Intercos, strategie di sostenibilità nella cosmesi

L’amministratore delegato Renato Semerari racconta le ambizioni ESG del gruppo



FTA Online News, Milano, 06 Ott 2022 - 10:11

Intercos è uno dei maggiori operatori mondiali B2B del settore cosmetico. Fondata nel 1972 da Dario Gianandrea Ferrari, ancora oggi socio di controllo con oltre 48% dei diritti di voto, la società di Milano conta 16 stabilimenti produttivi, 16 uffici commerciali e ben 11 centri di ricerca. A fine 2021 mostrava ricavi da 673 milioni di euro e un utile netto rettificato di 41 milioni. Ben 3561 i dipendenti nel mondo e un ampio portafoglio prodotti suddiviso tra le business unit del make-up, dello skincare, dell’hair&body.

All’amministratore delegato Renato Semerari, chiediamo quali sono le principali sfide e strategie di sostenibilità del gruppo.

“Intercos ha avviato un percorso strutturato e ambizioso di sviluppo della sostenibilità. Andando oltre i requisiti strettamente richiesti dalla normativa sulla Documentazione Non Finanziaria, abbiamo definito un Piano Strategico di Sostenibilità al 2025 basato su tre pilastri: la correttezza del business, incentrata sulla promozione della nostra cultura di impresa e sul rafforzamento delle nostre pratiche anticorruzione; l’attenzione per le persone, con un impegno concreto verso l’azzeramento degli infortuni e l’estensione dei progetti di solidarietà avviati; la sostenibilità del settore beauty, un impegno industriale concreto sul fronte della qualità ESG della nostra produzione, dell’efficienza di processo, del rafforzamento delle istanze di sostenibilità lungo tutta la catena di valore”.

Sul fronte della governance mostravate già prima della quotazione dello scorso anno, una certa solidità, come gestite in questo ambito le istanze della sostenibilità?

“Negli anni ci siamo confrontati diverse volte con i private equity e ciò ha contribuito a raffinare la struttura della governance in maniera importante. La direzione strategica del gruppo afferisce al consiglio di amministrazione a 11 membri della società, sorvegliato dal collegio sindacale, a esso in ultima istanza fanno riferimento anche le iniziative di sostenibilità. Per rendere davvero efficace l’attuazione delle politiche ESG abbiamo però istituito degli organi dedicati. Il Sustainability Team, è responsabile della corretta organizzazione della documentazione per i vari audit delle agenzie preposte al monitoraggio delle iniziative ESG e collabora con responsabili di funzione sia a livello corporate che locale per organizzazione e coordinamento dei progetti ESG del gruppo. A inizio 2022 Intercos è stata premiata da Ecovadis, una delle maggiori agenzie di rating ESG del nostro settore, con una medaglia Platinum. 

Nell’ambito della sostenibilità, è essenziale anche il ruolo del Sustainability Global Steering Committee (SGSC), un comitato composto da tutta la prima linea manageriale a cui partecipo anche io in qualità di amministratore delegato e altri due consiglieri. È il centro strategico della sostenibilità e permette di raccordare i piani ESG con la concreta operatività dell’impresa rendendoli efficaci; rappresentando un raccordo del centro decisionale con le strutture esecutive. Intercos aderisce al modello 231 e ha sottoscritto un Codice Etico al cui rispetto sono tenuti anche tutti i fornitori. Aderiamo inoltre al Codice di Corporate Governance di Borsa Italiana, a ulteriore garanzia di tutti gli stakeholder. Per dimostrare l’importanza strategica delle misure di sostenibilità, Intercos ha inserito nel piano di remunerazione del management gli obiettivi ESG: il Piano 2022-2024 prevede oltre ad obiettivi finanziari anche un obiettivo di sostenibilità, legato alla percentuale di consumo di energia derivante da fonti rinnovabili al 2024 (CEFR – Consumo Energia Fonti Rinnovabili)Il confronto con il mercato su questi temi è anche confermato dal prestito bancario ESG stipulato con Intesa Sanpaolo, che vede la modifica dei margini applicati al raggiungimento di determinate milestone”.

A fine 2021 Intercos conta 3.561 dipendenti, al 96% con un contratto a tempo indeterminato, al 63% donne. È una popolazione aziendale globale (1333 dipendenti in Italia e 1143 in Cina). Fra lavoratori interinali, stagisti e consulenti esterni hanno lavorato per il gruppo l’anno scorso in media altre 1.863 persone. Qual è il rapporto di Intercos con le sue persone dal punto di vista della sostenibilità?

“Le nostre persone sono l’asset principale della nostra impresa. In Intercos sono presenti numerose figure professionali, gli operai sono una parte importante della popolazione aziendale e per questo poniamo la massima attenzione alla sicurezza, dedicandole una fetta rilevante dell’offerta formativa. L’anno scorso abbiamo tagliato da 28 a 17 il numero degli infortuni tra i dipendenti e ci siamo posti l’obiettivo zero infortuni nel 2025. In particolare, Il Gruppo sta proseguendo nel minimizzare i rischi relativi alla salute e sicurezza associati alle attività produttive. In Italia e in Cina l’azienda ha implementato il programma BOSS (Behaviour Observation Safety System) per migliorare la cultura aziendale in materia di sicurezza, che consiste nell’applicazione di specifiche azioni preventive per minimizzare il rischio di infortuni, oltre al naturale controllo e alla manutenzione dei macchinari.
Una gran parte del nostro piano di sostenibilità è dedicata alla ricerca e sviluppo, con ben 11 centri di ricerca e numerose figure specializzate, dagli ingegneri, ai chimici, ai formulatori. L’innovazione continua è essenziale nel nostro settore e fa parte del modello di business dalla fondazione della società: è un pilastro della cultura aziendale di Intercos e adesso compie anche una missione importante nell’ambito della sostenibilità, perché la ricerca punta sempre di più a soddisfare la domanda di un impatto minore che bisogna accordare con le esigenze produttive e le attuali tecnologie”.

