Campari, la sostenibilità di un brand con oltre 160 anni di storia

Il gigante del beverage è attivo da anni su più fronti



FTA Online News, Milano, 17 Mar 2020 - 15:25

Chi è Campari

Il gruppo Campari è un colosso globale degli aperitivi con 160 anni di storia alle spalle e una presenza diretta in 20 mercati del mondo. Alla fine del 2019 contava 21 siti produttivi e manteneva la sede amministrativa nel quartier generale di Sesto San Giovanni (Milano).

La storia della società è nata però nel 1860 a Novara dove il liquorista Gaspare Campari inventò una bevanda dal distintivo gusto amaro che avrebbe poi costituito la base del suo successo, passato per il primo impianto produttivo di "Bitter" a Sesto San Giovanni nel 1904 e per il "Camparino" aperto nella Galleria Vittorio Emanuele II di Milano nel 1915. In quegli anni nascono e si diffondono i cocktail consolidando il successo di Campari che comincia a legare la propria immagine a grandi artisti, dal futurismo di Depero negli anni Trenta al pop di Bruno Munari negli anni Sessanta. Un impulso fondamentale nei primi anni di sviluppo sarà dato dal figlio del fondatore Davide Campari, che creò il Cordial Campari e soprattutto avviò la gestione industriale del gruppo portandolo anche all’internazionalizzazione con l’approdo in Francia. I discendenti della famiglia confermarono la politica di espansione portando i marchi in più di 80 Paesi alla fine degli anni Sessanta. Nel 1982 i manager Erinno Rossi e Domenico Garavoglia comprarono l’azienda da Angiola Maria Migliavacca, ultima erede della famiglia dei fondatori. Ancora oggi il gruppo Campari fa riferimento alla famiglia Garavoglia.

La sua espansione ulteriore a partire dagli anni Novanta registra anche numerose acquisizioni, 29 tra il 1995 e il 2019, con marchi di fama come Cynar, Crodino, Cinzano, Dreher, Aperol, Riccadonna, Wild Turkey, Averna, Braulio, Grand Marnier. Una recente presentazione calcola acquisizioni per oltre 3,1 miliardi di euro in quel periodo. Dal 2013 si contano anche 13 cessioni e dal 2016 al 2019 i disinvestimenti raggiungono un valore 460 milioni di euro.

Nel 2019 Campari ha registrato vendite nette in crescita del 7,6% a 1,842 miliardi di euro. L’Ebit è cresciuto dell’1,5% a 386,3 milioni (ebit rettificato +7,7% a 408 mln) e l’utile netto di gruppo è aumentato del 4,1% a 308,4 milioni. L’utile netto rettificato è migliorato del 7,3% a 267,4 milioni di euro. A fine 2019 la società contava oltre 3.700 dipendenti (media) e un debito finanziario netto in calo a 777 milioni circa a fronte di un patrimonio netto da oltre 2,39 miliardi. Campari annunciava un dividendo in crescita del 10% a 0,055 euro e un buyback fino a 350 milioni di euro nei 12 mesi successivi. L’amministratore delegato Robert (Bob) Kunze-Concewitz ha sottolineato la performance positiva dei maggiori indicatori in termini di crescita e di espansione organica, nonostante la sfida posta dal crescente prezzo di acquisto dell’agave e dalle incertezze macroeconomiche. Nel febbraio 2020 il gruppo Campari ha annunciato il trasferimento della sede legale in Olanda con l’obiettivo di incoraggiare una struttura del capitale più idonea agli obiettivi di crescita esterna. La residenza fiscale è rimasta in Italia, la quotazione a Piazza Affari e il socio di controllo Lagfin ha ribadito il proprio supporto nel lungo periodo. Va detto che numeri e previsioni sono stati dichiarati prima dell’esplosione della crisi del coronavirus in Europa e in Italia.

 

La sostenibilità di Campari

Campari è soprattutto un produttore di alcolici, prodotti il cui consumo nuoce alla salute indubitabilmente, per cui ogni analisi della sostenibilità portata avanti dal gruppo su più fronti dovrà comunque confrontarsi con questo presupposto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità specifica sul tema che ogni anno il consumo di alcoolici contribuisce a 3,3 milioni di morti nel mondo: sarebbe responsabile del 5,1% delle malattie mondiali e il maggiore rischio di morte prematura e disabilità per i giovani tra i 15 e i 49 anni, coprendo il 10% dei decessi complessivi in questa fascia d’età.

