Aquafil, pionieri dell’economia circolare a Piazza Affari

L’azienda impegnata da decenni nel recupero delle fibre sintetiche racconta la sua sfida sostenibile



FTA Online News, Milano, 27 Lug 2021 - 12:00

Aquafil è una società con una storica attenzione alla sostenibilità. Non soltanto perché ha pubblicato il primo report di sostenibilità nel 2007, ma perché ha nel proprio DNA il concetto di economia circolare. Con un giro d’affari globale dell’ordine di circa mezzo miliardo di euro, 18 impianti di produzione tra Italia, Scozia, Slovenia, Croazia, Stati Uniti, Tailandia e Cina e oltre 2.600 dipendenti, la società di Arco (TN) è impegnata da molti anni nella promozione dell’economia circolare tramite la produzione di nylon 6, spesso e in percentuale crescente derivante dalla vita seconda della poliammide contenuta in moquette e reti da pesca altrimenti destinati allo smaltimento.

“Almeno il 50% del nostro nylon rigenerato ECONYL® deriva da materiale post consumo come ad esempio moquette californiane o reti da pesca di tutto il mondo e l’altro 50% da materiale pre-consumo, come i rifiuti industriali. Abbiamo iniziato a lavorare sui processi di depolimerizzazione, che consentono di restituire una vita seconda a questi prodotti, a fine anni ’90 ed è una sfida che abbiamo vinto in tempi non sospetti, quando altri operatori sono stati costretti a rinunciare, magari dopo forti investimenti. Continuiamo a portare avanti questa idea grazie alla nostra ricerca che assorbe circa il 2-3% del nostro giro d’affari”, ci spiega il presidente, ad e socio di riferimento di Aquafil Giulio Bonazzi.

aquafil-Giulio-Bonazzi

Ma come fate ad estrarre e ritrasformare in nylon 6 moquette e reti usate?

“Sono processi complessi che abbiamo sviluppato in più di dieci anni decenni di ricerca ed esperienza, dalla separazione meccanica delle componenti del materiale da “ri-trasformare”, alla purificazione, alla macinazione con macchine brevettate, alla depolimerizzazione: il percorso è articolato, ma alla fine otteniamo il nostro ECONYL®, un prodotto di pregio che restituisce all’uso una materia prima importante, la plastica, che altrimenti finirebbe per inquinare gli ambienti naturali. La nostra lavorazione genera anche carbonato di calcio che va in cemento e strade e polipropilene, che viene reimpiegato. La ripolimerizzazione di ECONYL® e la sua estrusione possono finire in un ampio ventaglio di prodotti (sedie, tavoli, etc.) o nei tessuti per l’abbigliamento, nelle borse e negli zaini, in nuova moquette, riavviando il ciclo senza impattare sull’ambiente con nuove plastiche degli impianti petrolchimici”.

In termini di governance, Aquafil come gestisce la sostenibilità?

“Innanzitutto con un’adesione completa e pervasiva, non di maniera, alle normative e best practice di settore. Abbiamo un cda attento a queste istanze con 9 componenti di cui 4 indipendenti con figure di rilievo come Francesco Profumo e Margherita Zambon, una Co-lead Simona Heidempergher. C’è poi il Comitato controllo, rischi e sostenibilità che presidia queste tematiche. Siamo degli ortodossi ante litteram dell’LCA (Life Cycle Assessment), il metodo scientifico di analisi del ciclo di vita dei prodotti: è una mission connaturata al nostro modello di business, ma anche un approccio che ci permette di scoprire nuove opportunità di crescita. Abbiamo rinnovato anche lo scorso anno le certificazioni EPD (dichiarazioni ambientali di prodotto, ndr) del polimero e dei filati ECONYL®. Alle certificazioni obbligatorie ISO per i nostri impianti aggiungiamo spesso certificazioni volontarie come la SA8000 della Aquafil Spa per la gestione etica dei fornitori”.

A fine 2020 la popolazione aziendale è calata dell’8% a 2.650, è stata una conseguenza della crisi? Come avete difeso la vostra gente in tempo di pandemia? In generale come gestite la dimensione sociale della vostra attività?

“La riduzione del personale in realtà è stata dovuta alla vendita della tedesca Aqualeuna e all’incentivazione all’esodo promossa dalla Slovenia. In realtà, anche ricorrendo a tutti i mezzi messi a disposizioni dalle varie giurisdizioni (dalla CIG Covid per le italiane Aquafil e Tessilquattro, all’integrazione salariale straordinaria in Slovenia, ai contributi in Cina, ai finanziamenti a fondo perduto USA all’integrazione salariale straordinaria UK), abbiamo difeso i posti di lavoro e la nostra attività dalla pandemia. In termini di sicurezza siamo stati subito consapevoli della gravità della situazione per via delle nostre attività cinesi. Così abbiamo attivato rapidamente tutti i protocolli di sicurezza, con mascherine, controllo delle temperature, libertà di accesso per gli ispettori, smartworking ovunque fosse possibile. Abbiamo così mantenuto le attività praticamente ovunque, magari a ritmo ridotto, ma dappertutto, con l’eccezione di un mese di stop in un impianto del North Carolina (Usa) per ordine generale del governatore. Siamo orgogliosi di poter dire che non abbiamo registrato nessun decesso per Covid, un solo caso grave e tassi di contagio limitati: zero in Cina, 11-12% in Italia e Slovenia, 38% negli Stati Uniti, ma verosimilmente fuori dall’azienda, visto che i protocolli di sicurezza erano i medesimi degli altri impianti. Abbiamo anche potuto donare delle mascherine in eccesso a RSA e Protezione Civile.