È una sfida che incrocia la qualità chiesta dai clienti…

“I grandi marchi globali della cosmesi ci chiedono sempre più spesso delle garanzie ESG e a loro volta vanno incontro a una domanda dei consumatori sempre più orientata alla sostenibilità. Tutto questo richiede sforzi e investimenti, ma avvia anche un circuito positivo che si trasmette, per esempio, ai nostri fornitori. Abbiamo creato una Clean List degli ingredienti vietati o controversi e ci siamo posti l’obiettivo di raggiungere nel 2025 una percentuale minima di formulazioni della Clean List nelle varie business unit. Inseriamo dunque politiche ESG a tutti i livelli della catena di valore. Seguiamo il regolamento REACH sulla sicurezza dei materiali (per esempio sulla purezza dei pigmenti o l’assenza di asbesto nel talco) e testiamo a lungo i prodotti e i processi prima che vengono venduti sul mercato. Per esempio,  l’80% delle materie prime impiegate da Intercos a contenuto di olio di palma, è certificato RSPO; come anche la mica, un minerale essenziale per gli ombretti, può essere critica sul fronte dell’approvvigionamento e per questo abbiamo preteso che i fornitori di mica indiana di Intercos fossero certificati RMI. A tutti i fornitori chiediamo l’adesione al Codice Etico e quando è necessario, svolgiamo degli audit in loco.”.

Una parte essenziale della strategia di sostenibilità di Intercos è rivolta all’ambiente. Su questo fronte vi siete posti gli obiettivi al 2025 di ridurre le emissioni di gas serra scope 1 e 2 per unità di prodotto del 20% e di azzerare i rifiuti smaltiti in discarica. Quali sono le sfide sull’impatto ambientale?

“Siamo un gruppo industriale, con fattori produttivi importanti, ma abbiamo anche l’ambizione di ridurre l’impatto delle nostre attività. Per questo abbiamo avviato diverse iniziative sul fronte dell’efficientamento energetico, delle rinnovabili, dell’economia circolare. Tra gli ultimi progetti c’è stata l’anno scorso, l’inaugurazione dell’impianto fotovoltaico a Garwolin in Polonia, affiancando quelli gestiti con la formula ESCO dagli stabilimenti Cosmint di Olgiate Comasco e da Intercos Europe a Dovera. L’efficientamento energetico è una parte rilevante dei nostri piani, ad esempio, presso il sito di Dovera, dove si è registrata una diminuzione dell’utilizzo di gas naturale per effetto della massimizzazione dell’efficienza dell’impianto di trigenerazione, oppure presso il cogeneratore di Olgiate. Ci sono però anche iniziative importanti sul fronte dei LED nei vari stabilimenti e i principi di sostenibilità hanno guidato la ristrutturazione della sede di Agrate Brianza. L’adozione della formula ESCO e la crescita della produzione, influiscono sui valori assoluti che hanno visto un calo delle emissioni scope 1 a 6.593 tonnellate di CO2 l’anno scorso e una crescita delle scope 2 a 19,345 t. Tali emissioni, insieme, sono comunque diminuite nel periodo considerato. Altre iniziative importanti sono, ad esempio, sono i nuovi formati di packaging in sviluppo, che vengono ideati pensando al fine vita del prodotto e al suo smaltimento attraverso i canali consolidati della raccolta differenziata.  Nel confronto sui consumi di benzina, diesel e gas spesso il numero utile da verificare è quello del 2019, perché il 2020 ha risentito pesantemente della pandemia e non può fare da riferimento sulle emissioni reali del gruppo. Così, per esempio, i 106.029 litri di diesel consumati l’anno scorso sono molti di meno dei 138.957 del 2019. Spesso i nostri tessuti industriali sono interconnessi e quindi dobbiamo spostare prodotti intermedi da un impianto a un altro, vanno aggiunti poi gli spostamenti di addetti e commerciali. Prestiamo molta attenzione anche sul fronte dell’efficientamento idrico: l’anno scorso abbiamo consumato 501.766 metri cubi d’acqua, ci serve per raffreddare e pulire i macchinari e stiamo facendo un sempre più ampio ricorso a ricircolo e a sistemi di monitoraggio. L’anno scorso Intercos ha impiegato 12.194 tonnellate di materie prime; quindi, per noi l’importanza dell’azione sul fronte dell’economia circolare è essenziale. Già nel 2021 abbiamo tagliato del 13% a 32 tonnellate il ricorso alla discarica e al contempo abbiamo accresciuto del 132% i rifiuti avviati al riciclo (5.735 t). Nel piano al 2025 prevediamo appunto di azzerare i rifiuti industriali smaltiti in discarica".

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