La Relazione sulla sostenibilità 2019 di Campari si apre con un discorso del presidente Luca Garavoglia che sottolinea l’impegno del gruppo "alla creazione di un ecosistema sostenibile e capace di coniugare tradizione, innovazione, territorio e società con un ritorno non solo economico lungo tutta la catena di valore". Le variazioni di perimetro nella rendicontazione del documento regalano già una prima idea dell’ampiezza del business di Campari: il 2019 non comprende lo stabilimento ceduto di Sorocaba (luglio 2018) né gli stabilimenti di Rivière-Pilote (La Martinica) o di Puebla e Oxaca (Messico) che rientrano nelle attività dopo l’acquisizione dei rum francesi Trois Rivières e La Mauny e dei super premium Ancho Reyes e Montelobos.

I marchi del sesto gruppo mondiale del settore spirit (fonte: Impact’s top Premium Brands Worldwide by Company, march 2019) dopo giganti come Diageo, Pernod Ricard, Bacardi, Brown-Forman e Beam Suntory sono a fine 2019 più i 50 e vengono distribuiti in più di 190 Paesi del mondo.

Tornando alla sostenibilità, va evidenziato che Campari ha sviluppato una reportistica evoluta in questo ambito e contribuisce a 11 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) definiti dall’Agenda 2030 dell’Onu. Le aree di sostenibilità in cui il gruppo articola il proprio impegno sono: Le Nostre Persone; Pratiche Responsabili; Ambiente e Impegno nelle Comunità.

 

Governance

La governance di Campari è tradizionale con un consiglio di amministrazione e un collegio sindacale. Nel cda da 9 membri si nota ovviamente il presidente Luca Garavoglia, che controlla il gruppo con il 51% del capitale e il 65,32% dei diritti di voto tramite Lagfin S.C.A., la

Société en Commandite par Actions del Lussemburgo che si è fusa con Alicros Spa in una complessa operazione nel 2019. Alicros era la precedente controllante italiane delle quote italiane che in pratica sono state trasferite dunque in Lussemburgo. Il capitale di Alicros prima della fusione era diviso tra un 53,7% della Lagfin di Luca Garavoglia e il 46,3% che faceva riferimento a sua sorella Alessandra (tramite una fiduciaria svizzera). Da 2016 Luca aveva preso il controllo dopo la scomparsa della madre Rosa Anna Magno Garavoglia e sulla base di un disegno del padre Domenico Garavoglia che risaliva addirittura agli anni Ottanta. Luca Garavoglia, classe 1969, è d'altronde presidente di Campari dal 1994 e Alessandra Garavoglia d’altronde è membro del consiglio di amministrazione su indicazione di Lagfin.
Da notare che nel 2005, dopo un’esperienza di 15 anni in Procter & Gamble, è entrato nel gruppo Campari Robert Kunze-Concewitz, manager austriaco nato a Istanbul (classe 1967) che dopo due anni diventò amministratore delegato della società: è tutt’ora il CEO di riferimento del gruppo.
Un altro manager di peso della lista di Lagfin è Paolo Marchesini che è CFO (direttore finanziario) dalla fine degli anni Novanta e ha guidato la quotazione nel 2001 e diverse operazioni straordinarie degli ultimi anni. Attualmente ha anch’egli l’incarico di amministratore delegato. Nel board siedono inoltre 3 indipendenti (un terzo esatto del totale). Proprio Paolo Marchesini sovrintende al sistema di controllo interno e di gestione dei rischi, è stato inoltre istituito dal cda il Comitato Controllo e Rischi che supervisiona le questioni relative alla sostenibilità.
C’è un Codice Etico di Campari e un sistema di whistleblowing che permette la segnalazione anche anonima di abusi o illeciti. Il gruppo prevede anche delle Business Conduct Guidelines tese alla promozione e alla difesa dell’integrità professionale dei "Camparisti".

Il Bilancio di sostenibilità di Campari ricorda che già "dal 2013 Campari Group si è dotato di una Policy di QHSE (Quality, Health, Safety&Environment) che disciplina e tutela l’ambiente, la salute e la sicurezza dei propri dipendenti e consumatori, la qualità e la sicurezza alimentare dei prodotti". Nell’ambito dei diritti umani il gruppo ha formalizzato una Employees’&Human Rights Policy e sul fronte delle forniture un Supplier Code.

