comitato Remunerazioni. Questo significa che la governance della sostenibilità fa ormai riferimento al top management aziendale. Il Comitato è interamente formato di consiglieri indipendenti. D’altronde l’appartenenza al segmento Euronext STAR Milan, quello delle società ad alti requisiti, e l’adesione al Codice di Corporate Governance di Borsa, ci impongono un’elevata trasparenza. Contiamo inoltre 6 consiglieri indipendenti su un totale di 10 membri del cda, una quota che supera i requisiti richiesti alle STAR di Piazza Affari e riflette anche la nostra natura di public company.
In tema di sostenibilità, abbiamo implementato l’anno scorso il passaggio agli standard GRI “core”, uno sforzo che ci ha permesso una più stretta integrazione dei principi ESG nel nostro business. Per noi la reportistica di sostenibilità è l’occasione di misurarci con un costante miglioramento dei rapporti con gli stakeholder, di trasformare i requisiti regolamentari e gli standard volontari in opportunità di crescita. Abbiamo per esempio declinato la formazione sulla 231 realizzando un corso ricco di esempi pratici e casi concreti in riferimento ai diversi possibili reati previsti dalla normativa".

 

Ben 719 dipendenti alla fine di settembre, in grandissima parte a tempo indeterminato, una popolazione aziendale accresciuta anche dalla recente acquisizione strategica di Quanta. Come trattate i vostri dipendenti? Come li avete difesi durante il Covid? Come li formate? Esiste un welfare aziendale?

“Le persone sono il nostro primo asset, la base del nostro lavoro sul territorio, con le imprese, con le comunità e con le istituzioni – afferma Bandini - Più del 90% della popolazione aziendale di struttura ha un contratto a tempo indeterminato, più dell’80% è donna. Abbiamo una forte attenzione concreta al benessere delle nostre risorse umane, come evidenziato da tassi di turnover in uscita inferiori a quelli in entrata e una contrattualistica che di fatto propone un progetto di lungo periodo ai nostri talenti. Diverse iniziative cercano di incoraggiare il benessere dei nostri dipendenti, dal servizio di ritiro e consegna del bucato (in collaborazione con una lavanderia convenzionata), al servizio per il recepimento dei pacchi e la consegna dei resi, alle biciclette e ai monopattini messi in sede a disposizione dei dipendenti. Ci sono poi convenzioni per l’acquisto a prezzi scontati di prodotti e servizi di consumo.
Durante il Covid la Società ha mostrato una notevole resilienza. Ci eravamo preparati allo smartworking “sulla carta” e in tempi record lo abbiamo implementato garantendo la regolare operatività di sede e di filiale durante tutte le fasi della pandemia e permettendoci addirittura di portare a termine un’acquisizione importante come quella di Quanta. Il top management di Openjobmetis S.p.A. ha deciso di non fare ricorso alla cassa integrazione e si è rivelata una scelta vincente perché ci ha permesso di arrivare pronti all’appuntamento con la ripartenza dell’economia.
Sul fronte della sicurezza alla riapertura degli uffici dopo il “lockdown” la Società ha fornito gratuitamente un tampone a tutta la popolazione aziendale, ai rilevamenti della temperatura, fornito i DPI, il gel igienizzante, mascherine e adottato tutti i protocolli di sicurezza volti a minimizzare il rischio di eventuali contagi. Abbiamo effettuato poi altri screening gratuiti al ritorno dalle vacanze estive e abbiamo diviso durante la pandemia i vari uffici in squadre complementari, che in pratica non si incontravano mai, per difendere l’operatività anche in caso di potenziali contagi”.

 

Circa 50 mila lavoratori somministrati sono praticamente una piccola città, un fronte sociale dell’impiego che dovete tutelare insieme alle esigenze delle imprese clienti, come vi rapportate con questi stakeholder su temi delicati come la sicurezza e la formazione?

“E’ una sfida impegnativa – ammette Prosino – e chiama in causa molteplici competenze. Chiaramente sorvegliamo preventivamente il rispetto delle normative di sicurezza e sul lavoro presso le aziende clienti.  Il DL 81/2008 ci permette di porre contrattualmente in capo all’azienda cliente che concretamente fornisce il lavoro, i dispositivi di sicurezza e l’eventuale formazione e inserimento del lavoratore nelle mansioni specifiche. Noi in ogni caso concordiamo in anticipo tutte le condizioni specifiche, ci assicuriamo che il cliente abbia redatto il Documento di valutazione dei rischi. Compiliamo inoltre la scheda di rischio, che raccoglie le indicazioni dei rischi previsti (dalla fornitura di calzature antinfortunistiche alla presenza di rischi come rumori o amianto) e la presentiamo al lavoratore che dunque è informato preventivamente di tutte le condizioni previste.  

