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Schroders: l'impatto sulla crescita dovrebbe annullare la necessita' di rialzo tassi - PAROLA AL MERCATO

di David Rees* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 17 mag - La nostra visione ottimistica sull'economia globale e' stata stravolta dal conflitto in Iran e dai prezzi dell'energia nettamente piu' elevati. Le ricadute hanno gia' aggiunto circa 1 punto percentuale all'inflazione globale e piu' a lungo persiste lo shock, maggiore e' il rischio che un'inflazione piu' elevata diventi radicata.

I prezzi dell'energia sono stati volatili e hanno dominato i titoli dei giornali, ma le pressioni inflazionistiche sono ampie. La combinazione tossica di maggiori costi dei fattori energetici, un correlato picco dei prezzi dei fertilizzanti ed eventi climatici come la siccita' negli Stati Uniti e un probabile ritorno di El Nino, suggerisce che i prezzi agricoli siano destinati a salire bruscamente. Gli effetti ritardati comporteranno probabilmente una riemersione dell'inflazione alimentare nel 2027. Allo stesso tempo, l'impennata dei prezzi globali delle materie prime, insieme alle interruzioni delle spedizioni, indica che le pressioni sui prezzi stanno iniziando a manifestarsi anche nelle catene di approvvigionamento manifatturiere asiatiche.

Le nostre previsioni si sono mosse in una direzione stagflattiva, ma riteniamo ancora che recessioni conclamate saranno evitate. Gli eventi sono molto imprevedibili, ma per le previsioni di base ipotizziamo che i prezzi del petrolio si attesteranno in media a 100 dollari al barile fino alla fine del terzo trimestre, prima che una graduale normalizzazione delle forniture porti i prezzi a 70 dollari.

Si tratta comunque di un valore superiore ai livelli pre-bellici, che riflette le persistenti interruzioni e la ricostituzione delle riserve strategiche. In questo scenario di base, le banche centrali usano toni duri sui rischi di inflazione nel breve termine, ma alla fine non aumentano i tassi mentre emergono prove di un indebolimento della crescita.

Gli effetti dello shock energetico saranno avvertiti in modo disomogeneo tra le regioni. Gli importatori netti di energia come l'Eurozona, il Giappone, parti dell'Asia e il Regno Unito saranno probabilmente colpiti piu' duramente rispetto agli Stati Uniti, esportatori netti di energia e relativamente isolati, e alla Cina, che dispone di ampie riserve e fonti energetiche alternative come il carbone.

Anche i mercati emergenti esportatori di materie prime in America Latina dovrebbero essere piu' resilienti.

*Head of Global Economics, Schroders.

Red-

(RADIOCOR) 17-05-26 13:11:01 (0281) 5 NNNN

 


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