Iren, una risposta integrata alla sfida della sostenibilità

La multiutility di Reggio Emilia racconta risultati e obiettivi di un percorso a stretto contatto con i territori



FTA Online News, Milano, 22 Set 2022 - 11:22

Iren è una delle maggiori multiutility italiane con oltre 10 mila dipendenti, 2 milioni di clienti del settore energetico, 2,7 milioni di abitanti nei servizi idrici e 3 milioni di abitanti nel ciclo ambientale. La presenza più capillare è sui territori dell’Emilia, del Piemonte e della Liguria con un recente ingresso nel business ambientale toscano. Fornisce ai cittadini servizi essenziali come l’elettricità, il riscaldamento, l’acqua e un ciclo rifiuti in costante innovazione. Nel 2021 il gruppo ha fatturato quasi 5 miliardi di euro e lo scorso novembre ha varato un piano industriale decennale all’insegna della sostenibilità.

“Nel campo della sostenibilità siamo stati dei pionieri – ci racconta Selina Xerra, direttrice Corporate Social Responsibility e Comitati Territoriali di Iren - abbiamo avviato il reporting su queste materie già a fine anni ’90 e da allora abbiamo sviluppato il dialogo con gli stakeholder e i mercati finanziari con crescente accuratezza e completezza. Oggi abbiamo 2 miliardi di green bond sul mercato che testimoniano non solo la fiducia degli investitori ESG nel nostro operato, ma anche la solidità delle nostre policy di sostenibilità.
Abbiamo deciso di varare un piano industriale al 2030 proprio perché la nostra strategia si basa sulla sostenibilità e determinati obiettivi non sarebbero pianificabili su orizzonti di breve termine. Le istanze ESG occupano circa l’80% dei 12,7 miliardi di euro di investimenti previsti complessivamente. Le direttrici sono tre: transizione ecologica, territorialità e qualità del servizio. Con soci pubblici che detengono oltre il 53% del capitale sociale (in primis i comuni di Genova, Torino, Reggio Emilia, Parma, Piacenza e quindi molti altri nelle aree di riferimento ndr.) rivendichiamo uno stretto legame con i nostri territori, a tutti i livelli. Al cittadino forniamo servizi essenziali, ma chiediamo anche una vera e propria partnership per chiudere il ciclo industriale, per esempio quando ci aiuta a differenziare i rifiuti o a ridurre gli sprechi idrici oppure si interfaccia con noi. Per una multiutility completa come Iren, il discorso sulla sostenibilità è insomma una questione naturale”.

Come gestite la governance della sostenibilità? Sicuramente lo status di società quotata vi impone un dialogo con soci e investitori, ma vi impone anche delle regole sempre più permeate anche dalle istanze ESG…

“Iren ha un sistema di governance avanzato, i soci pubblici di riferimento hanno stretto dei patti parasociali che regolano in maniera stabile e affidabile l’amministrazione del gruppo. Una forte integrazione della governance con le istanze della sostenibilità è essenziale per chi, come noi, gestiste risorse naturali in tanti ambiti e agisce per la qualità della vita delle comunità. Il gruppo è diviso in 4 business unit: Reti (distribuzione gas/elettricità, ciclo idrico), Energia (generazione, illuminazione pubblica, teleriscaldamento, tecnologie e servizi di efficienza energetica), Ambiente (raccolta, differenziazione, impianti di trattamento rifiuti) e infine Mercato (vendita di energia elettrica, gas, mobilità elettrica e altro). La BU Mercato da sola copre il 42% del fatturato, seguita dall’Energia. Questa struttura è affidata a un consiglio di amministrazione vigilato da un collegio sindacale. Il board ha ben 11 membri indipendenti su 15 e una maggioranza femminile. È stato rinnovato il 21 giugno scorso: oggi lo presiede Luca Dal Fabbro, il vicepresidente è Moris Ferretti e l’amministratore delegato è Gianni Vittorio Armani. Aderiamo alle best practice in materia di amministrazione e, tra l’altro, al Codice di Corporate Governance, ma anche alla 231 e a diversi altri modelli virtuosi. Il Codice Etico fornisce la mappa valoriale del gruppo, condivisa anche con i fornitori, e abbiamo policy di whistleblowing e sistemi di controllo del rischio e della gestione, anche dal punto di vista della sostenibilità. Questa generale istanza strategica afferisce direttamente a tutto il consiglio di amministrazione, con uno specifico mandato per il vicepresidente, ma dal supremo organo di controllo si allarga a tutta l’organizzazione anche per ragioni di efficacia e materialità. C’è un comitato endoconsiliare dedicato (il Comitato Controllo Rischi e Sostenibilità) e c’è il Comitato Integrazione Strategica ESG, che comprende tutti i direttori delle maggiori funzioni e delle business unit, dalla logistica all’investor relations, dagli approvvigionamenti agli impianti. È essenziale coinvolgere il management esecutivo per attuare una strategia ESG efficace che coinvolga tutti i livelli dell’organizzazione. Segnalo anche il Comitato per la Finanza Sostenibile, che seleziona e individua gli investimenti e i progetti elegibili per l’accesso a strumenti di finanza sostenibile, monitorando l’avanzamento dei progetti e la relativa gestione e comunicazione. Infine c’è la fondamentale cerniera dei 5 Comitati Territoriali, uno per ciascuna area di riferimento: con un numero da 15 a 18 componenti, coinvolgono i sindaci dei capoluoghi, rappresentanti dei comuni della provincia, dell’università, associazioni dei consumatori, associazioni di categoria, associazioni ambientaliste, enti del terzo settore, il vicepresidente del gruppo Iren e, come ospite permanente, il presidente. Lì nasce il confronto diretto e progettuale con il territorio, il dialogo con gli stakeholder in vista della gestione delle esigenze, della valutazione e del lancio di nuovi progetti (76 in 8 anni)”.

