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Palazzo Mezzanotte, attuale sede di Borsa Italiana, fu costruito nel 1932 su progetto dell’architetto Paolo Mezzanotte per riunire in un unico edificio la Borsa Valori e le Borse Merci, fino ad allora dislocate in diversi luoghi della città.
La sua imponente facciata, che raggiunge l’altezza di 36 metri, si conserva ancora oggi senza alterazioni. Adotta i moduli dell’architettura classica a due ordini di arcate ed è coronata da un timpano sorretto da quattro semicolonne, alle cui estremità si trovano gruppi scultorei raffiguranti i “Quattro Elementi Naturali”, ad opera di Leone Lodi e Gemignano Cibau. Ciascun elemento è affiancato dai simboli che fin dall’antichità ne hanno consentito l’identificazione; essi sono però effigiati come uomini e donne operosi, che dominano con il lavoro gli elementi stessi: una soluzione iconografica scelta per sottolineare il fermento di attività all’interno del palazzo.
Tutta la finitura esterna è in blocchi di travertino, alternato nei fianchi dal cotto a vista, dove spicca la targa in marmo raffigurante le vestigia del Teatro Romano affiorato durante la fase di costruzione del palazzo.

All’interno, l’atrio collegava senza soluzione di continuità la piazza esterna a quella “interna”, dove avevano luogo le contrattazioni. Qui sono ancora originali i pavimenti in marmo cipollino apuano con inserti in brecciato verde di Carrara e il soffitto a cassettoni. I fregi che sovrastano le porte di accesso ai locali interni rappresentano il Palazzo stesso stilizzato e sostenuto da cornucopie, la Città di Milano, le arti dell’Agricoltura, le Belle Arti e il Commercio. 
Lo scalone d’onore elicoidale disegnato da Mezzanotte è in cemento armato rivestito di marmo di Carrara venato. Alla sua base vi è una fontana circolare ricavata con tessere di mosaico azzurro e oro, restaurata nelle sue finiture negli anni Ottanta, ma non nella funzionalità.

L’area principale riservata alle contrattazioni, la cosiddetta Sala delle Grida, era stata concepita come una piazza all’aperto chiusa alla sommità da un lucernario di vetro, e dotata delle più moderne innovazioni tecnologiche: un tabellone meccanico per segnare i prezzi, linee telefoniche per comunicare con l’esterno, ascensori a chiamata simultanea. La sua struttura cubica è stata successivamente coperta da un soffitto in cristallo insonorizzante, ma restano ancora visibili sia sopra che sotto le decorazioni parietali originali. Alte colonne a tre gradazioni di marmo formano il trompe l’oeuil di un bugnato, ripreso nella sezione superiore da bugnature in vetro a tre colori per ogni numero, uno per ogni tipo di chiamata cui ciascun agente di cambio poteva venir interpellato nel frastuono delle “grida”.  
Ad ogni agente di cambio era infatti assegnato un numero e quando uno dei colori si illuminava, di rosso/verde/blu, indicava che l’agente segnalato doveva andare alla grida dei cambi, oppure ai titoli di stato oppure alle azioni.
Le piccole scrivanie a rullo, che si trovavano nel Parterre intorno alle grida, erano assegnate ad ogni Agente di Cambio. Erano dotati di una fessura sul fronte, in modo tale che anche se chiusi a chiave, potevano ricevere tutte le comunicazioni ufficiali che la Borsa stessa od altri operatori avevano necessità di inserire nella giornata.
Un altro spazio importante per le contrattazioni era il “parco buoi”, una balconata sul lato destro del parterre riservato alla clientela privata, che attraverso urla, gesti o passaggi di bigliettini, dava indicazioni agli operatori sugli ordini d’acquisto o di vendita che agivano nella sala sottostante. Proprio la presenza del “parco buoi”, faceva della Borsa di Milano, assieme a quella di Parigi, la più avanzata tra quelle europee; esse erano le uniche a prevedere un luogo appositamente riservato al pubblico.
Alla sommità delle pareti una mezza gavetta grigia è ornata da grandi sculture dorate, che nell’ubicazione e nella postura citano le Sibille sistine, ma recano i simboli delle industrie dei trasporti, dell’energia idraulica, della chimica, della metallurgia, delle arti tessili e agrarie.
Dopo aver ospitato per oltre cinquant’anni le negoziazioni alle grida, nel 2002 la sala principale è stata trasformata in un centro congressi polifunzionale.