 

Le persone

A fine 2019 Campari contava un organico di 3.788 persone, di cui 3.646 a tempo indeterminato, due valori in crescita di circa cento unità sull’anno precedente. Il 37,5% dei camparisti è donna (il 31% a livello management o superiore).
Il gruppo lavora costantemente all’attrazione dei migliori talenti nel mondo e ha studiato con analisi specifiche le caratteristiche dell’offerta (quale datore di lavoro) e "cosa significa essere un Camparista". La società ha avviato un "cultural activation" tesa a scoprire, sviluppare ed esplicitare una cultura aziendale basata su passione, autenticità, personalità e sull’orgoglio di una storia condivisa. Questo processo ha già contato 204 workshop, 3550 camparisti, 37 sedi e 10.074 ore. Il gruppo punta a costruire un "ambiente di lavoro eccellente) e calcola una riduzione del turnover volontario (dimissioni volontarie) nel 2019 dal 6,3 al 5,9%

Si predilige l’assunzione del management residente nel Paese di attività e in media il 69% dei dirigenti appartiene nel 2019 alla comunità locale. E’ incentivato lo smart working soprattutto per incoraggiare la flessibilità di orari e luogo di lavoro per genitori di minori o dipendenti con parenti anziani a carico. Diverse iniziative a favore della diversity sono state intraprese in diversi territori, dall’Australia al Brasile al Messico.
Sul fronte della formazione nel 2019 Campari ha completato l’architettura del GCD (Global Capabilities Development) che allinea formazione e apprendimento alle esigenze di business collegandosi direttamente al Talent Management. Previsti anche diversi programmi funzionali e interfunzionali. In Italia è presente dal 2018 la nuova iniziativa Welfare FAMILY con un portale informativo dedicato ai vari servizi (per esempio di vaccinazione antinfluenzale, iscrizione a fondi di previdenza complementare, gestione fondi sanitari, polizze assicurative e varie convenzioni specifiche). Uno sportello aziendale gestisce servizi come il "maggiordomo aziendale", il post office e la lavanderia. Una parte del premio di risultato dei dipendenti può anche essere convertita in crediti welfare per ulteriori servizi. Programmi specifici di welfare aziendale sono presenti anche in Australia e Brasile.

Campari coltiva anche le relazioni con le parti sociali. Nel 2019 risultati iscritto ai sindacati il 20% dei dipendenti in Italia. Alle sedi italiane sono applicati, oltre ai contenuti del Contratto collettivo nazionale e degli accordi interconfederali, i contenuti della contrattazione integrativa rinnovata il 18 maggio 2018. Si segnala nel primo semestre del 2020 il proseguimento dell’attività di "ricambio generazionale", che non prevede riduzione degli organici ma "una loro importante revisione in materia di skill professionali e di competenze specifiche". Da evidenziare anche la cessione (luglio 2019) del ramo di azienda Campari Services a una società ad hoc costituita da Accenture Finance and Accounting BPO Services Spa: 16 dipendenti sono stati trasferiti alla nuova società con trattamenti del tutto analoghi a quelli precedenti, altri 25 sono rimasti in Davide Campari-Milano, altre 4 hanno interrotto il rapporto di lavoro.

Sul fronte della sicurezza, Campari ha registrato nel 2019 un calo del 24% degli infortuni occorsi ai propri dipendenti (103 in totale, per 907 giorni di lavoro persi con un indice di gravità dello 0,14) e del 25% di quelli occorsi agli appaltatori (39 per 311 giorni persi). Nel 2019 Campari ha realizzato circa 20 workshop sulla Safety leadership coinvolgendo oltre 300 camparisti, tra manager e leader informali, in tutte le unità produttive del gruppo. Purtroppo nel febbraio 2019 è scomparso un manutentore esterno caduto dall’alto a fine 2018 durante un’attività di manutenzione straordinaria prezzo lo zuccherificio Appleton.

 

Pratiche responsabili

A quest’area afferiscono i rapporti e le pratiche di approvvigionamento. Il Supplier Code che sancisce i principi della materia è stato da ultimo aggiornato nel 2018 e condiviso con i fornitori. Campari aderisce inoltre al Sedex (Supplier Ethical Data Exchange) che permette la condivisione globale con la comunità degli iscritti dei dati su normativa del lavoro, salute e sicurezza, ambiente ed etica del business. Il gruppo Campari si rifornisce da circa 400 siti produttivi di fornitori Product related e Non Product Related. La società segnala che il 65% dei fornitori Product Related è in Europa, il 21% in Nord America, il 10% in Sudamerica, il 4% nell’area Asia Pacifico. I materiali di prodotto, sono agave, alcol, zucchero, uva e cereali (materie prime) quindi bottiglie in vetro, lattine, etichette, tappi e imballaggi esterni in cartone (packaging).

Campari nel 2019 ha mantenuto all’85% la percentuale di bottiglie prodotte in siti certificati secondo gli Standard Internazionali di Sicurezza Alimentare (ISO22000/BRC/IFS/EDG/HACCP/FSSC22000). Ridotti ulteriormente i reclami sulle bottiglie prodotte che nel 2019 erano di 0,587 reclami ricevuti ogni milione di bottiglie prodotte. Nessuna sanzione o controversia riguardante la sicurezza alimentare. Campari incoraggia un marketing imperniato sulla promozione di un consumo responsabile.

