Europa, pubblicato il rapporto sulla qualità dell’aria

L’inquinamento atmosferico resta il maggiore rischio ambientale per la salute



FTA Online News, Milano, 03 Mag 2017 - 18:30

L’ultimo Rapporto sulla qualità dell’aria pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente ha ribadito che, nonostante un lento miglioramento, l’inquinamento atmosferico rimane il principale rischio ambientale per la salute nel Vecchio Continente. Le stime aggiornate dell’Agenzia attribuiscono infatti nel 2013 alle emissioni di PM2,5 ben 436 mila morti premature nell’Europa a 28, 66.630 sono state contate in Italia in una triste lista che ne rileva altre 73.400 in Germania e 45.120 in Francia.

Al biossido di azoto (tornato all’attenzione lo scorso anno con il caso delle emissioni alterate del Dieselgate) sono attribuite 68 mila morti premature nell’Europa a 28, delle quali 21.040 in Italia. Altre 3.380 morti premature in Italia sono attribuite nel 2013 all’ozono (O3): il totale per l’EU-28 sale a 16 mila.

Il particolato rappresenta un problema particolarmente rilevante con concentrazioni di PM10 o di particolato ancora più fine (come il PM2,5) registrate in molti casi oltre i limiti prescritti. Nel 2014 il 16% della popolazione urbana dell’Europa a 28 è stato esposto a concentrazioni giornaliere di PM10 superiori ai limiti previsti dal Vecchio Continente e l’8% della popolazione urbana è stato esposto a concentrazioni di PM2,5 superiori ai valori target UE. Ben l’85% della popolazione delle città europee è stato esporto a valori di PM2,5 superiori ai più stretti parametri WHO AQG (le linee guida sullo smog dell’Organizzazione mondiale della sanità). L’8% della popolazione urbana dell’Europa a 28 ha subito un’esposizione all’ozono superiore ai valori target nel 2014  e nello stesso anno il 7% della popolazione urbana europea ha subito esposizioni superiori ai limiti annuali di biossido di azoto previsti sia dall’Unione Europea che dai parametri WHO AQG.

Le fonti dell’inquinamento atmosferico sono varie e spaziano dai trasporti all’industria, dalle centrali energetiche all’agricoltura, alle abitazioni, alla gestione dei rifiuti. Sebbene le emissioni siano diminuite negli anni, il rapporto afferma che diversi settori non hanno ridotto a sufficienza le proprie e cita il caso degli ossidi di azoto del trasporto su strada che non sono state compressi a sufficienza. La combustione di carbone e biomasse (come nei camini) da parte di famiglie e in edifici pubblici o commerciali ha inoltre causato forti emissioni di PM2,5 e di BaP (Benzo(a)pirene) delle quali sono i maggiori responsabili in Europa. All’indice anche le emissioni di ammoniaca (NH3) da parte dell’agricoltura che contribuisce all’elevato livello di particolato.

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