Anche il Parlamento UE si schiera per la finanza sostenibile

Dal report dell’ECON emerge il focus sulla decarbonizzazione e sulla classificazione dei prodotti SRI



Forum per la Finanza Sostenibile, 18 Mag 2018 - 16:00

L’Unione Europea ha aggiunto un nuovo elemento alla strategia sulla finanza sostenibile. Il 24 aprile il Comitato Affari Economici e Monetari (ECON) del Parlamento ha approvato un report con una serie di proposte per orientare i flussi di capitale verso obiettivi conformi all’Agenda ONU per il 2030 e all’Accordo di Parigi sul clima.
Su 61 membri dell’ECON, ben 42 hanno votato a favore del testo, segno che la propensione a favorire la crescita del mercato SRI è trasversale ai diversi schieramenti politici.

Presentato a febbraio dalla britannica Molly Scott Cato (Verdi), il report segue di poche settimane il Piano d’Azione Financing Sustainable Growth, con cui la Commissione ha delineato specifiche misure da adottare e relative scadenze per rendere il mercato dei capitali più in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Il report condivide con la Commissione la necessità di introdurre definizioni comuni e certificazioni di qualità per i prodotti SRI allo scopo di incrementare la trasparenza del mercato e la fiducia degli investitori. In particolare, gli eurodeputati invitano la Commissione a mettere a punto entro il 2019 un “Green Finance Mark” da assegnare a investimenti che soddisfano elevati standard di sostenibilità, tra cui l’esclusione del settore dei combustibili fossili e/o il finanziamento di progetti a impatto socio-ambientale positivo.

Il documento si concentra poi sugli obiettivi di decarbonizzazione dell’economia: i deputati incoraggiano il disinvestimento dai combustibili fossili e la fine dei sussidi a questo settore; inoltre, propongono l’introduzione di un “carbon stress test” volto ad analizzare l’esposizione degli istituti finanziari ai titoli a più alta intensità di CO2. Lo scopo è consentire ai mercati di gestire i potenziali rischi legati ai cosiddetti “carbon stranded asset”, gli investimenti nel settore dei combustibili fossili destinati a svalutarsi se saranno introdotte misure concrete per il contenimento del riscaldamento globale. Secondo le stime ECON, infatti, una percentuale compresa tra il 60% e l’80% delle riserve di petrolio, gas e carbone in capo alle società quotate in Borsa non sarà sfruttabile.

In linea con quanto proposto dalla Commissione in materia di rendicontazione non finanziaria, il report evidenzia la necessità per gli investitori di disporre di dati più precisi e comparabili: è quindi necessario compiere uno sforzo di armonizzazione dei regolamenti e dei criteri attualmente in vigore. A questo scopo, l’ECON accoglie il lavoro della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD) del Financial Stability Board e indica l’esperienza francese della Loi de la Transition Énergétique pour la Croissance Verte come una possibile buona pratica a cui ispirarsi per richiedere agli investitori istituzionali di misurare e dichiarare la propria esposizione ai rischi climatici, nonché di dimostrare di aver introdotto misure adeguate per ridurla. Inoltre, i deputati invitano la Commissione a creare una piattaforma multi-stakeholder di operatori finanziari, accademici ed esponenti della società civile per proporre una nuova lista di metriche e criteri di rendicontazione.

Infine, gli eurodeputati fanno eco al Piano d’Azione sottolineando l’opportunità di includere i rischi di sostenibilità nella regolamentazione prudenziale delle banche (Basilea III) e ribadendo la necessità di includere i criteri ESG nel dovere fiduciario degli investitori istituzionali.

La prossima tappa è attesa per il 28-29 maggio, quando il report sarà discusso e votato dal Parlamento in sessione plenaria: se approvato, diventerà un vero e proprio atto di indirizzo politico dell’UE in favore della finanza sostenibile.

 

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