Inbre, l’opportunità sostenibile del mini-idroelettrico

Il direttore generale Rizzi ci racconta sfide e risultati di un settore strategico



FTA Online News, Milano, 12 Mag 2022 - 18:16

“INBRE-Iniziative Bresciane è un produttore indipendente di energia da fonti rinnovabili specializzato nel settore dell’idroelettrico di piccole e medie dimensioni. Il gruppo ha il suo cuore nella Val Camonica e oggi conta 44 impianti idroelettrici in esercizio tra Brescia, Bergamo, Cremona, Trento e Lucca. Ha iniziato la sua attività in questo settore con l’acquisto di una centrale nel 1996 e in seguito, anche grazie all’ingresso e al sostegno del socio ISA, a fianco del socio di riferimento, Finanziaria di Valle Camonica, ha sviluppato questa vocazione realizzando e acquistando nuove centrali. Oggi INBRE presidia tutta la filiera del valore, dall’individuazione del sito, alla progettazione, alla realizzazione e alla gestione”. “Siamo fieri di lavorare bene in un settore strategico come il nostro - sintetizza Alberto Rizzi, procuratore e direttore generale di INBRE - l’idroelettrico può fornire un importante contributo al territorio e al sistema”.

Come funziona l’idroelettrico in Italia, quali sono le sue sfide e le sue opportunità? Quali sono le peculiarità di INBRE?

“Il settore idroelettrico è un grande asset del sistema Italia, normalmente arriva a coprire fino a un quinto della generazione elettrica nazionale. Svolge inoltre un ruolo fondamentale nel riequilibrio del sistema elettrico e nell’agricoltura. I grandi bacini storici italiani sono come delle pile che conservano l’elettricità e l’acqua per la nostra rete e per la nostra agricoltura. È un sistema di stoccaggio fondamentale e spesso trascurato. Grandi e piccoli impianti sono inoltre essenziali per la tutela del territorio, la pulizia di fiumi e torrenti, l’ottimizzazione di quella preziosa risorsa che è l’acqua. In un Paese idro-morfologicamente fragile come l’Italia il nostro settore può fare la differenza sul territorio. Ci sono però anche delle criticità. Gli interminabili tempi burocratici per l’ottenimento delle Autorizzazioni alla costruzione degli impianti e quelli per il conseguimento delle concessioni possono costituire una barriera importante e persino insostenibile per gli operatori più piccoli. A volte, per ottenere un’autorizzazione, sono necessari sino a 12 anni e bisogna fare massa critica, come noi, per superare, con le economie di scala, le difficoltà e i costi del confronto con istituzioni e territori.
Ci sono però anche grandi opportunità. Entro il 2023 INBRE attiverà in Toscana 12 nuovi impianti sull’Arno che favoriranno la messa in sicurezza idraulica di un lungo tratto del fiume Arno a Firenze e zone limitrofe e produrranno energia pulita per tutto il territorio, prendendosene cura. Ci sono però anche grandi opportunità. Entro il 2023 INBRE attiverà in Toscana 12 nuovi impianti sull’Arno che favoriranno la messa in sicurezza idraulica di un lungo tratto del fiume Arno a Firenze e zone limitrofe e produrranno energia pulita per tutto il territorio, prendendosene cura. È un investimento privato in project financing di cui la BEI ha compreso l’importanza strategica, tanto da sostenerlo con un finanziamento da 49 milioni di euro”.

Ma oggi quali sono gli impatti dei piccoli impianti come i vostri?

