Industrie Chimiche Forestali, un progetto sostenibile di lungo periodo

La multinazionale degli adesivi per calzature e automotive ha pubblicato nel 2020 il primo Bilancio di sostenibilità



FTA Online News, Milano, 15 Feb 2021 - 11:22

“Fra il 2017 e il 2019 abbiamo ridotto del 39% le emissioni dei tre peggiori inquinanti, CO, Nox e VOC (composti organici volatili) da 5.337 a 3.241 chilogrammi. Fin dagli anni 2000 applichiamo le migliori tecniche disponibili nel settore chimico (le BAT) e questo ci ha permesso di trattare e abbattere tutte le emissioni di solventi organici volatili e di composti organici volatili. Abbiamo ingegnerizzato il processo industriale per ridurre a zero gli scarichi idrici industriali e introdotto un ciclo di lavorazione chiuso, il nostro “Oro Blu”, che è un altro grande passo avanti nella nostra sostenibilità”. Guido Cami, amministratore delegato e azionista di Industrie Chimiche Forestali (ICF), segue da anni l’evoluzione sostenibile di un’industria che nel 2018 ha festeggiato 100 anni di innovazione nel campo degli adesivi per il settore calzaturiero, per la pelletteria, per l’automotive, per il flexible packaging impiegato, per esempio, anche nel settore alimentare.

“Noi dalla nostra base di Marcallo con Casone (MI) inviamo i nostri prodotti in tutto il mondo, circa il 70% del nostro giro d’affari è estero, dal Giappone al Sudamerica, dagli Stati Uniti alla Russia. Abbiamo posizioni di rilievo nei maggiori settori in cui operiamo. Nell’Automotive, per esempio, noi produciamo gli adesivi che tengono insieme le varie parti dei tettucci delle auto, parliamo di 10 mila tonnellate di prodotto l’anno, per circa 25 milioni di veicoli, ossia di un 30% del mercato globale che ci fa competere, nel nostro campo, con colossi multinazionali”.

ICF

Nell’ultimo quarto di secolo e anche dopo la quotazione tramite la business combination con Eps Equita Pep avete accresciuto il bagaglio di certificazioni, di competenze, di impegni anche sul fronte dei rapporti con gli stakeholder. Lo scorso anno avete pubblicato il primo Bilancio di sostenibilità, sui dati del 2019, e continuate a porvi nuovi obiettivi in questo ambito. Come è andata?

“Già 24 anni fa abbiamo adottato l’UNI EN ISO 9001, che certificava il sistema di Gestione per la Qualità, un impegno non comune allora, che abbiamo ribadito di recente in ambito automotive con la certificazione IATF 16949, che potenzia ulteriormente la nostra compliance su questo fronte.
Già nel 1998 abbiamo ottenuto la conformità all’UNI EN ISO 14001 che definisce la gestione di tutte le fasi del lavoro dall’acquisto di materie prime alla consegna del prodotto finito.
Siamo stati tra i primi ad adottare il Responsible Care, un importante protocollo internazionale volontario per lo sviluppo sostenibile dell’industria chimica.
Fra Modello 231 e Regolamento EMAS confermiamo la nostra serietà pubblicando ogni anno la Dichiarazione Ambientale dello stabilimento di Marcallo con Casone.
Nel 2019 abbiamo sviluppato il supporto Forebio Prime che è al 90% di fibre naturali certificate FSC Misto. Forebio deriva da materie prime provenienti da foreste e da filiere di approvvigionamento certificate FSC e gestite in modo responsabile”.

 

E nel 2020 come è andata con il Covid? Il giro d’affari ha mostrato qualche incertezza con un calo tutto sommato contenuto da 71,7 a 60,5 mln e un ebitda da 7 milioni di euro. Ne ha risentito la vostra politica di sostenibilità?

“Al contrario, abbiamo accelerato. Non solo non abbiamo mai fermato gli stabilimenti e non abbiamo fatto ricorso neanche a un’ora di cassa integrazione, ci siamo anche messi a produrre tessuti per mascherine chirurgiche 100% Made in Italy e detergenti per mani.
Per noi la sostenibilità è più di un progetto, è una componente essenziale della nostra identità e il 2020 lo ha confermato. Stiamo infatti portando al 50% del totale la produzione di adesivi privi di solventi o a base acqua. Appena 10 anni fa era senza solventi appena il 20% dei nostri prodotti: è un percorso innovativo che ci porta spesso nelle fabbriche dei nostri clienti a spiegare le potenzialità di miglioramento ambientale di tutta la filiera”.

 

Nel 2019 avete ridotto a 6.985 tonnellate l’impiego di solventi e a 4,347 quello di polimeri, aumentando quello di polimeri rigenerati. Avete tagliato del 17% a 35.319 GJ il vostro consumo di energia (il 47% è gas naturale per bruciatori, acqua calda, postcombustori, etc) e monitorato anche le emissioni Scope 1 e Scope 2 di gas serra (entrambe in calo a 1062 e 1065 t VO2 equivalente). Avete proseguito nel 2020?

“Sono numeri importanti perché per una multinazionale di 129 persone riuscire non solo a misurare, ma anche a contenere questi parametri, innovando a tutti i livelli, è un risultato assai sfidante. Abbiamo anche effettuato uno studio LCA (Life Cycle Assessement) che ha misurato tutti gli impatti principali del ciclo di vita di tessuti, estrusi e impregnati con l’obiettivo di pubblicare e registrare la EPD (Environmental Product Declaration), che fornirà ulteriori garanzie a tutti gli stakeholder.
Abbiamo un forno da 90 metri, che raggiunge i 190 gradi, e abbiamo deciso di introdurre periodi di impiego da 24 ore per sfruttare l’inerzia termica e migliorare l’efficienza. Sfide non da poco, anche in termini di personale”.

 

Come trattate la vostra gente? Che peso hanno nella vostra organizzazione?

Fondamentale. A tutti i livelli, le persone sono il nostro asset principale. In termini organizzativi abbiamo 4 persone che si occupano di HSE, ossia salute, sicurezza e ambiente. Un avvocato nell’organismo di vigilanza per la responsabilità del Modello 231 e un dottore in chimica di grande esperienza che coadiuva la complessa gestione di tutti i protocolli. Abbiamo snellito il cda portandolo da 9 a 7 componenti.
Nel frattempo sono aumentati i diplomati e i laureati tra i nostri 129 dipendenti. Abbiamo elargito loro quasi 20 ore di formazione cadauno, dalla sicurezza alla qualità, facciamo audit interni e il premio annuale di partecipazione non è basato soltanto sull’ebitda, ma anche su parametri ambientali e di sicurezza misurati con audit periodici.
Ben 22 persone, sulle 129 totali, sono dedicate alla ricerca e allo sviluppo in tre laboratori differenti: sono la guida della nostra innovazione.
Il lavoro che vogliamo offrire deve essere qualificato e sostenibile, circa il 95% della nostra gente ha un contratto a tempo indeterminato e gli stipendi sono mediamente più alti che in altre industrie”.

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