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Approfondimento

Tipologia

Diversificati Prudenti

Obiettivo e politica di investimento

Il fondo AcomeA Patrimonio Prudente è un fondo diversificato a ritorno assoluto. Data la sua natura di fondo flessibile, il gestore può operare senza vincoli prefissati, investendo però principalmente in strumenti di natura monetaria e obbligazionaria, e solo al massimo il 30% in titoli azionari. È inoltre permesso l’investimento di una quota residuale, pari a un massimo del 10%, in OICR che operano nelle categorie di asset class precedenti, nonché in depositi bancari. L’utilizzo dei derivati è permesso con un limite di leva massimo di 1,3, sia per finalità di copertura sia d’investimento, senza però essere diretto a un aumento strutturale dell’esposizione o a una modifica del profilo di rischio/rendimento del fondo. La selezione dei titoli avviene nella più ampia libertà del gestore di selezionare gli strumenti più adatti al raggiungimento dell’obiettivo di crescita del capitale nel medio periodo. Essa infatti è effettuata senza alcun vincolo settoriale, di tipologia o di duration, permettendo al gestore di raggiungere il massimo grado di flessibilità. Anche dal punto di vista della valuta degli investimenti egli ha la massima libertà di scelta, potendo effettuare inoltre una gestione attiva dell’esposizione valutaria. Il comparto non presenta un benchmark ufficiale, ma ha come parametro di riferimento il mantenimento di un livello massimo di rischiosità rappresentato da un indice di volatilità giornaliera annualizzata.

Analisi storica del fondo e del mercato di riferimento

Il comparto è stato istituito nel 2000, con la prima classe di quote A1. Analizzando l’andamento degli ultimi anni, successivi alla quotazione della classe Q1, dopo un’iniziale discesa delle quotazioni nel periodo fine 2015- inizio 2016, ben più decisa rispetto all’indice di categoria FIDA, è seguita una ripresa che ha caratterizzato l’andamento fino a metà del 2018, con rendimenti in generale in linea rispetto alla categoria di riferimento. Da maggio 2018, invece, il fondo ha registrato consistenti rendimenti negativi, superiori all’indice di categoria, recuperati però durante l’ultima parte dell’anno e all’inizio del 2019. Il fondo, confrontato all’insieme degli altri appartenenti alla sua categoria, presenta un livello di volatilità e draw down più elevato, indice di una rischiosità più alta, compensato però da un livello dei rendimenti più elevato su un orizzonte di medio periodo pari a tre anni.

Costi e struttura del comparto

Il comparto si divide in 3 classi, destinate a investitori retail. La classe A1, riservata ai partecipanti che sottoscrivono in modalità collocamento o direttamente, ha una commissione di gestione pari all’1.80%, con una commissione di entrata di massimo 4%, una commissione in uscita di pari importo, un investimento minimo di 100 euro. La classe A2, dedicata a coloro che partecipano al fondo in modalità “execution only”, presenta una commissione di gestione dell’0.80%, una commissione d’uscita di massimo 4% e anch’essa un investimento minimo di 100 euro. In ultimo, la classe Q2, negoziata sul sistema multilaterale ATFund di Borsa Italiana, prevede anch’essa commissioni di gestione dello 0.80%, ma non prevede nessuna commissione né in entrata né in uscita, né un investimento minimo, potendo l’investitore acquistare al minimo una singola azione. Su tutte le classi grava in più una commissione di performance del 15%, calcolata con il metodo dell’High Water Mark assoluto.

Sintesi

L’indicatore SRRI, che rappresenta in maniera sintetica il livello di rischiosità dello strumento, è pari a 4 su 7, dato in linea con la categoria di appartenenza e le caratteristiche del fondo. Potendo investire in tipologie molto variegate di titoli, la rischiosità dello strumento è anche influenzata, tra gli altri, dalla gestione attiva del rischio di cambio, dal rischio di credito degli strumenti di debito e dalle rischiosità specifiche legate agli strumenti provenienti dai mercati emergenti o a bassa capitalizzazione. L’alta flessibilità, però, permette al gestore di raggiungere l’obiettivo di crescita del capitale nel medio periodo in maniera più efficace, potendo sfruttare tutte le possibilità che il mercato offre in termini di rendimento.

Dati ed elaborazioni forniti da Finanza Dati Analisi
Ultimo aggiornamento 07/06/2019


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