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Cre'dit Mutuel AM: mercati nervosi e il tech che preoccupa - PAROLA AL MERCATO

di Francois Rimeu* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 16 nov - Dopo che la Cina ha interrotto le esportazioni di terre rare, le tensioni tra Stati Uniti e Cina sono ricominciate, alimentando le minacce di notevoli aumenti dei dazi da parte statunitense. Ancora una volta, dopo le negoziazioni sembra si sia evitato il peggio, almeno per un anno. I mercati si sono abituati alle difficolta' nel commercio tra le due maggiori economie mondiali e hanno ipotizzato che si sarebbe, in teoria, sempre evitato lo scenario peggiore, come dimostrato dalla tenue reazione di mercato a questo episodio.

Nonostante una stagione degli utili in larga misura positiva per le aziende sia negli Stati Uniti che nell'area euro, il mercato tende ora a subire un impatto pesante per le brutte notizie. In realta', dall'inizio della stagione, le aziende che hanno deluso sia nel fatturato che negli utili, in media hanno avuto performance inferiori del 6% negli USA. Secondo UBS, si tratta della 'penalita'' peggiore sofferta dal 2005 da parte delle aziende sottoperformanti.

E' probabile ci siano molte ragioni che spiegano questo nervosismo ma alcune sembrano piu' ovvie di altre. Una possibile interpretazione di parte di questa volatilita' nel brevissimo termine e' l'incertezza geopolitica ma la motivazione sembra fin troppo 'facile'. La concentrazione di rendimenti sul tech e l'AI e le preoccupazioni circa la profittabilita' dell'investimento in intelligenza artificiale, ci sembrano una spiegazione piu' pregnante, in particolar modo con le valutazioni attuali. I risultati di Meta, zavorrati da investimenti massivi in AI, offrono un buon esempio di cosa stia preoccupando gli investitori.

L'emissione di obbligazioni per importi impressionanti (oltre 30 miliardi di dollari per Meta e oltre 20 miliardi di dollari per Alphabet) potrebbe essere vista come un segnale di eccesso.

Eppure siamo convinti sia ancora troppo presto per preoccuparsi. Gli investimenti da miliardi di dollari continueranno almeno fino alla fine di quest'anno, Nvidia ha informato che il suo libro ordini e' al completo per i prossimi 6 trimestri e, soprattutto, i risultati ci sono ancora. Nel complesso, i risultati del settore tech americano hanno sorpreso al rialzo del 10% nel terzo trimestre per toccare una crescita degli utili del 25,9% negli ultimi 12 mesi. Come metro di paragone, la cifra dell'S&P 500 non tecnologico e' di solo il 5,8% (al 31 ottobre).

Un altro punto rilevante di fine ottobre e' stato che le riunioni delle banche centrali non hanno alterato l'equilibrio attuale, nonostante la Fed abbia sorpreso il mercato annunciando che il possibile taglio dei tassi a dicembre non e' affatto da considerare scontato. Questa dichiarazione va nella direzione che ci aspettavamo: una riduzione delle attese di tagli dei tassi della Fed nel 2025-2026. L'inflazione e' ancora al di sopra dell'obiettivo e il mercato del lavoro sembra in un rallentamento molto graduale mentre i dati sull'attivita' economica restano solidi, dando un buon motivo a Jerome Powell di non affrettare il passo.

Sul fronte della BCE, non e' cambiato molto: l'inflazione e' ancora lievemente superiore all'obiettivo e le condizioni economiche sono piu' resilienti del previsto. L'istituzione europea sembra essere costretta ad aspettare e non riteniamo che ci si debba attendere molto prima del marzo prossimo.

Entro questa data, con ogni probabilita' gli effetti base negativi avranno diminuito l'inflazione all'1,7-1,8%, il che potrebbe aprire a un ulteriore taglio dei tassi in caso di crescita deludente.

Infine, la sola novita' dalla Francia e' una sorpresa positiva del Pil per il terzo trimestre, allo 0,5% rispetto al previsto 0,2%. Tuttavia, non siamo compiacenti perche' questa buona notizia arriva dopo un calo delle importazioni, che non e' un segnale molto incoraggiante per il medio termine.

In conclusione, il contesto rimane piuttosto simile a quello che abbiamo descritto nei mesi precedenti. Uno scenario economico generalmente buono che in teoria ci spinge a optare per un'allocazione positiva agli asset rischiosi anche se le valutazioni non sono ancora incoraggianti. Manteniamo la nostra view positiva sul mercato azionario dei Paesi emergenti e sull'oro.

A proposito del credito, restiamo moderatamente positivi per catturare la domanda ancora molto sostenuta. Sui tassi, in particolare quelli americani, siamo cauti. Le attese di tagli dei tassi ci sembrano troppo elevate.

Lo slancio della crescita si mantiene positivo ma nel corso del mese non potremo ignorare il crescente nervosismo del mercato. Ciononostante, il nostro outlook resta moderatamente positivo.

*Senior Strategist di Cre'dit Mutuel AM "Il contenuto delle notizie e delle informazioni trasmesse con il titolo "Parola al mercato" non puo' in alcun caso essere considerato una sollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma di investimento ne' raccomandazioni personalizzate a qualsiasi forma di finanziamento. Le analisi contenute nelle notizie trasmesse nella specifica rubrica sono elaborate dalla societa' a cui appartiene il soggetto espressamente indicato come autore.

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(RADIOCOR) 16-11-25 13:03:10 (0233) 5 NNNN

 


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