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Intermonte: crisi energetica e negoziati influenzano economie e Banche Centrali - PAROLA AL MERCATO

a cura del Team Advisory & Gestione di Intermonte (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 21 apr - Tra tensioni persistenti nello Stretto di Hormuz e tentativi di riavviare i negoziati Usa-Iran, molti mercati azionari globali toccano nuovi massimi, mentre l'attenzione si sposta sulle prossime trimestrali L'Italia e l'Eurozona affrontano una crescita moderata e il rischio inflazionistico post-crisi iraniana, con le banche centrali, inclusa la BCE e la Fed, che adottano un approccio attendista sui tassi, orientandosi verso un mantenimento dello status quo nel breve termine Geopolitica e mercati: tra tensioni e nuovi massimi Dopo l'euforia della settimana scorsa per la riapertura dello Stretto di Hormuz, nel weekend si e' assistito a una nuova chiusura, in seguito al blocco e all'attacco a una nave iraniana da parte della Marina statunitense. Oggi dovrebbe tenersi l'incontro tra la delegazione USA e quella iraniana per riavviare i negoziati, a meno di sorprese dell'ultima ora. Nonostante cio', la scorsa settimana molti indici azionari globali non solo hanno recuperato integralmente le perdite accumulate dall'inizio della crisi, ma hanno addirittura aggiornato i massimi storici. Le possibili interpretazioni sono due: o il mercato nutre fiducia in una rapida conclusione del conflitto, oppure gli operatori preferiscono non restare esclusi dall'attuale fase rialzista, pur mantenendo timori per le future ripercussioni dell'impennata dei prezzi energetici sulla crescita globale.

Italia ed Europa: crescita moderata tra rallentamento e resilienza L'economia italiana appare stagnante, con una crescita del PIL stimata allo 0,5% sia per il 2026 sia per il 2027. Un rallentamento che ci colloca in fondo alla classifica, insieme alla Germania (0,8%) e a un Regno Unito in forte affanno. L'intera Eurozona si trova sotto pressione: con una crescita media prevista allo 0,7%, il Vecchio Continente emerge come il principale penalizzato dalla crisi iraniana, stretto tra la dipendenza energetica strutturale e la contrazione dei consumi interni. Il rapporto del FMI mette inoltre in guardia dal rischio di una nuova ondata inflazionistica che, nello scenario piu' avverso, potrebbe sfiorare il 6%, costringendo le banche centrali a mantenere un orientamento restrittivo. La BCE, tuttavia, appare meno preoccupata. Isabel Schnabel, esponente dell'ala 'falco' del Consiglio Direttivo, ha sottolineato che non vi e' urgenza di intervenire, suggerendo un approccio prudente volto a valutare pienamente durata e impatto del conflitto.

Di conseguenza, le probabilita' di un rialzo dei tassi ad aprile sono scese dal 30% al 10%, mentre le attese sui rialzi cumulati per l'anno in corso si sono ridimensionate a 50 punti base, rispetto ai quasi 80 della settimana precedente.

Anche sul fronte della Federal Reserve si rafforza lo scenario di tassi invariati nel breve termine. Il vicepresidente Williams ha ribadito che l'attuale incertezza non consente di fornire indicazioni precise sulla traiettoria della politica monetaria.

Red-

(RADIOCOR) 21-04-26 13:04:57 (0384) 5 NNNN

 


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