La transizione ecologica è la prima direttrice strategica del piano industriale. Voi siete un grande produttore di energia con 180 impianti di generazione e una potenza elettrica installata di 2.846 MW a fine 2021. Sono 31 gli impianti idroelettrici, 7 i termoelettrici in cogenerazione e un termoelettrico convenzionale, oltre a 105 impianti fotovoltaici (per 20 MW complessivi) e così via. Ricordo la centrale termoelettrica a ciclo combinato di Turbigo (Milano), una “ex genco” passata di recente da 855 a ben 1.285 MW di potenza installata, gli impianti idroelettrici in Valle Orco e Val di Susa (totale idroelettrico di 604 MW), le 7 centrali di cogenerazione (1,7 GW di potenza elettrica complessiva e 874 MW di capacità termica). Poi gli impianti di trattamento, il settore idrico e altro ancora. Solo in termini di emissioni Scope 1 di CO2 da generazione siete passati da 3,85 a 3,76 milioni di tonnellate Co2eq nel 2021 ed è migliorata del 3% a 323 gCO2eq/kWh l’intensità carbonica della generazione. Su questo fronte avete obiettivi al 2030 molto ambiziosi: quali sono? Come li raggiungerete?

“Vogliamo ridurre da 323 a 176 grammi di CO2 per kWh prodotto la nostra intensità carbonica da generazione. È uno sforzo molto rilevante basato su una decarbonizzazione massiccia del mix energetico e su altri obiettivi che coinvolgono l’economia circolare, le risorse idriche e i progetti collegati alle città resilienti. Per dare un’idea, abbiamo prodotto nel 2021 9.823 GWh e ne abbiamo venduti 14.763 GWh (circa metà ai clienti e metà in Borsa). Puntiamo nel 2030 al 100% di acquisti di energia elettrica da fonti rinnovabili (Scope 2), siamo già all’80%; ma agiremo su più fronti, per esempio con la cogenerazione che ci permette già di ridurre l’impronta carbonica e alimenta la nostra rete da oltre mille chilometri per il teleriscaldamento. Torino con i suoi 726 chilometri di rete di teleriscaldamento è la prima in Italia e noi siamo il maggior gruppo del settore.
Abbiamo anche previsto 2,5 miliardi di euro di investimenti nel settore ambientale, per due terzi dedicati alle filiere connesse alla raccolta urbana. Gestiamo già 3 termovalorizzatori nel contesto di una sessantina di impianti tra trattamento, stoccaggio e recupero. Progettiamo altri impianti di valorizzazione dei rifiuti e punteremo anche sulla decarbonizzazione con l’idrogeno e soprattutto con un ampio ricorso alle energie rinnovabili: dagli attuali 0,6 GW di potenza rinnovabile (essenzialmente le centrali idroelettriche, ndr) puntiamo a crescere a 2,2 GW di potenza installata da fonti rinnovabili nel 2030. Abbiamo di recente acquistato in Puglia il maggiore parco fotovoltaico italiano da 121 MW di capacità dai danesi di European Energy.
Puntiamo anche sul biogas e sull’innovazione in tanti settori dell’economia circolare. Per esempio sappiamo che il 50% delle plastiche raccolte è rappresentato da plasmix (mix di plastiche eterogenee, ndr, prima sostanzialmente un rifiuto oggi per noi un’opportunità perché abbiamo creato impianti in Friuli ed Emilia Romagna che possono lavorarne 300 mila tonnellate l’anno per produrre 70 mila tonnellate del polimero Bluair che è impiegato in asfalti innovativi, in arredi urbani. Alimenteremo anche con minore impatto le acciaierie e risparmieremo enormi quantità di CO2. Lavoriamo poi sul ricircolo della carta, del legno e dell’organico con produzione di biometano”.