Nel piano seminterrato, decorato con maioliche artistiche disegnate da Giò Ponti - all’epoca Direttore Artistico della Richard Ginori - trovavano spazio un albergo diurno e un ristorante con musica dal vivo, detto Taverna Ferrario dal nome del suo primo gestore. Il motivo proposto sulle ceramiche era di natura allegorica: sei figure femminili, simboli dell’antico mercato dei Grani e dei Cereali e alberi stilizzati ornati con fiori, pesci e volatili che alludevano all’abbondanza e alla ricchezza. Temi giocosi alternati a spade, frecce e fortezze conferivano vivacità ad un ambiente privo di luce naturale.
Durante gli scavi delle fondamenta di Palazzo Mezzanotte, furono rinvenute le rovine di un Teatro Romano risalente all’età imperiale (I sec d.C). Il celebre teatro è ricordato dal Poeta Decimo Magno Ausonio nel suo “Elogio a Milano” del IV secolo d.C e nella toponomastica della via San Vittore a Teatro. La presenza delle rovine impose la necessità di stravolgere il progetto originario di costruzione del Palazzo, apportando consistenti modifiche ai locali sotterranei. Tuttora, grazie ad un pavimento trasparente in vetro, è possibile ammirare le vestigia dell’antico teatro.

Al secondo piano, la galleria di accesso ai saloni di rappresentanza e i saloni stessi sono ancora praticamente intatti. Sono stati realizzati su disegno di Paolo Mezzanotte i mobili e le porte. Queste ultime riproducono motivi architettonici ad arco, quasi il trompe l’oeuil di una porta, raffinato gioco di simulazione di un’apertura anche a porte chiuse e, per ogni piano del palazzo, hanno filettature differenti.

Nel 2011 è stato attuato un profondo intervento di ristrutturazione degli uffici di Borsa Italiana, con il quale si è voluto dare una moderna, piena funzionalità ai sei piani fuori terra di Palazzo Mezzanotte inserendo nuovi arredi operativi, lasciando tuttavia inalterato e ove possibile valorizzando quello che era l'involucro spaziale originale all'interno del quale si collocavano. Un’operazione che ha beneficiato della proficua collaborazione tra Borsa Italiana, lo Studio di architettura Dante O. Benini & Partners e la Soprintendenza di Milano, per un edificio vincolato in cui il nuovo e l’antico dialogano tra loro, celebrata poi dall’evento Borsaperta che si è tenuto il 17-18-19 novembre 2011.

Bibliografia

  • Antonini, La Borsa di Milano: dalle origini a Palazzo Mezzanotte, Motta. Milano 1993

  • Biddau, Palazzo Mezzanotte: viaggio nel luogo simbolo della finanza italiana, Stamperia artistica nazionale editrice, Torino 2002

  • Camera di Commercio di Milano, La Borsa di Milano. Dalle origini a Palazzo Mezzanotte, Federico Motta editore 1993

  • Camera di Commercio di Milano, La Borsa valori di Milano dal 1808 a oggi, Milano 1972

  • Eugeni, Satta (a cura di), La lingua del tumulto. Un archeologia dei saperi della Borsa, Libri Scheiwiller, Milano 2003

  • Garruccio (a cura di), Le grida. Memoria, epica, narrazione della Borsa di Milano (1945-1995 ) Centro per la cultura d'impresa, Milano, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2005

  • Gatti, La Milano scolpita da Leone Lodi, Officina Libraria, 2015

  • Lopez, Severgnini (a cura di), Milano in mano, Mursia, Milano 2015

  • Mirabella Roberti, Milano romana, Rusconi, Milano 1984

  • Negri, I palazzi di Milano, Newton e Compton, Roma 1998

  • Rotti, Giò Ponti a Palazzo Mezzanotte, Motta, 2004



 


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