Questo a riprova dell’importanza delle persone per Aquafil, sono il nostro asset principale e infatti circa il 90% della popolazione aziendale ha un contratto a tempo indeterminato, il 20-25% è donna (ma abbiamo avviato un percorso per la crescita di questa percentuale e incrementato la presenza di dirigenti donne). Abbiamo inoltre una costante attenzione per la sicurezza, che si nutre non solamente di corsi di formazione ad hoc, ma anche dello studio dei processi in quest’ottica con un team dedicato. Nel 2020 l’indice di frequenza degli infortuni è stato di 4,65 (numero infortuni con assenza>3 gg*1.000.000/ore lavorate, ndr), con un indice di gravità di 0,14 e un indice di rischio di 0,66. Sono numeri bassi per l’industria, ma sempre troppo elevati nella nostra ottica, per questo abbiamo istituito i Comitati Salute e Sicurezza e dedicato 5 mila ore di formazione specifica lo scorso anno. Promuoviamo poi da anni numerose iniziative di welfare, per esempio servizi di sostegno allo studio e alla genitorialità, previdenza integrativa e anche misure per il tempo libero e agevolazioni di tipo commerciale. Dal 2019 possono essere convertiti in welfare i premi di risultato conseguenti al contratto integrativo aziendale. C’è persino un gruppo per gli appassionati di ciclismo nato dall’idea di una dipendente, ma l’attenzione per la gente pervade il gruppo a diversi livelli e spesso si incrocia con misure di sostegno delle comunità o di rispetto delle tradizioni locali”.

Produzione Aquafil

L’anno scorso avete consumato 2,2 milioni di GJ di energia, dei quali un milione di elettricità, 770 mila di combustibili e 440 mila GJ di vapore. Per cosa impiegate l’energia? In generale qual è il rapporto di Aquafil con l’impiego delle risorse, anche sul fronte idrico o dei rifiuti?

“Siamo focalizzati sulla gestione responsabile delle risorse e sull’innovazione da sempre. L’energia elettrica che consumiamo proviene al 100% da fonti rinnovabili certificate, che coprono il 69% dell’energia elettrica e termica impiegata dal gruppo nei processi produttivi e nella gestione. Il vapore è impiegato nei processi produttivi e recuperiamo tutta l’energia recuperabile, come quella derivante dai processi di depolimerizzazione e siamo riusciti dal 2007 a oggi a ridurre del 70% le emissioni di CO2, anche grazie al crescente recupero del nylon 6. L’acqua è una risorsa importante per i nostri processi, ne abbiamo impiegati 3,1 miliardi di litri lo scorso anno soprattutto in processi di raffreddamento o lavaggio. È una risorsa preziosa che monitoriamo con attenzione promuovendo al massimo il ricircolo e restituendola all’ambiente in condizioni migliori di quelle del prelevamento (quasi sempre da pozzi o fiumi). Una parte ovviamente evapora durante i processi. Nel 2020 abbiamo prodotto 9.859 tonnellate di rifiuti (in forte calo anche per via della pandemia, ma comunque in un trend pluriennale di contrazione). Un terzo circa sono rifiuti da processo chimico, poi carta, legno e plastica. Si tratta in massima parte di imballaggi dei fornitori o di scarti della depolimerizzazione, che sorvegliamo per una gestione ottimale tra riciclo o recupero energetico e smaltimento”.

Quali sono i vostri rapporti con i fornitori in un’ottica di sostenibilità?

“I fornitori sono uno stakeholder essenziale per il nostro business, perché consentono di raggiungere i volumi necessari alla nostra attività. In California ci sono quattro grandi raccoglitori di moquette, dei quali uno inserito nel nostro perimetro: sono operatori con cui ci confrontiamo e collaboriamo da anni. Abbiamo poi per le reti da pesca un network di supplier fidelizzati e affidabili, in genere appartenenti all’industria dell’acquicoltura. Ai nostri fornitori chiediamo il rispetto del nostro Codice Etico e svolgiamo valutazioni periodiche cercando di coinvolgere al massimo la filiera nei nostri principi e modelli etici e ambientali. È un confronto virtuoso e costante spesso inserito in contesti normativi molto controllati”.

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