E l’acqua? Avete tagliato i prelievi per la distribuzione idrica a 278 milioni di metri cubi nel 2021, e ne vendete 175 milioni di metri cubi tramite una rete di acquedotti di oltre 20 mila chilometri. Come gestite questa risorsa sempre più preziosa?

“Noi serviamo oltre 2,7 milioni di cittadini e gestiamo oltre 1.300 impianti di depurazione, usiamo l’acqua per raffreddare gli impianti di generazione e per molti processi industriali facendo un crescente ricorso al recupero delle acque di processo, abbiamo però anche importanti obiettivi sulla rete: la nostra oggi perde meno della media italiana, con il 32,6%, ma vogliamo tagliare la percentuale al 20% al 2030. Stiamo per questo ridisegnando tutto il sistema, creeremo reti distrettualizzate, che possono, con una sensoristica capillare, individuare più efficacemente le perdite e consentirci più veloci interventi di riparazione. La stessa gestione delle dighe ha un forte rapporto con le comunità, durante la terribile siccità di questi mesi abbiamo aumentato, in accordo con i territori, i rilasci idrici a sostegno dell’agricoltura, in linea con i nostri legami storici con i nostri stakeholder”.

Le persone sono un vostro asset fondamentale, oltre 10 mila dipendenti nell’organizzazione e milioni di clienti con nuove esigenze e nuovi canali di comunicazione. Come vi confrontate con loro?

“Il nostro valore viene dalle persone, gli altri due pilastri della nostra strategia, dopo la transizione, sono il territorio e la qualità del servizio. A fine 2021 avevamo una popolazione aziendale di 9.055 persone (ora cresciute a dieci mila a seguito del consolidamento di alcune partecipazioni), di cui quasi 4.700 operai, con età media di 47,6 anni e donne al 25% circa. Lo scorso anno abbiamo però assunto 886 persone e abbiamo l’obiettivo di 4 mila assunzioni nell’arco decennale del piano (7 mila i nuovi ingressi previsti nel gruppo tenendo in considerazione anche operazioni di M&A). Siamo in una fase di transizione: oggi ci sono in azienda 5 generazioni e le nostre politiche di inclusione sono su più fronti per favorire il dialogo e mescolare le esperienze e le competenze con le esigenze di skilling e reskilling. Assorbiamo nuove competenze tecniche in diversi campi, dal digitale alla chimica dei materiali. Le 203.100 ore di formazione del 2021 con l’obiettivo di 30 ore di formazione in media pro capite nel 2030, stimolano la crescita individuale, comunicano competenze, diffondono la cultura aziendale, ma salvaguardano anche il personale dai rischi. Nel nostro settore la sicurezza è importantissima e per questo abbiamo modelli sofisticati ancorati sulle esperienze concrete dei nostri lavoratori, anche in chiave predittiva, per scongiurare gli incidenti prima che si verifichino.

I clienti? Sulla customer experience investiremo più di 300 milioni entro il 2030, ci sarà dunque una digitalizzazione a 360 gradi dei servizi e una trasformazione profonda da gestire. Il cliente ci aiuta costantemente, ci supporta nel settore ambientale, nella gestione dell’offerta di servizi essenziali, nella misurazione delle esigenze. Parliamo con lui con tutti i canali digitali e fisici e potenzieremo anche la presenza tangibile sul territorio. Questo supporterà anche i nostri nuovi servizi di consulenza e sostegno alla transizione, dalle nuove caldaie ai pannelli fotovoltaici, dalle app per il monitoraggio e la gestione dei consumi agli hardware per la domotica e così via. Il coinvolgimento del cliente e il suo supporto saranno sempre più importanti”.

E i fornitori?

“Sono partner indispensabili: 5.145 fornitori per un gruppo che solo nel 2021 ha emesso ordini per oltre 1,5 miliardi di euro. Abbiamo un Albo dei fornitori e una piattaforma online, sistemi di analisi e verifica, dei rating, dei requisiti economici ed ESG. Chiediamo a tutti la sottoscrizione del nostro Codice Etico oltre - ovviamente - alle varie richieste sui diritti del lavoro e le tutele ambientali, le certificazioni normative… I profili di responsabilità sociale e ambientale sono già valutati in fase di qualifica e verificati durante lo svolgimento delle prestazioni. Nelle gare la proposta tecnica dei fornitori tiene sempre conto di profili ESG e di pratiche virtuose coerenti con la nostra filosofia aziendale. Lo sviluppo dei nostri partner in coerenza con la nostra cultura è un valore aggiunto che ricerchiamo attivamente”.

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