“Molto limitati: noi portiamo sui territori soltanto positività. I nostri nuovi impianti ad acqua fluente, cosiddetti a rilascio istantaneo, non prevedono condotte forzate, quindi non c’è assorbimento di acqua. Aumentiamo anzi la potenza del flusso e attraverso la rifunzionalizzazione e ristrutturazione delle traverse regolarizziamo il corso dei fiumi. Interveniamo altresì nelle opere di presa con l’utilizzo di sgrigliatori che favoriscono il dragaggio e la pulizia dei corsi; in prossimità degli sbarramenti costruiamo “scale di risalita dei pesci” che garantiscono la continuità dell’ecosistema fluviale consentendo alla fauna ittica di risalire e ridiscendere i corsi d’acqua; inoltre sistemiamo spesso i raccordi dei fiumi con le derivazioni per i consorzi agrari ed effettuiamo interventi come la manutenzione delle strade di accesso e la realizzazione di opere compensative nei territori interessati dalle opere. Svolgiamo quindi una funzione di utilità pubblica.
Il nostro secondo Bilancio di Sostenibilità spiega che nel 2021, su 26,4 milioni di euro di valore economico generato, 18,1 milioni di euro sono stati distribuiti. Una buona parte va in oneri, canoni e imposte che quindi restituiscono valore al territorio anche sotto questa forma. Abbiamo una potenza installata di 57 MW e abbiamo generato nel 2021 154 GWh, risparmiando l’emissione di 69 mila tonnellate di anidride carbonica, significa l’equivalente di quanto assorbito da quasi 2 milioni di alberi”.

Avete sviluppato una governance articolata, che vi ha permesso anche di affrontare agevolmente la quotazione del 2014. Come è gestita INBRE?

“La società è storicamente controllata dalla Finanziaria di Valle Camonica, che controlla il 52% ed è affiancata dall’Istituto Atesino di Sviluppo (12,4%). Nel tempo hanno investito nel gruppo Arca SGR (4,53%) e altri Fondi di investimento italiani e esteri e successivamente Dolomiti Energia (16,5%), con la quale abbiamo avviato una partnership industriale nel 2020. La nostra attenzione ai sistemi di amministrazione ha registrato un passaggio importante nel 2011 con l’adozione del “Modello 231”: da quel momento abbiamo sviluppato una maggior attenzione per i processi e le buone pratiche che ci ha accompagnato fino alla quotazione, realizzata in meno di 5 mesi perché eravamo già attrezzati. Il processo di quotazione è stato impegnativo, ma poi ci ha regalato trasparenza ed efficienza facilitando il dialogo con soggetti finanziari e industriali, con i fornitori e soprattutto con le istituzioni, che sono uno dei nostri interlocutori principali. Sicuramente la solidità economico-patrimoniale del Gruppo ci ha avvantaggiato anche nell’emissione del green bond da 4 milioni di euro del 2021: obbligazioni sottoscritte da Unicredit e basate su specifici obiettivi di sostenibilità.
Abbiamo adottato un Codice Etico, politiche di contrasto della corruzione e un modello di whistleblowing. Siamo certificati ISO 9001 (qualità), 14001 (Ambiente) e 5001 (specifica per l’energia). Il nostro sistema prevede un cda, un collegio sindacale e l’organismo di vigilanza ex 231”.

Quanti sono i vostri dipendenti? Come è andata con il Covid? E i fornitori?

“L’organico di INBRE conta attualmente 17 dipendenti, siamo dunque una squadra molto unita e coordinata. Negli ultimi tre anni non abbiamo registrato alcun incidente e poniamo una grande attenzione alla formazione, specialmente in tema di sicurezza. Ai nostri corsi partecipano anche i fornitori che si occupano della gestione outsourcing di alcuni dei nostri impianti, la cui collaborazione è essenziale per il nostro lavoro. Ci siamo inoltre dotati di un albo-fornitori basato su trasparenza, obiettività e parità di trattamento. Gli iscritti sono ovviamente certificati per rispettare le previsioni del Modello 231 e sottoscrivono i principi del nostro Codice Etico. Si tratta di soggetti diversi, che spaziano dai fornitori elettromeccanici e di servizi di automazione alle imprese edili. Alla nostra Società è richiesta una forza lavoro limitata ma specializzata, perché i nostri impianti sono relativamente concentrati in pochi territori e perché sono in gran parte automatizzati e monitorabili da remoto.

Dalla pandemia non abbiamo subito impatti significativi; abbiamo quasi sempre continuato a svolgere il nostro lavoro, adottando, laddove possibile, sistemi di smart-working. Abbiamo dunque confermato la nostra strategia di crescita per linee interne ed esterne. I nuovi progetti in Toscana indicano la replicabilità su scala nazionale del nostro modello. In questa fase, l’incertezza del contesto economico, i rincari delle materie prime e la carenza di manodopera costituiscono una nuova sfida, ma noi confermiamo la nostra fiducia nelle prospettive del gruppo”.

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