 

Ambiente

Nel 2019 la società ha registrato un’importante riduzione dei consumi energetici, tagliati del 28% a 1.636.878 GJ. Significa oltre 454,6 GWh ossia il consumo di quasi 182 mila famiglie italiane. Al calo importante del consumo energetico hanno contribuito diversi fattori, dalla diminuzione dell’impiego di legname e derivati del petrolio in favore del gas naturale nelle distillerie americane e giamaicane alla riduzione dell’attività produttiva dello zuccherificio della Giamaica (-32%). In particolare il gruppo ha sottolineato l’introduzione del gas naturale nelle distillerie di Lawrenceburg (USA) e New Yarmouth (Giamaica) per ottimizzare i costi e l’efficienza energetica. Il rifornimento dello stabilimento giamaicano con gas naturale liquefatto (convertita la prima caldaia al GNL, la seconda dovrebbe essere convertita nella prima metà di quest’anno) ridurrà significativamente le emissioni di CO2, SO2, NOx e polveri sottili.
Il consumo di acqua del gruppo nel 2019 è rimasto sostanzialmente stabile (da 13,17 milioni di metri cubi a 13,00 milioni di metri cubi di acqua prelevata). L’acqua proviene in gran parte dalla superficie (fiumi) o da falde acquifere. Il gruppo conduce con continuità analisi sull’impiego della risorsa idrica e sul suo trattamento. In forte calo lo scorso anno i volumi di rifiuti prodotti che sono passati da 105.426 tonnellate a 61.639 tonnellate soprattutto grazie alla riduzione della raccolta di canna e della lavorazione dello zucchero in Giamaica. Campari calcola complessivamente 10,5 litri di acqua scaricata (vs. 11,9 nel 2018) e 0,11 chilogrammi di rifiuti prodotti (vs. 0,2 kg) per ogni bottiglia.

Dal bilancio di sostenibilità del 2019 si apprende che: "Si registrano una sanzione pecuniaria a Novi Ligure in ambito Salute e Sicurezza e sei sanzioni non pecuniarie a Lawrenceburg in ambito Ambiente per eventi da ritenersi marginali e prontamente risolti".

Come accennato, il calo dei consumi energetici ha consentito una riduzione delle emissioni. Flettono a 76.765 tonnellate equivalenti di CO2 dalle precedenti 78.659 le emissioni di gas serra di scopo 1 e passano da 22.514 a 19.900 tonnellate le emissioni di scopo 2. Ridotti da 25 a 13 gli sversamenti in ambiente.
Un approccio strategico alla logistica sin dal 2016 ha portato ad azioni di ridefinizione del network e di gestione sostenibile dei pallet: questo, evidenzia Campari, ha consentito al gruppo di ridurre le emissioni di CO2 per pallet movimentato di oltre il 37% rispetto a quanto registrato nel 2015. Fondamentale il trasporto intermodale che nel 2019 ha coperto il 62% dei viaggi dall’Italia verso il resto d’Europa. Diverse le iniziative su questi fronti come l’estensione della collaborazione con il fornitore PAKi (movimentazione pallet) dalla Grecia alla Francia; la partnership con Berger Logistik (austriaca con flotta di automezzi Euro 6 competitivi che ha permesso di evitare la movimentazione di 68 automezzi lo scorso anno) o il consolidamento sul territorio italiano dei trasporti a gas naturale liquefatto.

 

Community involvement

Campari considera la cultura una elemento essenziale del proprio DNA da sempre. Già nel 2010 il gruppo ha inaugurato la Galleria Campari che ospita un ricco archivio storico di bozzetti, fotografie, affiche e grafiche e ospita diversi eventi. I visitatori nel 2019 sono stati 14.700. Campari è stato anche Main Sponsor della 76esima Mostra del Cinema di Venezia, un rapporto consolidato che in questa occasione si è arricchito del laboratorio didattico cinematografico Campari LAB. Sono state comunque numerose le iniziative come AdAstra Project, il progetto di volontariato aziendale Camparista Dream Coach o la settima edizione della Campari Barman Competition. Campari do Brasil ha supportato Refugio 343, organizzazione umanitaria di supporto alle famiglie venezuelane che cercano rifugio in Brasile. Il progetto Campari Care ha presentato il primo studio al mondo sulla salute e la sicurezza dei bartender nato da una collaborazione con l’Università di Siegen.
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