Naturalmente il lavoro sulla formazione è molto importante e lo sarà ancora di più in futuro. In questo ambito la collaborazione con l’ente bilaterale Forma.Temp (il fondo per la formazione dei lavoratori in somministrazione) è essenziale e aiuta a valorizzare le risorse umane e a venire incontro alle esigenze concrete delle aziende. Collaboriamo di conseguenza con diversi corsi, le competenze chieste oggi dal mercato possono essere le più diverse, abbiamo sponsorizzato ad esempio la formazione per saldatori, per l’industria calzaturiera e della pelletteria, di recente anche per il personale delle carceri nell’ottica del reinserimento professionale della popolazione carceraria”.

“Per avere un’idea del nostro impegno – aggiunge Bandini – Quest’anno abbiamo già investito in formazione delle nostre risorse umane e del personale aziendale 8,4 milioni di euro, attivando oltre 1.700 corsi destinati a più di 6.000 persone. Qualcosa come circa 85 mila ore di formazione”.

 

L’evoluzione della normativa sulle politiche attive del lavoro chiamerà probabilmente in causa anche le Agenzie del Lavoro. Potrete dare un contributo a questo tema di stretta attualità sociale ed economica?

“Saremmo stati pronti da subito a mettere a disposizione le nostre competenze. -specifica Bandini - Il Reddito di Cittadinanza non ha mostrato, sul fronte delle politiche attive, i risultati sperati: appena 410 mila beneficiari con almeno un lavoro dipendente o parasubordinato maturato in due anni su 1,1 milioni di beneficiari e 1,87 milioni di persone coinvolte nei nuclei familiari. Peraltro, si tratta di esperienze lavorative fragili che in poco più di un caso su quattro hanno superato i 18 mesi di occupazione. È chiaro che qualcosa non funziona e il coinvolgimento delle Agenzie per il Lavoro - che abbiamo sempre auspicato – potrebbe apportare un patrimonio di competenze e contatti diretti con le imprese che gli uffici di collocamento pubblici non hanno. A beneficio di tutti”.

 

Openjobmetis coltiva rapporti con una molteplicità di stakeholder, come le istituzioni nazionali e locali, le associazioni di categoria e quelle dei lavoratori, ma anche con 1.700 fornitori. Mostra però un’attenzione anche per l’ambiente, nonostante il ridotto impatto consentitole dal suo modello di business. È desumibile dai dati forniti dalla DNF. Quali sono gli aspetti di rilievo su questi fronti?

“Il nostro legame con il territorio è un asset indispensabile per la nostra attività, così come il confronto quotidiano con tutti gli stakeholder e le istituzioni. Senza questo confronto il nostro lavoro semplicemente non sarebbe possibile. Ma il nostro impegno va oltre e si allarga al concetto di comunità, anche con iniziative puntuali, ma importanti, come il Parco dei Nonni a Varese che adotta l’esperienza estera dell’healing garden o i servizi di taxi ancora attivi per accompagnare gli anziani alla vaccinazione (Taxi con il cuore), c’è un legame tra la nostra impresa e il suo territorio che si nutre di tante iniziative, come ad esempio anche la sponsorizzazione della pallacanestro e dell’hockey. Quanto ai fornitori, si tratta essenzialmente di prodotti e servizi per i nostri uffici e le nostre agenzie, ma spesso chiamano in causa competenze specifiche di design, di progettazione, di sicurezza e figure tecniche precise, anche nella logistica.

L’ambiente è per noi una priorità. Calcoliamo già le emissioni di CO2 scope 1 e scope 2, 1.774 tonnellate di anidride carbonica nel 2020, un dato limitato data la nostra bassa impronta carbonica e collegato essenzialmente alle emissioni di gas naturale per il riscaldamento degli uffici e delle filiali e del parco auto aziendale. È comunque un dato su cui stiamo già lavorando, per esempio introducendo fra le 268 auto aziendali diesel, 2 mild hybrid diesel, 5 full hybrid e quattro auto a benzina, sicuramente meno inquinanti delle omologhe diesel. Su questo fronte la sfida per tutti i commerciali attivi sul territorio è impegnativa perché l’infrastruttura di ricarica non soddisfa ancora le nostre esigenze, come ci ha dimostrato un test con una Fiat 500 full electric lo scorso anno. Adottiamo comunque politiche ambientali a tutto tondo che spaziano dall’impiego della carta certificata FSC nel 90% dei casi all’installazione di lampade a LED”.

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